RIENTRO DEI CAPITALI

Per la voluntary «2.0» partenza in salita

di Federica Micardi e Marco Piazza

3' di lettura

Ieri si è ufficialmente aperta la voluntary bis, ma solo sulla carta. Dai segnali raccolti dagli operatori, infatti, sembra che al momento l’interesse per questa nuova emersione sia molto ridotto. Già in passato l’attenzione si è risvegliata a ridosso della scadenza, ma i tempi tutto sommato stretti - l’adesione va comunicata entro la fine di luglio - sembrano non lasciare troppi margini. Anche l’amministrazione finanziaria (si veda Il Sole 24 Ore di ieri) resta ottimista sui risultati finali dell’operazione.

«Faccio fatica ha trovare la logica in una nuova voluntary così a ridosso della precedente», commenta Armando Simbari dello Studio Dinoia, «se fossero passati due o tre anni - aggiunge - e la magistratura avesse dato segnali chiari nella lotta all’antiriciclaggio, le cose sarebbero diverse».

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C’è freddezza verso la nuova emersione anche per Stefano Simontacchi, managing partner di BonelliErede che sul fronte domestico vede poche chance di emersione, date le attuali norme sul contante. Un discorso diverso riguarda invece i capitali oltreconfine. «I Comuni stanno predisponendo per l’agenzia delle Entrate - ricorda Simontacchi - l’elenco di chi ha trasferito all’estero la residenza dal 2010 in poi, chi lo ha fatto per coprire capitali non emersi e ha interessi in Italia potrebbe decidere di salire su questo treno». Gli operatori sono convinti che una spinta alla voluntary bis potrebbe arrivare dall’agenzia delle Entrate se desse segnali forti attraverso interventi mirati su chi ha deciso di rimanere nell’ombra. Un’altra leva potrebbe arrivare da liste di potenziali evasori, come già capitato con i “Panama papers”.

La prima voluntary ha avuto successo perché la Svizzera si è spesa perché le sue banche collaborassero. Questa seconda voluntary, secondo Davide Rotondo partner di Pwc, aumenterebbe certamente le probabilità di successo se fosse chiaro ai contribuenti che dal 2017 in parte e dal 2018 a regime scatterà il CRS, lo scambio automatico delle informazioni in circa 100 paesi come ad esempio Panama. «Ora non sappiamo quali saranno i risultati dell'applicazione del CRS e i relativi controlli da parte degli intermediari finanziari in particolare nei paesi - classificati almeno nel passato come paradisi fiscali - sulla base dell'apparato normativo Ocse , lo si potrà dire alla prova dei fatti» e quindi la voluntary bis potrebbe essere l'ultima chance.

Se i diretti interessati per ora stanno alla finestra non si può dire lo stesso degli operatori, che in attesa dei clienti si stanno preparando.

È di questi giorni la circolare COM_2017_031 di Assofiduciaria che chiarisce i nuovi adempimenti degli intermediari ai fini dell’antiriciclaggio; diversi da quelli posti in essere nella prima edizione a causa del differente iter procedurale. Nella voluntary bis, infatti, l’agenzia delle Entrate interviene con un accertamento a posteriori, successivo all’autoliquidazione da parte del contribuente. Le fiduciarie, quindi, devono sempre effettuare l’adeguata verifica della clientela. Inoltre, se oggetto della voluntary sono contanti o valori al portatore, le fiduciarie devono chiedere ai contribuenti una dichiarazione su modalità e circostanze di acquisizione dei beni. Viene anche ampliata la casistica di operazioni sospette che la fiduciaria è tenuta a segnalare. L’obbligo di SOS non è automatico, scatta, ad esempio, quando il fiduciario evidenzia che il contribuente non ha versato quanto dovuto in base all’istanza oppure sa di un invito al contraddittorio dell’Agenzia per il mancato o insufficiente versamento delle somme dovute. La circolare, consiglia, infine, in via cautelativa, di acquisire sempre preliminarmente dal fiduciante che effettua la voluntary, tutta la documentazione relativa alla procedura, compresa la relazione di accompagnamento.

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