Camicie

Per Xacus dall’anima eco l’e-commerce è cruciale

L’azienda veneta è impegnata nella riduzione dell’impiego di acqua

di Chiara Beghelli


default onloading pic
Stampe macro nel modello Xacus per l'A-I 2020-21

2' di lettura

«Abbiamo scoperto che per confezionare una camicia tradizionale occorrono in media 1.800 litri d’acqua. Con un nostro nuovo modello siamo riusciti a scendere a 200»: Paolo Xoccato è molto fiero degli esiti della incessante ricerca che si conduce nella sua azienda, la Xacus di San Vito di Leguzzano (Vicenza), fondata nel 1956 dal padre Alberto e che oggi guida insieme al fratello Giorgio. Nonostante la camicia sia fra gli indumenti più antichi del guardaroba maschile, è proprio sulla sua innovazione che Xacus alimenta la sua identità. La camicia che richiede un minor consumo di acqua è la “Active Shirt”, «prodotta con poliammide ricavato da reti da pesca in disuso - prosegue Xoccato -. Oggi la sostenibilità è al centro degli interssi dei consumatori e anche della nostra strategia». Questa camicia, le cui caratteristiche di traspirabilità e “wrinkle free” rimandano alle sue origini “tecniche”, fa parte della capsule The Journey Collection, che ospita anche la Merino Shirt, altra creazione di punta della nuova offerta Xacus, anch’essa con un’anima eco: «È fatta di una maglia di jersey di sottilissimo filato di lana merinos, proveniente da allevamenti Reda in Nuova Zelanda che sono “mulesing free”, dove cioè non si effettua sulle pecore un trattamento piuttosto crudele per impedire l’attecchimento di un parassita che ne comprometterebbe la qualità della lana - aggiunge l’imprenditore -. Anche qui, l’uso di acqua è ridotto anche per chi la indossa, poiché si può indossare anche due volte e dunque si deve lavare di meno. Inoltre, ha una notevole coibenza termica e mantiene costante la temperatura corporea. La capsule ci sta dando ottimi risultati».

Anche per questo Xacus è pronta a tornare a una crescita sostenuta con questo nuovo anno, dopo un fatturato 2019 che si è chiuso in lieve aumento rispetto ai 23 milioni del 2018: «Per il nostro settore, sia per tessutai sia per confezionatori, il 2019 è stato difficile - nota Xoccato -. Oggi l’export copre il 35-40% del nostro fatturato, ma vogliamo sviluppare l’estero, consolidando i mercati principali come Olanda, Belgio, Scandinavia e Spagna, e aprendone di nuovi, come la promettente Corea. Ma sempre con prudenza e scientificità». In primo piano anche lo sviluppo dell’e-commerce,lanciato nel 2015 «inizialmente come canale di posizionamento del nostro marchio. Ma sarà sempre più cruciale per noi, anche perché grazie al web si possono risolvere alcune inefficienze distributive che inficiano il nostro settore e influenzano in ultima analisi anche i cartellini».

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti
Loading...