dopo i dati Istat

Per uscire dalla soglia di povertà serve un aumento netto del Pil e una spinta ai consumi

Se l'uscita dalla crisi vedrà l'economia crescere lentamente e a tassi di sviluppo contenuti, l'effetto non potrà che essere minimo

di Dino Pesole

Covid, Draghi: accelerare sui vaccini, priorità alle prime dosi

3' di lettura

In un anno, il 2020, in cui per effetto della pandemia il Pil del nostro Paese ha subìto una contrazione dell'8,9%, con l'inevitabile, pesante ricaduta sui redditi e sui consumi, il dato che segnala l'incremento esponenziale della povertà assoluta non può che indurre a una conclusione: occorre accelerare al massimo la campagna vaccinale, uscire al più presto dalla nuova ondata dei contagi che si sta abbattendo sul nostro paese e avviare (anche grazie agli aiuti europei) la nostra economia su un sentiero di crescita sostenuta. Non vi sono altre strade per contrastare un fenomeno che presenta diversi elementi di criticità e di allarme anche dal punto di vista della tenuta sociale del Paese.

Necessario un mix di interventi

Quest'anno il Pil dovrebbe crescere attorno al 3/3,5%. Un rimbalzo non sufficiente a recuperare le quote di prodotto perdute, tanto che le più recenti stime della Commissione europea ipotizzano per il nostro paese un ritorno ai ritmi (peraltro esigui) di crescita pre-Covid non prima della fine del 2022. Ma i dati Istat fotografano una situazione allarmante, cui si dovrà provare a far fronte nell'immediato con misure di sostegno ai redditi (anche attraverso la leva fiscale) e di rafforzamento degli strumenti già esistenti di contrasto alla povertà, come il reddito di cittadinanza. Misura quest'ultima senz'altro importante ma non sufficiente (8 miliardi di stanziamento annui, rispetto a una perdita di produzione di 150 miliardi) a far fronte a una crisi di questa portata.

Loading...

Strumenti come il reddito di emergenza e di cittadinanza, e in generale ogni altra e incisiva forma di sostegno al reddito, restano fondamentali, ma è chiaro che la vera partita la si gioca sulla velocità e intensità della ripresa. Con tassi di crescita sostenuti anche il tasso di povertà potrà ridursi. Se l'uscita dalla crisi vedrà l'economia crescere lentamente e a tassi di sviluppo contenuti, l'effetto non potrà che essere minimo. I dati al momento sono allarmanti: l'incidenza della povertà assoluta nel 2020 riporta le lancette dell'orologio indietro al 2005, coinvolge oltre 2 milioni di famiglie (5,6 milioni di individui). Una drastica retromarcia che azzera i miglioramenti registrati nel 2019. Dopo 4 anni consecutivi di aumento, si erano infatti ridotti in misura significativa il numero e la quota di famiglie (e di individui) in povertà assoluta, pur rimanendo su valori molto superiori a quelli precedenti la crisi del 2008.

La svolta dalla seconda metà dell'anno

Se la campagna vaccinale darà frutti tangibili entro l'inizio dell'estate, è lecito attendersi che gran parte delle chance di far ripartire il motore dell'economia si trasferisca direttamente nella seconda metà dell'anno. Consumi e redditi sono fermi anche per una questione legata alle aspettative delle famiglie, che non possono che permanere negative dato l'andamento dei contagi. Occorrerà con il prossimo “decreto Sostegno” far fronte nuovamente all'emergenza, offrendo le opportune compensazioni alle categorie più colpite. Poi ogni sforzo andrà indirizzato nel sostegno alla crescita anche con eventuali misure fiscali “mirate” nei confronti delle attività produttive che maggiormente stanno soffrendo le conseguenze della recessione. Nell'aspettativa che nei prossimi due/tre mesi l'indice dei contagi possa flettere in modo significativo, occorre in sostanza preparare il terreno perché la crescita si consolidi e sia più vigorosa rispetto a quanto è possibile prevedere oggi. La componente della ripresa del turismo è decisiva, ma di notevole importanza sono anche altri indicatori che giungono dall'economia reale, come l'andamento del mercato immobiliare e del mercato dell'auto. Si può immaginare in questa fase di mettere in campo anche misure che consentano di sbloccare anche in piccola misura l'enorme liquidità (attorno ai 1.600 miliardi) ferma sui conti correnti e su forme di risparmio che non offrono alcun rendimento. Discorso che ovviamente non può valere per quanti faticano a procurarsi i mezzi stessi di sussistenza, nei confronti dei quali occorrerà innanzitutto potenziare gli strumenti di sostegno, incrementandone la dote finanziaria.

La leva degli investimenti per accelerare

Entro luglio – se il timing previsto da Bruxelles sarà rispettato – verrà erogata la prima tranche del Recovery Fund, pari a circa 27 miliardi. Nel Piano di ripresa e resilienza, alla cui riscrittura sta lavorando il Mef, l'indicazione precisa del programma di investimenti da realizzare da qui al 2026 potrà costituire un importante volano per far virare in positivo le aspettative di famiglie e imprese. Gli effetti in termini di incremento del Pil non potranno certo essere immediati, e tuttavia poiché la componente degli investimenti (se pienamente realizzati) può contare su un “effetto moltiplicatore” anche notevole si potrà già ipotizzare che tra la fine del 2021 e il 2022 la ripresa possa viaggiare a tassi più sostenuti, così da recuperare le quote di prodotto perdute nel 2020, e consolidare la ripresa a partire dal 2023.

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti