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Per VRetreats (Gruppo Alpitour) una collezione di 12 hotel in tre anni

Si punta alle destinazioni ad alta attrattività storica e turistica; dopo Roma e Venezia potrebbe essere a breve la volta di Firenze

di Lucilla Incorvati

4' di lettura

Con l'apertura ufficiale a Venezia del luxury hotel Ca' Di Dio, primo nuovo opening in Laguna in epoca post Covid, frutto di un lungo e prezioso lavoro di ricerca condotto dallo studio di Patricia Urquiola, prende corpo la collezione VRetreats brand di VOIhotels del Gruppo Alpitour. Dopo Roma (Donna Camilla Savelli), Taormina (Macarò e Atlantis Bay) e Venezia, ora l’obiettivo è di realizzare una collezione di almeno 12 alberghi in tre anni in cui, accanto a destinazioni italiane dal noto richiamo turistico come le città d’arte, ce ne siano altre di uguale alta attrattivà storico culturale ma meno famose all'estero.

Una collezione a marchio VRetreats

Il filo conduttore della collezione VRetreats sarà lo stesso: vocazione internazionale per un atelier di dimore storiche ed esclusive dalla forte personalità con uno stretto legame con il territorio (ndr gli alberghi avranno dalle 50 alle 80 camere) in strutture percorse da storia, arte e cultura. La collezione di questi hotel andrà di pari passo anche allo sviluppo dei resort dei VOIhotels che proseguiranno in mete prettamente balnerari e leasure.

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«A livello geografico vogliamo abbinare destinazioni di grande attrattività turistica come le più note città d’arte (Firenze, Verona, etc) e alcune destinanazioni già apprezzate a livello internazionale (Costiera Amalfitana e lago di Como) - sottolinea Paolo Terrinoni, amministratore delegato di VOIhotels - con alcune città e centri che hanno un grande patrimonio culturale non ancora sufficientemente valorizzato a livello internazionale. Pensiamo a città come Lecce e Siracusa». In questo progetto ricade anche la futura ristrutturazione a Milano dell’hotel Palazzo delle Stelline di recente acquisizione. In pole position al momento ci sarebbero alcune proprietà a Firenze e sul Lago di Como che si stanno valutando e potrebbero concretizzarsi nel breve.

Il progetto veneziano Ca’ di Dio

Il nuovo hotel, situato nel sestiere Castello lungo la Riva degli Schiavoni, ha una lunga tradizione di ospitalità che risale al 1200. Ca' di Dio, antico rifugio per pellegrini e donne in difficoltà che, dopo cinquecento anni dall'intervento di Jacopo Sansovino è diventato teatro di una rinascita firmata da Patricia Urquiola, architetto e interior designer di caratura internazionale che ha firmato il progetto sia come interior design sia come direzione artistica, unendo nell'antica dimora le due anime della città: rigore e raffinatezza, simboli di bellezza e di una nuova idea di ospitalità.

ll progetto, avviato nella primavera del 2019 e portato sempre avanti, nonostante le complessità degli ultimi anni, ha richiesto un investimento complessivo di 25 milioni di euro. Nella ristrutturazione è stato posto l'accento anche sulla sostenibilità, con investimenti per dotare la struttura di sistemi ed infrastrutture in grado di limitare l'impatto ambientale. Grazie anche all'utilizzo dell'acqua della laguna per la climatizzazione sarà, infatti, possibile ridurre i consumi energetici del 20%, oltre a ridurre di circa 110t le emissioni di CO2 ogni anno1 .

Ca’ di Dio, una casa veneziana dall’intima personalità

Il progetto di restauro è un inno a Venezia e al suo passato; gli ambienti e i dettagli celebrano i materiali, le cromie e le suggestioni di una città che vive sull'acqua: la palette è sobria e tenue, con gradazioni e trasparenze leggere, che ricordano i riflessi della laguna. Gli ambienti sono raccolti e ogni elemento di design si accosta alle linee preesistenti, valorizzandole, senza stravolgerle. Particolare attenzione è stata dedicata agli spazi comuni, luoghi dove le persone si incontrano e nascono relazioni.

Lo spiccato senso di accoglienza si percepisce nella Lobby, in origine la chiesa e uno degli ambienti più rappresentativi dell'intero albergo, dove diventano protagonisti, dal soffitto a doppia altezza, i 14.000 cristalli in vetro di Murano che danno vita alle tre vele del prezioso lampadario. Ogni spazio presenta una ricercatezza materica caratterizzata da tessuti, vetri, pietre e marmi, lavorati nel rispetto delle tradizioni delle maestranze locali che si ritrova nella Sala Lettura, al bar Alchemia e nei due ristoranti dell'hotel, Essentia e Vero, quest'ultimo aperto anche agli ospiti esterni.

A completare il quadro di quella che appare come una “casa veneziana” dall'intima ospitalità, le due altane, da cui ammirare tutta Venezia (ideali per cene all’aperto fino a 20 persone e che si possono affittare anche ad esterni), mentre i tre giardini ricavati dalle corti sono delle oasi di pace in cui riconnettersi a se stessi e all'ambiente circostante. L’hotel dispone di 66 camere, di cui 57 Suite e 9 Deluxe: la maggior parte affacciano sulla laguna, con vista sull'isola di San Giorgio e sul Rio Ca' di Dio. Presentano boiserie tessili e cornici in legno, che riquadrano le numerose finestre, lampade disegnate su misura, soffiate dai maestri dell'arte vetraia tra cui anche alcuni oggetti di Venini che sono stati ristrutturati. «Abbiamo fatto un grande lavoro di ricerca per esaltare la personalità di Ca' di Dio, senza stravolgerne il passato, ma reinterpretandolo in chiave contemporanea – ha ricordato l'architetto e interior designer, Patricia Urquiola - e nel rispetto delle tracce del passato abbiamo scelto materiali e arredi;l'importanza del genius loci sono elementi fondamentali per me».

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