Interventi

Perché la crisi è profonda. Da dove ripartiremo?

di Maurizio Esentato

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3' di lettura

Nelle diverse analisi di scenario proposte recentemente, poca enfasi è stata riposta sulla congiuntura economica e finanziaria su cui questa crisi si è innestata, sia nel nostro Paese che nel mondo. Non affrontarla nel dettaglio sarebbe pericoloso, perché non conferirebbe quel carattere di urgenza a cui le azioni dei governi e delle Autorità sovranazionali dovrebbero ispirarsi. La sfida, come ha ricordato l'ex Presidente della BCE Mario Draghi, è come agire con azioni sufficientemente incisive e rapide per evitare che una profonda recessione si tramuti in una prolungata depressione, caratterizzata dal fallimento di moltissime aziende e dalle conseguenze economiche e sociali permanenti che esse comporterebbero.
Per valutare quali possano essere gli effetti e la durata di una crisi, è fondamentale inquadrarla nell'ambito del momento all'interno del ciclo economico in cui essa si manifesta. La Sars, nel 2003, si manifestò dopo la crisi delle Torri Gemelle e la bolla Internet, quindi nelle fasi iniziali della ripresa economica. Il COVID-19 si è propagato in un momento di particolare vulnerabilità all'interno del ciclo economico globale, il più lungo della storia moderna, con una crescita del 2.9% nel 2019, la più lenta dalla crisi del 2008-2009 e di poco superiore (solamente lo 0,4%) rispetto alla soglia del 2,5% associata alla recessione.

Vorrei brevemente riassumere i tratti salienti dell'economia e dei mercati finanziari di inizio anno:
-valutazioni ai massimi storici del comparto azionario ed obbligazionario negli USA (ancora oggi il mercato di riferimento), peraltro non sostenute da una adeguata crescita degli utili aziendali;
-crescita economica della Cina in rallentamento;
-dubbi sulla liquidità del sistema interbancario americano; tassi negativi su più di $15.000 miliardi di obbligazioni nel mondo;
-sostenibilità dei livelli della fiducia dei consumatori (che rappresentano più della metà delle economie dei Paesi sviluppati ed i due terzi di quella americana);
-capacità delle banche centrali di prevenire le prossime crisi;
-un'economia mondiale molto indebitata, con il debito delle aziende che, avendo raggiunto il livello più elevato in termini di PIL rispetto al 2008, con debito delle imprese con rating BBB passato da $800 miliardi a $2.700 miliardi a fine 2018, potrebbe fungere da potenziale amplificatore in una recessione economica;
-tensioni politiche e commerciali (fra cui l'implementazione della Brexit);
-elezioni americane a fine 2020.

Per quanto riguarda il nostro Paese, paiono troppo ottimistiche le stime di contrazione del PIL nel 2020 all'1%, come annunciato dall'agenzia S&P solo tre settimane fa, considerando anche il trend di rallentamento in atto già nel quarto trimestre del 2019 (PIL a -0.3%). Tuttavia anche la stima del Minestero dell'Economia di una contrazione fra il 3% e il 5% sembra poco realistica, considerando che le regioni più colpite (Lombardia e Veneto) rappresentano circa il 40% del PIL italiano (ed è difficile immaginare un ritorno alla normalità produttiva in tempi brevi) e che il lock-down è di fatto globale, con la chiusura dei mercati di sbocco delle nostre esportazioni.

In un sistema economico fragile caratterizzato da debiti eccessivi, soprattutto negli USA e in Cina, dove le risposte sono state ad oggi imponenti ma tradizionali, un vero e proprio cambiamento di mentalità diviene necessario, con la proposta di soluzioni innovative che dovranno essere supportate da una visione politica totalmente inedita rispetto a quella attendista e replicante dell'ultimo ventennio. Solo una leadership credibile potrà consentire al nostro Paese di gestire un probabile elevato innalzamento del debito pubblico senza pressioni eccessive sul costo del debito – contando sul supporto della BCE, l'unico realistico a livello europeo in questa fase della storia politica europea – ponendo contemporaneamente in atto quelle necessarie riforme strutturali che rapidamente possano ridare slancio alla crescita economica del Paese, consentendo fisiologicamente nel medio termine un rientro dell'indebitamento su livelli virtuosi, ridefinendo contestualmente le funzioni ed il ruolo dello Stato.

CEO e Fondatore Classis Capital SIM S.p.A.

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