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Perché la Fed ha raggiunto (per ora) il suo obiettivo

Il forte intervento monetario della banca centrale Usa ha riportato ordine sui mercati al punto che il dollaro ha guadagnato terreno. Nella sua prima riunione dopo l’emergenza potrà limitarsi a piccoli interventi tecnici

di Riccardo Sorrentino

Fed in campo, bazooka da 2.300 mld a sostegno economia

Il forte intervento monetario della banca centrale Usa ha riportato ordine sui mercati al punto che il dollaro ha guadagnato terreno. Nella sua prima riunione dopo l’emergenza potrà limitarsi a piccoli interventi tecnici


4' di lettura

Terra incognita. Non è la prima volta che le banche centrali si muovono in aree inesplorate. Tocca alla Federal reserve, tra le grandi banche centrali, avventurarsi per prima nella difficile gestione di un ampio pacchetto di misure monetarie a sostegno di una grande economia ibernata, che occorre mantenere vitale. Si presenta all’appuntamento dopo aver varato un ambizioso piano di acquisto di titoli, illimitato, e tassi di interesse tagliati bruscamente allo 0-0,25%. Dovrà fare altro?

Misure solo tecniche
Forse no. Non ora almeno. Gli analisti si aspettano alcune misure di carattere tecnico, un aumento di cinque punti base (0,05 punti percentuali) del tasso di interesse sulle riserve in eccesso (Ioer) e dei Reverse repurchase agreement (Rrp) in modo da mantenere i tassi sui Fed Funds leggermente al di sopra del livello minimo. Non è previsto – perché non piace alla Fed di Jerome Powell, ed è un peccato – la reintroduzione di una forward guidance, che indichi a tutti cosa potrà fare in futuro la banca centrale e con quali tempi.

Aumenta l’offerta di moneta...

L'IMPEGNO DELLA FEDERAL RESERVE

Base febbraio 2020 = 100. I dati sulla base monetaria sono relativi al secondo giorno successivo a quello indicato. (Fonte: Fred - St. Louis Fed)

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La Fed si presenta in ogni caso all’appuntamento con risultati importanti. Le misure già introdotte hanno aumentato sensibilmente la base monetaria, che è riuscita a far accelerare anche l’offerta di moneta, rappresentata da M1 e M2. Un risultato non scontato in un’economia che, sia pure in modo differenziato, ha rallentato fortemente le attività.
È un aumento dell’offerta di denaro che al momento non preoccupa. Gli acquisti di titoli, del resto, non costituiscono una monetizzazione del debito e la liquidità così creata non si trasforma in un immediato aumento dell’offerta, che viene “mediata” dalle aziende di credito in dipendenza – con tutte le imperfezioni del caso – dalle situazioni concrete di aziende e famiglie.

Inflazione sotto controllo

ASPETTATIVE DI INFLAZIONE DI MERCATO

Dati in percentuale. (Fonte: Fred - St. Louis Fed)

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Le aspettative di inflazione, con l’esplodere della crisi da coronavirus, erano oltretutto crollate: l’intervento monetario è riuscito a riportare verso l’alto tutte le misure di mercato, che non sono però certo tornate ai livelli precedenti la pandemia: quelle di lunghissimo periodo non superano l’1,5%.

Non è chiaro dove possa andare l’inflazione, alla ripresa dell’attività, e molti economisti ritengono limitata la probabilità di un rapido aumento dei prezzi. Se però il contenimento dell’inflazione sembra non essere più, se non formalmente, l’obiettivo principale della politica monetaria in questa fase, il suo monitoraggio resta fondamentale.

Rendimenti in calo

LA CURVA DEI RENDIMENTI

Dati in percentuale. (Fonte: U.S. Department of the Treasury)

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La Fed è anche riuscita a mantenere molto favorevoli le condizioni finanziarie. Il ricorso al credito – e quindi ai risparmi futuri, privati o “pubblici” – è fondamentale in questa fase da “catastrofe naturale”. La curva dei rendimenti è calata rapidamente – in coincidenza con i bruschi tagli dei tassi – correggendo anche l’iniziale inversione (le probabilità di recessione calcolate su questa curva, paradossalmente, sono calate…) e non ha ancora reagito al recente rallentamento degli acquisti da parte della Banca centrale.
In Eurolandia, per esempio, il grande, e analogo sforzo della Bce non ha prodotto lo stesso risultato: la curva dei rendimenti è – salvo il lunghissimo termine – più elevata di quella di inizio anno.

Fermato il crollo di Borsa

UN ANNO DI WALL STREET

Indice S&P 500

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Anche le Borse hanno recuperato terreno. Per gli Stati Uniti, molto più che per l’Europa, il mercato azionario ha un ruolo molto importante per il finanziamento diretto e indiretto (come garanzia per prestiti bancari) delle imprese. Il rapido crollo tra metà febbraio e metà marzo avrebbe potuto amplificare gli effetti della crisi ma il parziale recupero – l’indice ha raggiunto i livelli dell’estate scorsa – sono un risultato importante per la Fed.

Si rafforza il dollaro

DOLLARO, CAMBIO EFFETTIVO

Base gennaio 2006 = 100. (Fonte: Federal reserve)

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Solo il dollaro è andato nella direzione diversa da quella coerente con l’enorme accomodamento monetario (a conferma che le banche centrali non controllano il cambio, se non quando intervengono direttamente). Il mese di marzo ha coinciso con un forte apprezzamento del cambio effettivo (+8,4% in venti giorni), che si è poi assestato a livelli appena più bassi del massimo dell’anno.
È a ben vedere, e soprattutto se si considera che l’attuale politica monetaria ha sicuramente contenuto il rialzo, un’ulteriore misura del successo della Fed. Persino Donald Trump, grande avversario del dollaro forte, sembra aver cambiato idea – in vista delle elezioni presidenziali – e aver iniziato ad apprezzare il significato di un cambio più elevato.

Obiettivo raggiunto?
L’attuale obiettivo delle Banche centrali non può che essere in questa fase – come ha ben espresso la Bce – assicurare il buon funzionamento della catena di trasmissione della politica monetaria e quindi dei mercati e del sistema creditizio. La Fed può, sotto questo punto di vista, passare alla fase del monitoraggio della situazione, per consolidare i risultati ed evitare effetti collaterali indesiderati, per esempio sui prezzi.
Il mero limitarsi ad aspetti tecnici è quindi un segno della tranquillità dell’autorità monetaria. L’unico esito da temere è il ritorno a quella comunicazione moltiplicatrice di incertezza che ha caratterizzato tutta la presidenza Powell: in questa fase costituirebbe un danno certo.

Per approfondire:
Esplodono le finanze Usa: quanto pesa il debito pubblico su ogni americano?
Perché il dollaro è sempre di più un asset rifugio?
Perché la monetizzazione del debito è così rischiosa

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    Riccardo SorrentinoRedattore

    Luogo: Milano

    Lingue parlate: Italiano, francese, inglese

    Argomenti: Economia internazionale, politica monetaria, dati macroeconomici, Francia

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