L’ECONOMIA

Perché all’Unione europea serve un patto con i giovani

di Antonio Tajani


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(Afp)

3' di lettura

Oggi si celebra l’anniversario dei migliori 60 anni dell’Europa libera. Eppure, mai come adesso, si avverte un senso di distanza dal progetto europeo.

Dentro e fuori l’Ue crescono i nazionalismi, l’ognuno per sé. Per la prima volta, invece di salutare nuove adesioni, dobbiamo confrontarci con l’uscita della Gran Bretagna.

Per questo non possiamo limitarci a una celebrazione retorica. Dobbiamo riavvicinare l’Europa ai cittadini risolvendo concretamente i loro problemi.

Ai populismi si risponde con l’Europa dei fatti. Riducendo la disoccupazione, governando i flussi migratori, garantendo la sicurezza o la tutela dell’ambiente. Dividerci ora, continuare a scaricare su altre istituzioni o governi colpe o errori, non ci porta da nessuna parte. È il momento del coraggio e della responsabilità per lavorare a soluzioni comuni nell’interesse dei popoli europei.

Per ridurre la disoccupazione, in particolare quella giovanile, serve un’Europa più competitiva e attenta all’economia reale. Insieme al Patto per la Stabilità e la Crescita, serve un Patto generazionale. Non possiamo lasciare ai giovani debiti ingestibili ed economie inefficienti che rendono difficile la creazione del lavoro. Dobbiamo garantire anche a loro i benefici del nostro modello di economia sociale di mercato.

Il solo risanamento dei conti non è sufficiente. Serve anche una politica per gli investimenti, per l’industria, per i servizi, per il digitale, con un vero mercato europeo.

Va rafforzato il governo europeo dell’economia. La flessibilità di bilancio e l’uso dei fondi europei vanno legati a qualità della spesa e a riforme per migliorare l’efficienza economica e amministrativa. Questa è la strada per una vera convergenza delle nostre economie, indispensabile affinché l’Euro porti vantaggi a tutti gli europei.

Servono regole e procedure più semplici, che non soffochino cittadini e imprese. Non dobbiamo perderci nei dettagli.

Dobbiamo invece concentrarci sulle grandi sfide globali, politica estera, difesa, commercio, lotta ai cambiamenti climatici. Nessuno Stato europeo, da solo, ha la forza per negoziare con gli Usa, la Cina o la Russia. Solo insieme possiamo esercitare davvero la nostra sovranità.

Uniti riusciamo a garantire all’eccellenza europea l’accesso ai mercati mondiali, con regole certe, mettendo fine alla concorrenza sleale.

Abbiamo anche bisogno di un mercato e di un’industria europea della difesa per difenderci in maniera più efficace, a parità di risorse. Dobbiamo costruire sinergie e mezzi militari che pur provenendo da paesi diversi possano finalmente operare in maniera coordinata.

Per proteggere i nostri cittadini da terrorismo e criminalità o, contrastare l’evasione fiscale, è indispensabile più fiducia reciproca. I nostri servizi di intelligence, i giudici, le polizie, la guardia di finanza, devono scambiarsi informazioni, lavorare insieme.

Così come, per controllare le nostre frontiere, è necessario condividere maggiori risorse, sviluppando una Guardia Costiere e di Frontiera europea.

Insieme, con solidarietà, dobbiamo garantire il diritto di asilo, riformando il Regolamento di Dublino per renderlo più efficace. Essere ugualmente rigorosi nell’accoglienza di chi ha diritto, così come nel respingere l’immigrazione illegale.

Per governare un fenomeno epocale, legato a crescita demografica, cambiamenti climatici, terrorismo, guerre e povertà, serve una strategia comune che punti sullo sviluppo dell’Africa. Non possiamo lasciare a trafficanti di esseri umani o terroristi la gestione dei flussi migratori.

Per facilitare e accelerare i rimpatri, creare centri di accoglienza in Nord Africa insieme all’Onu, diminuire la pressione migratoria, abbiamo bisogno di una robusta diplomazia economica. Un Piano Marshall per l’Africa, con più investimenti, trasferimenti di saper fare in sicurezza, infrastrutture, energie pulite, imprenditorialità, formazione e capacità amministrativa.

Affrontare seriamente queste sfide vuol dire realizzare quanto oggi, più che mai, serva l’unità europea. L’Europa ha bisogno di essere cambiata non di essere indebolita.

Possiamo riflettere sui nostri errori, su quanto va migliorato. Ma non possiamo scoraggiarci, perdere l’orgoglio per quello che abbiamo costruito tutti insieme.

Siamo l’unica zona senza pena di morte. Il mondo guarda a noi quando un giornalista è imprigionato, una donna subisce violenza e vede i suoi diritti negati, un oppositore politico viene minacciato o privato della libertà. Restiamo un faro per i diritti fondamentali. Siamo molto di più di un mercato o di una moneta.

Abbiamo, tutti quanti, la responsabilità di esercitare con ancora maggiore forza e coraggio questa leadership sui valori che sono la prima ragione del nostro stare insieme.

L’Europa è una storia di successo quando sa incarnare un sogno di progresso, prosperità, libertà e pace. Non credo che gli europei abbiamo perso la voglia di sognare. Sta a noi, oggi, cambiare l’immagine di un’Europa astratta, poco efficace, burocratica. Farli appassionare di nuovo ricreando quel senso di appartenenza ad un grande progetto.

È la migliore eredità che possiamo lasciare alle generazioni future.

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