Economia società / 2

Perché è conveniente valorizzare i beni confiscati alle mafie

di Leonardo Becchetti

3' di lettura

In Italia ci sono circa 35mila beni confiscati alle mafie per un valore di quasi 32 miliardi. Di questi solo la metà hanno recuperato la loro funzione economica.

Rigenerare un bene confiscato in un’attività economica che massimizzi l’impatto sociale ed ambientale assieme alla creazione di valore economico è un’iniziativa di altissimo valore. Il goal 16 degli obiettivi di sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite parla di «pace, giustizia, forza delle istituzioni» e tutti gli altri goal legati ai temi della sostenibilità ambientale e del benessere economico possono essere coinvolti. I beni confiscati alle mafie, trasformati in un’opera che genera valore e valori, sono a testimoniare innanzitutto che la legalità vince ed infondono speranza nella capacità di reazione dello stato contrastando gli alibi, la passività e rassegnazione di chi ritiene, erroneamente, non ci sia nulla da fare e che in alcuni territori sia tutto in mano alla criminalità.

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La legalità ha anche, di per sé, un valore economico fondamentale. Non è un caso che sia stata proprio l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato a istituire il rating di legalità che attribuisce alle aziende senza problemi con la giustizia, virtuose con il fisco e impegnate nella responsabilità sociale d’impresa da una a tre stelle per far conoscere ai consumatori il valore di chi gareggia nell’agone competitivo seguendo le regole e si trova spesso a confrontarsi con la concorrenza sleale di imprese governate da organizzazioni criminali che hanno accesso a liquidità di provenienza illecita senza costi o a condizioni di favore e che, facendo riciclaggio di denaro sporco, possono permettersi di operare anche in perdita.

Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza riconosce il valore di questo particolarissimo settore dell’attività economica mettendo a disposizione 300 milioni di euro per la valorizzazione dei beni confiscati alle mafie, all’interno della Missione 5 Componente 3, dedicata a interventi speciali per la coesione territoriale.

Lo sviluppo di questo settore può trarre nuovo slancio da alcuni passi avanti fondamentali nelle politiche a sostegno. La risorsa chiave per il successo della valorizzazione dei beni confiscati sono le persone, o meglio le organizzazioni sociali “con spalle larghe”, dotate di capacità manageriali ma anche resilienza sociale che consente loro di resistere a possibili azioni di disturbo e shock. Per questo motivo è essenziale investire nell’accompagnamento alla costruzione dei progetti e alla gestione, destinando altresì parte delle risorse a veri e propri fondi assicurativi che intervengono nel caso di “dispetti” o eventi avversi. Il circuito del consumo responsabile, privato e pubblico, può dare un contributo fondamentale al successo dell’iniziativa. Far conoscere ai cittadini il valore sociale dei prodotti che provengono da beni confiscati stimola la disponibilità a pagare. Organizzazioni come Libera, Libera Terra, Al di là dei Sogni, Nuova Cucina Organizzata non solo creano aziende che stanno sul mercato ma svolgono una funzione di reinserimento lavoro per categorie svantaggiate e di educazione alla cittadinanza organizzando campi di lavoro per giovani delle scuole che stimolano cittadinanza attiva, partecipazione ed impegno per la giustizia. L’attore pubblico, in una logica ormai avviata di appalti generativi e attenzione alla sostenibilità sociale ed ambientale degli acquisti, quando premia prodotti di questo tipo rende le proprie scelte di acquisto coerenti con le finalità istituzionali evitando il rischio e il paradosso di finanziare al contrario sfruttamento ed illegalità che si nascondono dietro un prezzo troppo basso.

Il circuito della finanza di scopo può anch’esso dare un contributo fondamentale. Le emissioni di social bond operate da Stati, amministrazioni locali e intermediari finanziari privati si stanno moltiplicando come quelle dei green bond. Bond dedicati al sociale e alla legalità con capacità di rendicontazione dell’impatto sociale dei progetti finanziati hanno oggi grandi potenzialità di mercato e sono in grado di essere finanziate con premi che possono ridurre il costo di finanziamento degli investimenti di rigenerazione dei beni confiscati sul campo. Sono inoltre uno stimolo per gli stessi emittenti e per tutto il circuito a identificare e far crescere progetti redditizi in questo specifico ambito.

Valorizzare beni confiscati interessa e fa bene a tutti. Alle istituzioni che affermano la legalità e il controllo sulla criminalità, alle imprese che contrastano la concorrenza sleale dell’economia illegale e vedono ridursi un importante fattore di rischio dell’attività imprenditoriale, alle organizzazioni sociali che gestiscono i beni realizzando attività redditizie, ai cittadini che ritrovano fiducia e speranza nel paese in cui vivono e per la propria iniziativa privata. Per questo motivo è essenziale migliorare le politiche di stimolo e di sostegno al settore a partire dall’adozione di una logica di co-programmazione delle stesse e degli interventi tra istituzioni, imprese ed organizzazioni del terzo settore che hanno le maggiori esperienze sul campo.

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