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Perché il gas rincara? Grandi esplorazioni in stand-by: scoperte ai minimi da 75 anni

Nel 2021 nel mondo fra greggio e gas sono stati scoperti giacimenti per appena 4,7 miliardi di barili: il livello più basso mai registrato dal 1946

di Jacopo Giliberto

Aumento costi energia e materie prime mette in difficoltà imprese

2' di lettura

Perché il gas rincara? Semplice. Investire nella ricerca di giacimenti di gas e petrolio e spendere per mantenere in funzione pozzi e piattaforme non è appagante, i fondi d’investimento sfuggono, gli ecologisti protestano, i cittadini borbottano, i bonus agli amministratori delegati sfumano, i politici sbuffano e l’immagine aziendale si appanna. Meglio investire sui pannelli solari in Norvegia o sugli alberi piantati in Amazzonia.

Così nel 2021 nel mondo si fermano gli investimenti per cercare petrolio e metano, o per continuare a far funzionare i giacimenti che ci sono già. Nel 2021, riferiscono gli analisti di Rystad Energy, nel mondo fra greggio e gas sono stati scoperti giacimenti per appena 4,7 miliardi di barili. Il livello più basso mai registrato dal 1946, cioè da quando il mondo era ancora avvolto dalle ceneri della guerra più devastante della storia.

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Per avere un confronto, in genere vengono cercati ogni anno giacimenti per circa 10-15 miliardi di barili fra greggio e gas.

Se non si investe nella manutenzione dei giacimenti già attivi - nel mondo appena 145 miliardi nel 2020, la metà del 2014 - la produzione del giacimento rallenta gradualmente e si estrae ogni anno circa il 7% in meno.

In Italia giacimenti paralizzati

L’Italia ha i giacimenti, a riserve attuali potrebbe estrarre 10-15 miliardi di metri cubi di gas l’anno per un decennio, ma ha deciso di paralizzare da anni i suoi giacimenti passati, attuali e futuri e senza manutenzione riesce a fare ancora peggio di quel -7% annuo.

I numeri. Da gennaio a ottobre di quest’anno in Italia sono stati estratti appena 2,7 miliardi di metri cubi di gas, il 19,7% in meno rispetto allo stesso periodo del 2020. Attorno al 2000 i giacimenti italiani producevano sei volte tanto.

Se si sposta la scala sull’intera Europa, stando alla Statistical Review della Bp, la bibbia dei petrolieri, nel 2020 sono stati estratti 218,6 miliardi di metri cubi di gas (esclusa Russia ed ex Urss, 802 miliardi di metri cubi di gas). In testa il mare del Nord con Norvegia (111 miliardi di metri cubi), Inghilterra (39,5) e Olanda (20 miliardi). Però questo eldorado di gas e petrolio si sta prosciugando. Il più grande giacimento olandese di gas, quello di Groninga, è quasi finito e verrà chiuso nel corso del 2022.

Stoccaggi semivuoti

Una salvaguardia sono gli stoccaggi di metano, vecchi giacimenti vuoti che vengono riempiti di gas per farne scorta. L’altra settimana gli stoccaggi europei erano mezzo pieni al 60%, un po’ meglio quelli italiani, pieni per due terzi al 64%. A titolo di paragone, un anno fa gli stoccaggi europei di metano erano pieni al 79% e quelli italiani al 74%. Le preoccupazioni sono per la fine dell’inverno, tra febbraio e marzo; le previsioni meteo parlano di una media leggermente più mite del solito ma basterà una ventata polare per fare inasprire le temperature e far trovare ormai all’asciutto le scorte.

Riproduzione riservata ©

  • Jacopo Gilibertogiornalista

    Lingue parlate: italiano, inglese

    Argomenti: ambiente, energia, fonti rinnovabili, ecologia, energia eolica, storia, chimica, trasporti, inquinamento, cambiamenti climatici, imballaggi, riciclo, scienza, medicina, risparmio energetico, industria farmaceutica, alimentazione, sostenibilità, petrolio, venezia, gas

    Premi: premio enea energia e ambiente 1998, premio federchimica 1991 sezione quotidiani, premio assovetro 1993 sezione quotidiani, premio bolsena ambiente 1994, premio federchimica 1995 sezione quotidiani,

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