titoli di stato

Perché i fondi esteri non ne vogliono sapere di comprare più BTp

di Andrea Franceschi


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(Ansa)

3' di lettura

Gli investitori esteri continuano a vendere BTp anche se il deflusso dall’Italia si è ridimensionato a settembre. Dall’ultimo rapporto di Bankitalia sulla bilancia dei pagamenti è emerso infatti che gli investitori non residenti hanno venduto titoli di portafoglio italiani per 1,6 miliardi (di cui 1,5 in titoli pubblici). Nulla di paragonabile alla fuga di maggio (24,9 miliardi), di giugno (32,9 miliardi) o di agosto (17,4 miliardi) ma comunque una conferma di un trend in atto.

GLI INVESTITORI ESTERI E I BTP

Acquisti netti di titoli di Stato italiani da parte di stranieri. Dati in miliardi di euro. Fonte: Banca d’Italia

GLI INVESTITORI ESTERI E I BTP

Il dato va contestualizzato. Per tutto il mese di settembre il quadro di mercato sembrava essere maggiormente favorevole all’Italia a giudicare dalla performance della Borsa e dei BTp. Molti grossi investitori istituzionali esteri (a partire da colossi del calibro di Fidelity e Blackrock) avevano pubblicamente dichiarato di essere tornati a comprare titoli italiani sulla scommessa che nella partita sulla legge di bilancio avrebbe prevalso la linea morbida del ministro Tria (anche se gli eventi hanno dimostrato il contrario).Il rendimento dei BTp a 10 anni è stato mediamente sotto la soglia critica del 3% (oggi viaggia intorno al 3,5%) mentre l’indice borsistico FTSE MIB ha guadagnato l’1,7 per cento.

A fronte di questi numeri ci si sarebbe aspettato un riposizionamento più sostenuto da parte dei fondi esteri che invece non c’è stato. Non bisogna dimenticare peraltro che ad agosto il Tesoro aveva rimborsato ben 36 miliardi di titoli a fronte di emissioni per circa 20. I fondi esteri che avessero voluto riposizionarsi sui BTp, in altre parole, avrebbero avuto tutta le risorse per farlo. Ma non lo hanno fatto. Probabilmente per via della forte volatilità che si è vista sullo spread nell’ultima settimana del mese quando le prime indiscrezioni su un deficit oltre l’1,8% atteso hanno innescato le prime tensioni sullo spread. Poi deflagrate ad ottobre e novembre.

Il trend da maggio resta preoccupante. Dal mese in cui sono iniziate a farsi sentire le tensioni sullo spread, per via delle incognite sull’agenda del nuovo esecutivo sovranista, gli investitori esteri hanno ridotto la loro esposizione sull’Italia per 68 miliardi di euro. Simili deflussi di capitale si erano visti solo nel corso della crisi dello spread del 2011-2012. Ad aprile gli investitori esteri risultavano titolari del 33,3% del nostro debito (31,2% tenendo conto solo dei titoli). Oggi questa percentuale è scesa al 30,3% (28,2% tenendo conto solo dei titoli). Compensare questo deflusso di capitali dall’estero è vitale per arginare le tensioni sullo spread e contenere la spesa per interessi. Un test chiave per capire se gli italiani vorranno fare la loro parte e dare una mano allo Stato (copyright Matteo Salvini) sarà il collocamento del nuovo BTp Italia.

«Guerra commerciale, Brexit e Italia sono i tre temi di maggior interesse per i grossi fondi americani - spiega Jeffrey Cleveland, capo economista della società di gestione americana Payden &Rygel -. A mio modo di vedere sta prevalendo una lettura troppo semplicistica della situazione. Negli Stati Uniti in molti credono che il progetto europeo sia destinato a fallire e che, dopo la Gran Bretagna, anche l’Italia lascerà. Non sono d’accordo. Dal mio punto di vista Italexit è un rischio sovrastimato e sono convinto le attuali quotazioni dei BTp, specialmente sulle scadenze brevi, possano rappresentare un’occasione di acquisto. Cruciale sarà l’esito dello scontro con la Commissione europea».

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