Interventi

Perché il Covid accelera il cambiamento in banca

di Angelo Baglioni

3' di lettura

La pandemia è destinata ad avere effetti di lungo periodo sull'organizzazione delle banche, come emerge dall'ultimo numero di Osservatorio Monetario (Università Cattolica e ASSBB), accelerando dinamiche di trasformazione già in atto. Stanno emergendo nuovi modelli di organizzazione del lavoro, con largo ricorso allo smart working: nei mesi maggio-settembre 2020, i dipendenti che hanno lavorato completamente da remoto sono stati la maggioranza e in numero quasi doppio rispetto ai settori non finanziari (58% contro il 31%). Anche quando le misure il distanziamento sociale verranno meno, l'adozione di modelli di lavoro a distanza consentirà di aumentare il cosiddetto bank desk ratio, cioè il rapporto tra posti di lavoro equivalenti a tempo pieno (full time equivalent - FTE) e scrivanie, dall'odierno 1,2 FTE per scrivania a 1,6-1,8 a seconda delle stime, liberando dal 25% al 40% degli spazi di lavoro.
La trasformazione dei modelli distributivi, con la migrazione verso i canali in remoto e la conseguente ridefinizione della rete di filiali, è destinata ad accelerare per soddisfare la domanda di prodotti e servizi digitali. La rete era già stata ridimensionata nel decennio precedente, con la chiusura di 9.800 filiali tra il 2010 e il 2019: una riduzione del 28%. Con la riduzione dell'uso del contante e degli assegni e con la migrazione delle operazioni più semplici ai canali digitali, la razionalizzazione della rete subirà una ulteriore spinta. In Italia, il 15-20% della clientela bancaria dichiara che intende aumentare l'utilizzo dei canali digitali, per accedere ai servizi bancari, anche una volta superata la particolare situazione creata dalla pandemia.
Sul fronte del rischio di credito, alla fine del 2020 si osservava ancora una situazione “pre-crisi”, sia per i ritardi con cui la recessione si manifesta normalmente sui bilanci bancari, sia grazie ai provvedimenti governativi (moratorie ex lege, prorogate fino al 30 giugno prossimo) e agli accordi di settore, volti a evitare che difficoltà temporanee si traducessero in una ondata di insolvenze. Tuttavia, le stime sulle condizioni di famiglie e imprese lasciano prevedere un netto peggioramento della loro capacità di fare fronte ai loro impegni di servizio del debito. Il deterioramento del merito di credito sarà particolarmente grave per i settori più colpiti dai lockdown: alloggio e ristorazione, arte e intrattenimento, immobiliare. Per le imprese italiane nel loro insieme, la probabilità di insolvenza è aumentata, tra il febbraio e il dicembre del 2020, dal 4,5% al 5,1%. Nel settore dei servizi turistici, essa è passata dal 5,8% all'11%. Nel settore alberghiero e ristorazione è passata dal 6,4% all'8,7%. Nel settore dei trasporti, dal 4,8% al 5,7%. Bene invece l'edilizia, che registra un lieve incremento: dal 7,1% al 7,3%.
In prospettiva, sarà essenziale per le banche istituire un assetto di governance che ponga attenzione alla determinazione dell'appetito al rischio (risk appetite framework), agli indicatori di monitoraggio e alle soglie di intervento tempestivo (early warning), nonché alle politiche di interlocuzione con la clientela in difficoltà. Per le famiglie, la ristrutturazione del debito di quelle insolventi a causa della pandemia, mediante l'istituzione di schemi di ristrutturazione volontaria stragiudiziale, potrebbe essere la soluzione migliore, in alternativa alla gestione ordinaria e ad altre politiche di sostegno.
Il rischio di mercato desta meno preoccupazioni di quello di credito, ma non va sottovalutato. Il mercato azionario ha reagito con una perdita molto significativa (-40%) nella fase iniziale dell'emergenza pandemica (febbraio-marzo 2020), che però è stata gradualmente recuperata nei mesi successivi. Il recupero è stato solo transitoriamente interrotto a fine ottobre 2020, in concomitanza con la seconda ondata di contagi. Tuttavia, il recupero non è stato uniforme in tutti i settori: a fine 2020, l'indice azionario del settore bancario europeo scontava ancora una perdita del 25% rispetto al livello ante-Covid. Il mercato obbligazionario, sia nel comparto governativo sia nel comparto corporate, ha evidenziato un andamento analogo: la correzione osservata all'avvio dell'emergenza è stata progressivamente riassorbita entro la fine del 2020. Lo scenario futuro, nonostante le importanti iniziative di policy attivate, si presenta incerto e fortemente dipendente dall'esito dei piani vaccinali, dalle misure di supporto fiscale e dalle azioni di politica monetaria.
* Direttore Osservatorio monetario

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