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Perchè un abito in grisaglia avrebbe potuto “salvare” (forse) Boris Johnson

ll «bye bye» del premier inglese conferma che non è possibile tirare troppo la corda nell’ovattato mondo della politica che, sotto qualsiasi latitudine, ha le sue regole da rispettare

di Giancarlo Mazzuca

(EPA)

2' di lettura

Chi di spada ferisce, di spada perisce.  Il «bye bye» del premier Boris Johnson,  costretto a issare bandiera bianca dopo la raffica di dimissioni di ministri e sottosegretari del suo governo, conferma che non è possibile tirare troppo la corda nell’ovattato mondo della politica che, sotto qualsiasi latitudine, ha le sue regole da rispettare. Questo succede soprattutto in riva al Tamigi dove l’aplomb e la flemma tipicamente britannici hanno sempre dominato. Johnson, forte della grandissima maggioranza che aveva ottenuto alle elezioni del 2019,  ha invece voluto fare, spesso e volentieri, di testa sua cercando di sorprendere tutti anche in modo negativo ed ora ne ha pagato le conseguenze. Perché, in tutti questi anni, il cancelliere dimissionario non si è mai smentito e, in tal senso, è stato coerente alle sue idee: per lui era impensabile cercare di mettersi ordinatamente in riga come di solito fanno tutti coloro che diventano leader politici.   

Sull’argomento già nel 2003 Johnson aveva, in effetti, le idee chiare: nel settembre di quell’anno, come direttore del settimanale «Spectator», andò ad intervistare a Porto Rotondo l’allora premier italiano Silvio Berlusconi assieme al collega Nicolas Farrell. Proprio quest’ultimo - che si trasferì, poi, definitivamente  nel nostro Paese dove vive tuttora in Romagna - dirà a proposito di Boris: «Sembravamo Stanlio e Olio!». Si trattò di un colloquio un po’ complicato anche perché ci sarebbero state di mezzo, tra una domanda e l’altra, due bottiglie di champagne (ma Farrell parlò solo di tè). L’articolo dello «Spectator» venne poi smentito dal Cavaliere nonostante il titolo per lui molto positivo dato all’intervista: «Forza Berlusconi». Secondo il Cavaliere si sarebbe trattata soltanto di una conversazione «off the records».  

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Il direttore inglese ebbe, comunque, una buona impressione di Silvio e, al rientro a Londra, disse che i veri capi politici debbono sempre distinguersi dal «panorama dei noiosi leader europei in grisaglia».  E, fatto il grande salto, Boris ha subito cercato di mettere in pratica le sue vecchie idee. Solo che è un conto tracciare l’identikit di un vero premier, è un altro paio di maniche provare a metterlo in pratica in prima persona. E, proprio in questi giorni, Johnson si è reso conto sulla sua pelle di questa differenza: considerando i diversi infortuni politici che ha rimediato, per lui sarebbe stato molto meglio indossare sempre la grisaglia.  A Downing Street,  ma non solo.     

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