Interventi

Perché è importante che il sistema bancario sia vario e articolato

di Camillo Venesio

(IMAGOECONOMICA)

3' di lettura

Nelle ultime settimane l’attenzione prevalente dei media che si occupano di questioni finanziarie si è concentrata sull’importanza per l’economia italiana della formazione di un secondo e poi di un terzo polo di ancor più grandi giganti bancari. La nuova fase è sicuramente incoraggiata dalle quattro forze concentriche che stanno modificando i connotati del settore bancario: le nuove tecnologie digitali, l’aumento della concorrenza, la regolamentazione, i tassi di interesse bassi che impattano su tutte le banche nel mondo che si stanno impegnando, con diverse strategie, per adattarsi ai profondi mutamenti.

È sicuramente positivo che l’Italia abbia alcuni grandi gruppi di dimensioni europee e magari in futuro globali in grado, oltre che di operare efficacemente come ipermercati di prodotti bancari, finanziari e assicurativi, anche di accompagnare le dinamiche imprese italiane sui mercati internazionali e sostenerle nei loro processi di crescita pure per linee esterne.

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Vorrei ricordare che la realtà del mondo bancario italiano non si esaurisce qui. Come ha recentemente osservato con splendida sintesi il Governatore della Banca d’Italia: «Nel sistema bancario italiano non mancano intermediari di medie e piccole dimensioni in grado di competere sul mercato grazie alla loro capacità di innovare, all’utilizzo di canali distributivi che rispondono alle esigenze della clientela, alla conoscenza del contesto economico locale unita a un presidio accorto dei rischi. Incoraggianti segnali di vitalità emergono in alcuni casi dalla creazione di nuove banche con modelli di business innovativi, strutture operative snelle e costi contenuti, sistemi informativi avanzati; in altri, dall’azione di intermediari tradizionali che, comprendendo per tempo l’esigenza di conseguire guadagni di efficienza adeguati a rimanere sul mercato, si attivano con piani industriali solidi e lungimiranti, o decidono di aumentare la scala della propria operatività mediante operazioni di aggregazione».

Questa è l’ “altra metà del cielo” bancario che riveste significativa importanza nell’economia italiana – la seconda manifattura d’Europa e la seconda nazione più orientata all’esportazione dopo la Germania – dove operano quattro milioni di micro imprese con meno di 10 dipendenti.

Condivido l’opinione di coloro che ritengono un punto di debolezza dell’Italia la presenza di troppe micro imprese, ma è un dato di fatto da decenni: comunque, per accompagnarle negli auspicati processi di crescita e consolidamento, è sicuramente più adatto un settore bancario diversificato, con anche la presenza di banche medie e piccole. Esse garantiscono il pluralismo e la concorrenza nei mercati locali per le scelte libere e consapevoli di famiglie e imprese, in una nazione che si sta avviando ad avere uno dei settori bancari più concentrati d’Europa.

L’attuale struttura bancaria italiana è costituita da diverse realtà, oltre ai grandi gruppi, a partire dalle banche di credito cooperativo, ora tutte riunite in due Holding (oltre alle Raiffeisen altoatesine), che continuano a sostenere con determinazione la loro clientela tipica di micro imprese e famiglie. Inoltre, la presenza di alcune decine di medie e piccole banche SpA e popolari alla continua ricerca di crescita e innovazione, con la caratteristica diffusa di attenzione e cura della propria clientela, insieme al moderno presidio dei rischi di mercato e operativi, consente a una economia in crescita - come auspichiamo sarà la nostra nei prossimi anni - di disporre di servizi e prodotti bancari in un mercato sufficientemente ampio e concorrenziale.

Infine, non sono convinto che per fare efficienza l’unica strada sia quella delle fusioni: molte banche medie e piccole distribuiscono numerosi prodotti di primarie case italiane e internazionali, oltre a condividere parte o tutti i fondamentali investimenti in informatica e nei processi connessi attraverso centri che la tradizione definisce come “consortili”; la recente acquisizione di Cedacri, il più grande di questi centri, da parte di ION – gruppo europeo di grande successo, specializzato in soluzioni per l’industria bancaria e finanziaria mondiale – ha aperto nuove opportunità per le banche clienti.

Se, come previsto, si accelererà di molto l’innovazione in infrastrutture e in prodotti, esse potranno accrescere la loro competitività e, come conseguenza, anche le quote di mercato.

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