Interventi

Perché ci sarà bisogno di uno sviluppo ecologico

di Flavia Brenci, Maurizio Carta, Ledo Prato, Mosé Ricci

(AFP)

3' di lettura


La pandemia non arriva come una maledizione dall’alto, ma come esito drammatico del modello di sviluppo predatorio. La coincidenza tra le aree più infette e le aree più popolose, inquinate e dense, in Italia come all’estero, è impressionante. Alcuni studi in corso di approfondimento segnalano come la maggiore diffusione del virus nelle aree metropolitane padane – come in quelle cinesi, americane e nordeuropee – dipenda anche dai livelli di inquinamento che fungono da vettore e abbassano le difese immunitarie dei singoli. Non solo per la concentrazione delle persone e dei flussi, ma anche per la sottrazione di naturalità e per il deficit ecologico indotto. Con la pandemia è entrato drammaticamente in crisi un modello di sviluppo fondato sull’economia della finanza e sull’orizzonte metropolitano invece che su una corretta relazione ecologica con il pianeta e sulla riduzione delle diseguaglianze. Occorre ripensare il modello di crescita estensiva delle grandi metropoli, valorizzare le città intermedie, sostenere lo sviluppo delle aree interne. Ora possiamo cogliere l'occasione per cambiare i vecchi orizzonti di crescita quantitativa senza qualità, per un nuovo modello di sviluppo “rigenerativo” che produca valore e benessere, ricicli energia e materiali, coltivi la natura e le sue ricchezze sociali e culturali. È questo il momento per cambiare il nostro punto di vista sul futuro, verso un nuovo sviluppo ecologico collegato all'Agenda europea 2030. Se durante la pandemia c’è stato bisogno di una azione immediata di “sostegno diffuso” per dotare di risorse le fasce sociali e produttive in sofferenza, nella seconda fase bisogna adottare “azioni strategiche” innovative, indirizzando il finanziamento pubblico prioritariamente verso le iniziative di rigenerazione ecologica dei processi di sviluppo economico o, più sinteticamente, di SVILUPPO ECOLOGICO. E' necessario dare impulso economico poderoso attraverso finanziamenti a fondo perduto e altre forme di credito agevolato, semplificazioni burocratiche e de-fiscalizzazione solo alle azioni di singoli e imprese, ai progetti che concretamente perseguano i tre obiettivi per lo sviluppo ecologico con le declinazioni possibili che ad essi sono connesse:
Coesione sociale e welfare (Educazione, Infrastrutture digitali, Sviluppo di tecnologie abilitanti, No Digital Divide, Spazi sociali ibridi, Politiche per la valorizzazione della cultura, del paesaggio, delle imprese culturali e creative, del saper fare locale. Diffusione reticolare dei presidi sanitari, Azioni di contrasto alla povertà educativa, alle disuguaglianze sociali e territoriali).
Mitigazione e adattamento ai cambiamenti climatici (Controllo Emissioni, Energia da Fonti Rinnovabili, Riciclo Rifiuti, Abbattimento Isole di Calore, Lotta all'inquinamento, Piani di adattamento climatico, Progettazione di città “climate proof” e a prova di crisi).
Habitat sostenibile (Nessun aumento dell'Urban Footprint, Politiche di riciclo-rigenerazione urbana, Riuso del patrimonio insediativo esistente, Riorganizzazione mobilità privata, Salubrità e benessere, Infrastrutture verdi e blu, Cura dello spazio pubblico come spazio salubre, Flessibilità degli spazi di quartiere, Politiche di sviluppo delle aree interne e di montagna, Cura delle foreste e dei boschi.)
È necessario che gli obiettivi per lo sviluppo ecologico conformino linee di azione semplici e essenziali alle diverse scale di governance con strumenti di controllo del cambiamento in maniera adattiva e contestuale. In altri termini, non servirà emanare nuove leggi specifiche, ma l’adozione dei principi base che possano costituire i criteri di qualità per le scelte dei progetti da finanziare con fondi pubblici e abilitare la rigenerazione dei processi di governance per luoghi, temi e settori strategici diversi. I tre obiettivi vanno quindi perseguiti e condivisi dai diversi livelli istituzionali e dal vasto mondo delle associazioni di rappresentanza, del terzo settore, dell'educazione, delle professioni. Per ognuno dei 3 obiettivi dello sviluppo ecologico D.O.P.O. Community ha elaborato alcuni prototipi di azione che potranno essere messi a disposizione degli interlocutori istituzionali e sociali che accetteranno la sfida della transizione ecologica.

Gli autori sono promotori di DOPO Community e della Petizione su change.org “Cambiamo subito! Proposta per lo sviluppo ecologico”

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