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Perché la direttiva sul copyright è un passo per rafforzare informazione e democrazia

di Carlo Melzi d'Eril e Giulio Enea Vigevani

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2' di lettura

Con il voto favorevole del Parlamento europeo si è superato l’ultimo ostacolo politico all’approvazione della nuova direttiva copyright. Molto è stato scritto sul contenuto, gli interessi in gioco e i limiti di questa normativa, che certo non costituirà la panacea dei problemi dell’informazione. Da Strasburgo, tuttavia, proviene un messaggio incoraggiante: le istituzioni europee hanno compreso quanto sia ancora rilevante per le democrazie un’editoria professionale, forte economicamente e quindi libera.

Dietro la spaccatura, in Parlamento e nel dibattito pubblico, sulle norme in materia di equa retribuzione e di responsabilità per i contenuti illeciti, vi sono idee differenti sul concetto di libertà della rete, sulla dignità del lavoro intellettuale, sullo spazio del “vecchio” diritto d’autore nel nuovo mondo.

Soprattutto si scorgono due visioni differenti del rapporto tra potere e informazione in futuro. Una diffusa corrente ideologica considera l’informazione professionale nulla più che un agglomerato di poteri forti, un ostacolo alla genuina comunicazione diretta tra il capo e il popolo. I tradizionali media, come tutti i “contropoteri” che non traggono legittimazione dal voto popolare, debbono quindi essere ridimensionati, per lasciare spazio a un flusso informativo privo di intermediazione. Si tratta di un disegno che sta trovando attuazione in paesi dell’Est europeo, in Turchia e di cui si colgono tracce nel nostro ordinamento.

Va in questa direzione la drastica riduzione dei finanziamenti a Radio radicale o a quei giornali di opinione - da Avvenire al Manifesto - che consentono di interpretare la realtà secondo schemi eterodossi. Ed è ancor più significativo il processo di riduzione del servizio pubblico a megafono, ove vengono replicate le dichiarazioni dell’uno o dell’altro leader politico. La direttiva da sola non costituisce certo un argine a tale tendenza. Il Parlamento, tuttavia, non si mostra passivo di fronte alla crisi di quello che è stato uno degli elementi essenziali delle democrazie liberali: una stampa forte e libera. E se davvero la direttiva riuscisse a migliorare la salute del principale controllore del potere politico - l’informazione professionale - e consentisse alle testate di essere economicamente indipendenti, in ragione del successo e della qualità del loro lavoro, gli effetti riguarderebbero in primis la qualità della democrazia.

Copyright al voto finale

In questa prospettiva, sarà decisivo il processo di recepimento a livello nazionale. Il legislatore potrà cercare di svuotarne i contenuti più innovativi, dando ascolto all’alleanza tra i colossi del web e chi, nel mito dell’internet libero, ne difende il monopolio. Oppure potrà considerare la protezione del diritto d’autore come un primo tassello per creare un habitat ove far vivere un giornalismo libero e autorevole.

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