Interventi

Perché è il tempo dell’imprenditorialità scientifica

di Piero Formica

2' di lettura

Mentre l'OCSE rileva che la nascita di nuove imprese presenta in Italia un saldo negativo, noi viviamo nel tempo della transizione verso l'economia della conoscenza dell'età digitale. Per gli esseri umani è un tempo da affrontare con ottimismo dotandosi di buona salute mentale e fisica, e agendo affinché di altrettanta buona salute possano anche godere le altre specie viventi e la natura. È il tempo delle imprese nelle scienze della vita, di quelle che operano nelle scienze dei dati e nelle aree tecnologiche chiave (batterie evolute, carburanti a basso contenuto di carbonio, elettrificazione pulita, ecc.). Parafrasando Isaac Newton, è, dunque, questo il tempo dell'imprenditorialità scientifica che possiede l'immaginazione illimitata della fanciulla che giocando sulla spiaggia si accinge ad esplorare vasti mari di opportunità davanti a lei. È anche un'imprenditorialità protagonista di un ritrovato umanesimo rinascimentale. Dalle scoperte e invenzioni nei laboratori di ricerca all'incontro tra scienza e arti, la funzione imprenditoriale potrà rigenerarsi realizzando sempre nuove combinazioni di prodotti e servizi. Studenti e ricercatori inaugureranno la loro attività lavorativa fondando imprese scientifiche con una marcata impronta imprenditoriale. Contraddistinta dalla trascuratezza controllata richiesta dagli esperimenti, l'attività dell'impresa scientifica si fa materia viva e incandescente rispetto alle fredde pratiche, retaggio delle passate rivoluzioni industriali, perseguite dall'impresa manageriale per assicurarsi accuratezza, diligenza, scrupolo, zelo ed efficienza degli addetti. Investendo anzitutto sul valore dell’autonomia creativa dell’uomo, l’impresa scientifica è imprenditoriale perché punta sulla dinamicità dei co-creatori e degli intraprenditori piuttosto che sulla staticità dei posti di lavoro occupati da esecutori passivi di compiti. Coesistenza e conflitti cognitivi tra i diversi talenti intraprenditoriali rendono l’impresa imprenditoriale un luogo vivace dove il confronto di opinioni opposte apre le porte per scorgere opportunità da valorizzare. Affrancatasi dall'autorità del management, l'imprenditorialità scientifica acquista quell'autonomia critica necessaria per tradurre intuizioni e scoperte in esperienze imprenditoriali innovative nel senso che coniugano la crescita economica con il ben-essere e la felicità.
Per mantenere e rafforzare la cultura imprenditoriale, non basta esser dotati di un fitto tessuto aziendale. Quella cultura non si autoalimenta; deve essere non solo rigenerata ma anche trasformata. Quando ciò accade, cresce di numero e in qualità il gruppo dei giovani che si muovono nel vasto paesaggio della scienza, pronti a dar lavoro anziché a cercarlo. Costoro prendono l'ascensore per salire ai piani alti del fare impresa che combina insieme scienze e arti, giocando così a tutto campo con l'innovazione. Collaborando con università e centri di ricerca pubblici e privati, le loro imprese scientifiche innovano disegnando prodotti e servizi personalizzati risultanti dalla scoperta di bisogni latenti, non dalla domanda effettiva di singoli individui o gruppi. In quanto agenti di transizione dal mondo dell’economia separata dalla natura a un mondo in cui economia e natura interagiscono per il bene comune, le imprese scientifiche si presentano come specie mutanti e vitali, mostri promettenti che aprono nuovi orizzonti di opportunità nel mondo in cambiamento sotto la spinta rivoluzionaria di Madre Natura. Seminatori di imprese scientifiche sono gli investitori non ortodossi il cui giudizio indipendente li indirizza verso la strada meno battuta.
piero.formica@gmail.com

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