IL VOTO DEL 14 OTTOBRE

Perché le elezioni in Baviera sono così importanti per l’Ue (e Merkel)

di Alberto Magnani


Domenica Baviera al voto, rischio terremoto a Berlino e in Ue

4' di lettura

I cittadini bavaresi vanno alle urne domenica 14 ottobre per rinnovare il Landstag, il parlamento della regione. Il voto, a cadenza quinquennale, è finito sotto ai riflettori internazionali perché potrebbe stravolgere gli equilibri politici di un Lander fondamentale per la Germania, con ripercussioni indirette su Berlino e Bruxelles. La Baviera è un feudo storico della Csu (Christlich-Soziale Union, l’Unione cristiano sociale), il partito gemello della Cdu di Angela Merkel, oggi in balìa di una crisi che incrina un monopolio rimasto in piedi dal dopoguerra ad oggi.

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La Csu, uscita dalle elezioni del 2013 con quasi il 48% dei voti, è colata a picco nei sondaggi fino a previsioni del 33%, incalzata su fronti opposti dall’ascesa dell’ultradestra di Alternative für Deutscheland (oggi data intorno al 14%) e dall’inatteso exploit dei Verdi, proiettati oltre il 18% dei consensi. Un suo testacoda potrebbe influire sulle scelte stesse del governo fuori dalla Germania, almeno sul lungo periodo.

Per cosa si vota?
Come scritto sopra, i cittadini andranno a votare per il rinnovo del Landtag, l’assemblea monocamerale dello stato bavarese. In palio ci sono 180 seggi, oggi monopolizzati per oltre la metà dalla Csu (101 seggi, il 56,1%), seguiti dai socialdemocratici (la Spd, 42 seggi), i liberi elettori (Freie Wähler, associazioni scollegate dai partiti, 19 seggi) e i Verdi (Die Grünen, 18 seggi). L’unica previsione costante fra i vari sondaggi pubblicati è quella che sancisce il crollo della Csu, con una perdita di 15 punti percentuali nell’arco di cinque anni . «Al di là delle percezioni, l’unico dato di fatto che si annuncia è il crollo di un partito che era al potere da quasi 60 anni - fa notare Piero Ignazi, ordinario di Scienza politica a Bologna -E la Csu, che non può allearsi con l’Afd, dovrà trovare una soluzione, come un’intesa con i verdi». Proprio i Die Grünen si avviano verso un risultato storico, con la prospettiva di raddoppiare i consensi incassati solo cinque anni fa. Numeri che li renderebbero la scelta più logica per una coalizione interna, a meno che gli stessi Freie Wähler non raggiungano numeri sufficienti a candidarsi come alleati. I verdi hanno capitalizzato sia la crisi sempre più profonda della Spd (secondo un sondaggio ripreso dai media tedeschi, il 42% dei loro nuovi elettori aveva votato socialdemocratico in precedenza) sia il distanziamento di un certo bacino Csu dal suo partito.

Perché la Csu è in crisi?
Il partito paga sia una campagna elettorale malriuscita sia l’impopolarità dei suoi stessi rappresentanti, a Monaco e Berlino. La rincorsa dell’Afd sul suo cavallo di battaglia principale, l’immigrazione, è riuscita a far perdere alla Csu consensi a destra e sinistra. L’elettorato più nazionalista preferisce i toni dell’Afd, oltretutto percepita come una forza antiestablishment rispetto a un partito alleato con la «filoimmigrazionista» Angela Merkel. Quello più ancorato alla radice cristiano-sociale, viceversa, non si riconosce in una sigla che ha virato su toni xenofobi e incompatibili con le sue vocazioni d’origine. È difficile, sottolineano gli osservatori locali, far digerire a un elettorato moderato e favorevole all’accoglienza sparate pubbliche contro i migranti e il loro impatto su una regione ricca e capace di attrezzarsi per la gestione dei richiedenti asilo.

Su questo, per arrivare al secondo problema, pesano figure come il ministro degli Interni Herst Seehofer e il premier bavarese Markus Söder. Il primo viene avvertito come poco credibile per la sua contraddizione, in termini, fra una retorica anti-immigrati e la posizione conservata nel governo Merkel. Il secondo, noto anche come «il Trump bavarese», è sgradito a una buona fetta del suo stesso elettorato sia per le inclinazioni radicali (una volta ha detto che bisogna battersi contro il «turismo dei migranti») che per i modi un po’ troppo veraci. Stephanie Risse, docente dell’Università di Bolzano e cittadina bavarese, spiega che la crisi della Csu potrebbe dipendere più di quanto si pensi da loro due: «Non riescono ad attrarre i loro stessi elettori o la gente comune - dice al Sole 24 Ore - Söder, in particolare, non piace alle donne per come si comporta, è conisderato rozzo. Se se ne andassero loro, parte dei problemi del partto verrebbero meno».

Lo scenario: Csu più debole, Merkel più fragile
Anche se non si annunciano conseguenze sulla Baviera in sé, una “batosta” della Csu potrebbe ripercuotersi sulla solidità della leadership della Merkel. La Csu è comunque il principale alleato della Cdu al Bundestag, nonché il partito che esprime il candidato dei popolari alle europee 2019: Manfred Weber, attuale capogruppo della famiglia Ue di centrodestra. Domenica si andrà al voto anche nello stato dell’Assia, con la prospettiva di un flop - più modesto - della stessa Cdu. Gli scivoloni congiunti di Merkel e alleati creano i presupposti per una crisi destinata a propagarsi sulla politica europea del paese. Secondo Daniel Gros, direttore del Centre for european studies, il voto del 15 ottobre «si inserisce in una serie di elezioni che vanno tutte in direzione di un centro più debole - dice - E un centro forte è indispensabile per una politica europea attiva, soprattutto se poi si crea in parallelo una frammentazione in troppi partiti».

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