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Perché i BTp restano dipendenti dalla generosità della Bce

di Andrea Franceschi


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Una targa davanti alla sede della Banca centrale europea a Francoforte (Reuters)

2' di lettura

Rendimenti e spread dei BTp sono scesi dai massimi toccati la scorsa settimana. L’effetto sollievo legato alla decisione di S&p di “graziare” il nostro Paese non toccando il rating sovrano ha certamente contribuito ad allentare la tensione che si era vista nelle ultime sedute. Ma si tratterà con ogni probabilità di un sollievo momentaneo. Sul futuro pesa l’incertezza sull’esito delle prossime elezioni europee di fine maggio e una variabile monetaria che potrebbe fare la differenza: il piano Tltro di finanziamenti agevolati al settore bancario deciso dalla Bce i cui dettagli sono attesi ai primi di giugno.

Andamento dello spread Btp / Bund

Benché questi prestiti siano vincolati a finanziamenti all'economia reale è previsto che ci sia una certa flessibilità nella sua attuazione in modo tale da consentire alle banche di utilizzare i fondi per comprare titoli di Stato lucrando sul differenziale dei tassi (“carry trade” in gergo). Solo quando la Bce pubblicherà i dettagli dell'operazione a giugno si saprà quanto la nuova Tltro sarà generosa.

La maggiore o minore generosità del piano è destinata ad avere un impatto significativo sull’andamento dello spread secondo Antonio Cesarano, Chief Global Strategist di Intermonte SIM. Per il gestore sia l’incertezza sul rating sia la percezione che i nuovi finanziamenti agevolati per le banche potranno essere meno generosi del previsto hanno contribuito alla recente risalita dello spread.

La bussola in questi casi è rappresentata dai dati macroeconomici. Più viene avvertito un peggioramento del quadro macro più è probabile che il piano Tltro sia favorevole (e viceversa). Insomma per i BTp sembra riproporsi il paradosso «bad news, good news» in cui il mercato beneficia di un quadro macro negativo perché propedeutico a una politica monetaria più generosa. E in questo senso le indicazioni sono state negative ma non drammatiche: «L'aggiornamento sul quadro macro arrivato mercoledì 24 aprile dall'indice IFO tedesco e dalla fiducia degli imprenditori francesi - segnala il gestore - ha dipinto uno scenario di lieve peggioramento ma su livelli migliori rispetto ai minimi del primo trimestre. Si tratta di ingredienti che agli occhi di diversi membri BCE potrebbero essere letti come segnali di stabilizzazione in vista di un recupero nei prossimi mesi».

Insomma l’economia in Europa va male ma non così tanto da giustificare una manovra molto espansiva da parte della Bce. Se confermata, una simile prospettiva potrebbe avere effetti negativi sulle quotazioni dei titoli italiani.

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