emergenza coronavirus

Perché la Germania dice nein» (per ora) agli Eurobond

Alla vigilia dell’Eurogruppo sugli strumenti europei contro la pandemia, la Germania insisteva: «Sì a ritocchi Mes, Bei, ma non siamo ancora pronti a condividere il debito.

di Isabella Bufacchi

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Angela Merkel durante la conferenza stampa: «Troppo presto per riaprire il Paese».

Alla vigilia dell’Eurogruppo sugli strumenti europei contro la pandemia, la Germania insisteva: «Sì a ritocchi Mes, Bei, ma non siamo ancora pronti a condividere il debito.


3' di lettura

La Germania è convinta che per affrontare nell’immediato la pandemia da coronavirus, e intervenire rapidamente per potenziare i sistemi sanitari e proteggere l’economia, va bene agire in tre direzioni: 1) sospendere il Patto di Stabilità per aumentare temporaneamente la spesa pubblica nazionale; 2) usare due strumenti europei con emissione di bond europei già a disposizione nell’emergenza che sono Mes, per i 19, e Bei per i 27 ed eventualmente rispolverare il vecchio Mesf; 3) creare un fondo di tutela per la disoccupazione attraverso il meccanismo della riassicurazione, il progetto Sure.

Questa posizione della Germania è stata illustrata alla vigilia dell’Eurogruppo in conferenza stampa dalla cancelliera Angela Merkel e dai ministri delle Finanze Olaf Scholz e dell’Economia Peter Altmaier.

No agli eurobond
L’eurobond non viene preso in considerazione ora in Germania perché non è adatto a gestire la crisi nell’immediato: occorrerebbero circa due anni per creare un titolo di Stato europeo, perchè in alcuni Stati, tra i quali la Germania, andrebbe cambiata la Costituzione e servirebbe la ratifica con un voto in Parlamento e una maggioranza di due terzi. Un processo lungo e incerto, non adatto all’emergenza e alla crisi da coronavirus di entità epocale.

La Germania non sembra essere contraria in linea di principio all’eurobond e agli Stati Uniti d’Europa basati anche sull’unione fiscale che ora non c’è. Ma in vista di un Piano Marshall o un Recovery Fund per la ricostruzione post-pandemia, l’attuale governo Merkel appare preferire comunque gli strumenti a disposizione, sempre per agire in velocità: un budget europeo più ambizioso e più pesante, che potrebbe portare al rispolvero del Meccanismo europeo di stabilizzazione finanziaria (Mesf) creato nel 2010 per autorizzare - all’epoca - la Commissione a contrarre prestiti sui mercati finanziari fino a 60 miliardi con la garanzia implicita del bilancio della Ue, per aiutare gli Stati in difficoltà.

La nuova linea ECCL vista dalla Germania
Berlino propone di adattare alla crisi Covid-19 la linea precauzionale Eccl del Mes per contribuire alle spese extra nella sanità e nel sociale dei singoli Stati che ne hanno bisogno.

Il Mes è uno strumento condiviso dai 19 Stati membri dell’euro ed emette bond europei sulla base di capitale versato e garanzie (per ora non escusse): tuttavia il Mes eroga prestiti e quindi il debito pubblico degli Stati che utilizzano le Eccl sale dell’importo della linea di credito utilizzata. Evidentemente la Germania ritiene che tutti gli Stati dell’euro possano permettersi di aumentare il debito pubblico del 2% del Pil per le Eccl.

La nuova “condizionalità leggera”
La condizionalità attuale della linea precauzionale Eccl pensata al tempo della crisi dell’euro, e cioè gli stringenti requisiti ex-ante e i pesanti controlli ex-post con Troika sono ora fuori discussione e dunque vanno cancellati. Su questo la Germania non si oppone.

Resta tuttavia una condizionalità “mirata” che servirebbe solo a definire l’ambito dell’utilizzo dei fondi, che possono ammontare al 2% del Pil quindi attorno ai 39 miliardi per l’Italia.

Un’altra condizionalità che potrebbe essere richiesta dai Paesi più intransigenti è quella della natura temporanea dello sforamento del Patto di Stabilità: l’impegno a tornare al rigore di bilancio, dopo la pandemia.

La durata della nuova Eccl è incerta
La durata dei prestiti Eccl per il coronavirus, rispetto a quella attuale di soli due anni, potrà essere estesa, ma forse caso per caso senza una scadenza uguale per tutti. La possibilità di estendere le durate rendendole extra-lunghe, fino a 20 o 50 anni, andrà però soppesata rispetto all’esigenza di non ridurre troppo a lungo la potenza di fuoco del Mes, che attualmente ammonta a 410 miliardi sui 500 massimi.

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