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Perché nei giorni di Ferragosto succede sempre il finimondo

Nel ’71 Nixon fece gli accordi di Camp David. Nel 2011 l’Ue ammonì l’Italia, poi Covid e guerra. E quest’anno? I presupposti sono tutti un programma

di Giancarlo Mazzuca

(Ansa)

2' di lettura

Chissà perché, ma la settimana che precede Ferragosto, ribattezzato da molti «il Capodanno dell’estate», può essere in realtà molto fredda, al di là delle condizioni meteorologiche. Se ci fate caso, anche in passato il momento «clou» della stagione calda e delle vacanze è stato spesso contrassegnato, sul fronte politico ed economico, da tanti contraccolpi che hanno finito per appesantire i nostri giorni di ferie. Al riguardo, chi ha una certa età dovrebbe ricordarsi del Ferragosto del 1971, quando l’allora presidente americano Richard Nixon decise, a Camp David, di abolire la convertibilità del dollaro in oro provocando un vero terremoto nel mondo finanziario.

E, per quanto riguarda l’Italia, non possiamo neppure dimenticare quel 15 agosto del 2011 quando gli arbitri di Bruxelles ci alzarono il cartellino giallo, a cui ne seguirono altri: fummo allora severamente ammoniti dalla Ue per i nostri conti pubblici fuori controllo. E proprio quel richiamo provocò forti fibrillazioni dello «spread», con tanti contraccolpi che finirono per favorire le dimissioni del governo Berlusconi allora in carica a cui subentrò l’esecutivo - cosiddetto - tecnico guidato da Mario Monti. Ma, anche dieci anni dopo, nel Ferragosto del 2021, registrammo, tanto per cambiare, un altro giorno di festa per modo di dire, perché eravamo ancora nel pieno della tempesta causata dal Covid.

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Ci auguravamo, a questo punto, che nell’anno di grazia 2023 non ci fossero problemi anche perché, come abbiamo visto, i Ferragosti peggiori sono capitati solo all’inizio di vari decenni: 1971, 2011, 2021. Ma ci siamo di nuovo sbagliati perché anche il prossimo 15 agosto si presenta con tanti problemi irrisolti: i tassi che continuano a salire, la Bce «sturm und drang» di Christine Lagarde che prosegue imperterrita sulla sua strada, i prezzi che lievitano, la benzina che è tornata a livelli-record, i tanti bracci di ferro con l’Europa su Mes e Pnrr, il dibattito in corso su salario minimo e reddito di cittadinanza, la sanità pubblica al collasso, le conseguenze della guerra in Ucraina e gli infiniti contraccolpi dell’emergenza climatica, tra alluvioni, grandinate e temperature sahariane. Sarebbe proprio il caso di toccare ferro: cosa potranno ancora riservarci gli ultimi scampoli dell’estate?

Ecco perché, mai come ora, sarebbe necessario qualche armistizio tra le nostre forze politiche che, invece, non sembrano perdere occasione per alimentare nuove tensioni anche su aspetti molto marginali. Oggi avremmo davvero bisogno che il Palazzo fosse in grado di smentire nei fatti quanto sentenziò un grande pensatore come Giuseppe Prezzolini, il maestro di Indro Montanelli: «L’italiano è un popolo che si fa guidare da imbecilli, i quali hanno la fama di essere machiavellici». Sì, oggi avremmo davvero bisogno di una classe politica, tra maggioranza e opposizione, che si dimostrasse poco machiavellica e molto pragmatica in modo da poterci fare trascorrere vacanze estive un po’ serene nonostante i problemi sul tappeto. Buon agosto a tutti.

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