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Perché Buffett scommette su Giappone e materie prime

L’ultima scommessa dell’anziano finanziere è sulle “sogo shosha”, i giganti giapponesi del trading (e degli investimenti). Berkshire Hathaway è diventata una dei primi azionisti di 5 di queste società, tra cui Mitsubishi e Sumitomo, in un momento difficile per il Paese del Sol Levante

di Sissi Bellomo

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Warren Buffett (Reuters)

L’ultima scommessa dell’anziano finanziere è sulle “sogo shosha”, i giganti giapponesi del trading (e degli investimenti). Berkshire Hathaway è diventata una dei primi azionisti di 5 di queste società, tra cui Mitsubishi e Sumitomo, in un momento difficile per il Paese del Sol Levante


3' di lettura

Giappone e materie prime. È questa la scommessa con cui Warren Buffett ha scelto di festeggiare i novant’anni, compiuti domenica. Una scommessa contrarian, quella dell’anziano finanziere, che attraverso Berkshire Hathaway – proprio mentre molti investitori voltano le spalle al Paese del Sol Levante – diventa uno dei maggiori azionisti delle “sogo shosha”: colossi del trading, tra cui Mitsubishi, Mitsui e Sumitomo, che da oltre un secolo garantiscono all’economia nipponica, povera di risorse, un cordone ombelicale prezioso per gli approvvigionamenti di energia, metalli, prodotti agricoli e quant’altro.

Un tempo attive soprattutto nell'importazione di commodities, le sogo shosha hanno saputo evolversi, dapprima affiancando un ruolo di veicolo di promozione del «made in Japan» e poi attivandosi anche sul fronte del private equity, diventando azionisti di spicco di molte società e progetti industriali, con un’occhio di riguardo per l’Oil&Gas.

In questo settore ibrido, tra commercio e investimenti industriali, che non esiste al di fuori del Giappone, Buffett ha scelto di puntare sui cinque nomi principali – Mitsubishi Corp, Mitsui & Co, Sumitomo Corp, Itochu Corp e Marubeni Corp – rilevando poco più del 5% del capitale di ciascuno.

Quote valutate in tutto 6,3 miliardi di dollari ai corsi attuali, che sono state accumulate negli ultimi 12 mesi con acquisti sulla Borsa di Tokyo e che l’oracolo di Omaha considera strategiche. Berkshire ha chiarito che non solo intende conservare a lungo le partecipazioni, ma conta di accrescerle fino al 9,9% se il prezzo rimarrà favorevole ed eventualmente andare oltre, con il benestare dei consigli di ammistrazione delle società.

Le cinque società, ha ricordato Buffett, «hanno molte joint venture in giro per il mondo ed è probabile che costituiranno altre partnership. Spero che in futuro ci siano opportunità di beneficio reciproco».

«È una bella notizia che uno dei maggiori investitori del mondo abbia mostrato interesse per i listini giapponesi», si è rallegrato il ceo di Itochu, Masahiro Okafuji. L’auspicio è che Buffett – sempre più criticato, ma tuttora considerato un guru della finanza – faccia da apripista, arginando la fuga di investimenti dal Paese.

Negli ultimi 32 mesi ben 132 miliardi di dollari di capitali stranieri hanno lasciato i mercati nipponici e la situazione rischia di peggiorare nel quadro di incertezza aperto dalle recenti dimissioni del premier Shinzo Abe per motivi di salute.

Da anni si vociferava di un interesse di Warren Buffett per il Giappone. Il finanziere aveva visitato il Paese nel 2011, pochi mesi dopo il disastro nucleare di Fukushima, ma solo nel 2019 era passato ai fatti, acquistando obbligazioni denominate in yen per quasi 6 miliardi di dollari, con scadenze tra il 2023 e il 2060. L’investimento nelle grandi case di trading del Sol Levante è un ulteriore passo avanti, significativo sotto diversi aspetti.

Buffett sembra voler diversificare rispetto agli Stati Uniti e all’area del dollaro e lo fa con la stessa filosofia del value investing che nel corso della sua lunga carriera ha più volte adottato in patria: investimenti effettuati a prezzi favorevoli, nell’ottica di creare valore nel lungo periodo, che l’hanno reso uno dei soci più longevi di alcuni gruppi simbolo del «made in Usa», come Apple e Coca-Cola.

La scelta esotica delle sogo shosha è anche un ulteriore attestato di fiducia per il settore delle materie prime. Uno dei pochi investimenti di Berkshire Hathaway nel periodo del Covid-19, annunciato a luglio, era stato l’acquisto delle infrastrutture nel gas di Dominion Energy, per 9,7 miliardi di dollari incluso il debito.

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