AnalisiL'analisi si basa sulla cronaca che sfrutta l'esperienza e la competenza specifica dell'autore per spiegare i fatti, a volte interpretando e traendo conclusioni al servizio dei lettori. Può includere previsioni di possibili evoluzioni di eventi sulla base dell'esperienza.Scopri di piùgrafinomix

Perché il debito italiano è diventato il più caro (e rischioso) d’Europa

I contratti cds (una sorta di polizze sul default sovrano) collocano l’Italia come il Paese più rischioso dell’Eurozona. Perfino della Grecia che però ha un rating di quattro gradini inferiore

di Vito Lops

default onloading pic

4' di lettura

Mentre si avvicinano le elezioni regionali in Emilia Romagna e Calabria (26 gennaio) gli indicatori finanziari sull’Italia mandano segnali contradditori. Piazza Affari ha archiviato l’ultima settimana tornando sui massimi da maggio 2018. In un report diffuso venerdì 17 gennaio gli analisti di Citigroup consigliano di sovrappesare (overweight) le azioni del listino milanese in quanto sottovalutate rispetto al loro potenziale. Altra notizia positiva è arrivata dal mercato obbligazionario: in settimana c’è stata una domanda record (47 miliardi) per un BTp a 30 anni emesso dal Tesoro per una cifra complessiva di 7 miliardi al tasso annuo del 2,5%.

Il debito italiano è diventato il più rischioso d’Europa
Dal mercato dei cds (credit defaul swap) arrivano invece notizie poco lusinghiere. In questo momento, stando a quando indicano questi contratti che misurano quanto costa coprirsi dal fallimento del sottostante che in questo caso è il debito sovrano italiano, l’Italia è il Paese dove questa sorta di polizza costa di più. I cds italiani con scadenza 5 anni costano (122) addirittura più della Grecia (120). Il distacco di Spagna (41) e Portogallo (37), ovvero degli altri Paesi un tempo annoverati nella categoria “periferia dell’Eurozona” è ancora più profondo.

Distacchi simili si vedono anche sul mercato obbligazionario. In questo momento i BTp a 10 anni rendono l’1,38%, 91 punti base in più dei rispettivi Bonos (0,47%) ai quali sono appaiati i governativi lusitani.

Il “sorpasso finanziario” di Atene
La curva del debito italiana è ormai simile, e su alcune scadenze come ad esempio il 5 anni superata, a quella della Grecia. Ma come mai gli investitori pongono il debito italiano su livelli analoghi, se non più rischiosi come evidenziato dai cds, di quello dei Atene? Sembrerebbe un paradosso, considerando che l’Italia può esibire un rating di quattro gradini più alto rispetto a quello della Grecia che, nonostante i recenti progressi appartiene comunque al girone dei “titoli speculativi”, a differenza dell’Italia che grazie ad appena un gradino resta tra i titoli “investment grade” .

LA CURVA DEI TASSI IN ITALIA E GRECIA

Atene meno cara di Roma su alcune scadenze (Fonte: Ufficio Studi Il Sole 24 Ore)

È evidente che in questo momento c’è uno scollamento tra rating, rendimenti e costi dei cds. Qualcosa non quadra. L’Italia ha un rating più alto della Grecia ma coprirsi da un suo default costa leggermente di più, così come i BTp a 5 anni pagano rendimenti un po’ più alti rispetti ai governativi di Atene. E poi, nonostante l’Italia sia la seconda manifattura d’Europa e la terza economia (in termini di Pil) dell’Eurozona, dal punto di vista finanziario è molto indietro rispetto alle vicine (e più piccole) Spagna e Portogallo?

I due Cds sull’Italia e l'ipotesi Italexit
Come mai? La risposta che mette d’accordo tutti è il rischio politico. In Italia è più alto che altrove. È vero che l’attuale maggioranza composta da Pd e M5S ha preso le distanze da ipotesi euroscettiche ma è anche vero che, sondaggi alla mano, il primo partito in Italia è la Lega, lo stesso che a più riprese ha confermato critiche profonde nei confronti dell’attuale impalcatura di potere europea e in più occasioni ha manifestato l’intenzione in futuro di non essere contraria all’uscita dall’euro. Questa è l’ipotesi che spaventa di più gli investitori, ai quali non piacciono le rivoluzioni, né l’incertezza. Ecco perché le elezioni regionali ormai alle porte sono un test importante per capire se l’attuale maggioranza di governo possa tornare a traballare.

I DUE CDS SULL'ITALIA

Quanto costa in più la copertura “Italexit” (Fonte: Ufficio Studi Il Sole 24 Ore)

La riprova che “il rischio politico a trazione Italexit” sia la molla che ha avvicinato i rendimenti italiani a quelli greci negli ultimi mesi (scollegando le valutazioni finanziarie da quelle più macroeconomiche espresse dal rating) arriva osservando l’andamento di un altro cds sull’Italia, quello che copre solo dal fallimento del debito sovrano e non dalla eventuale ridenominazione del debito in altra valuta (in caso di Italexit). Copertura invece offerta dal cds sopracitato e sintetizzato nel Grafinomix di giornata. L’altro cds - quello che non copre da Italexit in sostanza, costa 78, 44 punti in meno rispetto al primo. Ciò vuol dire che se l’ipotesi Italexit fosse percepita come poco probabile dagli investitori anche il costo del primo cds (122) tenderebbe ad allinearsi al secondo (78). Scendendo quindi parecchio.

Perché i rendimenti dei bond greci sono così bassi
I titoli di Stato italiani, a differenza dei titoli greci colpiti da un taglio del debito, non sono mai stati in default. Il debito pubblico è più basso che in Grecia, i rating di credito sono migliori di quelli dei greci. Allora perché i rendimenti dei titoli greci sono più bassi?

Il recente “sorpasso finanziario” della Grecia sull’Italia, tanto sui rendimenti sovrani quanto sui cds, è poi spiegabile anche per fattori esterni, legati alla recente e incredibile cavalcata incredibile di Atene.

«Le ragioni possono essere molteplici. Ad esempio, il volume delle negoziazioni, e quindi la liquidità dei titoli greci, è notevolmente inferiore a quello delle controparti italiane - spiega Sven Langenhan, portfolio director fixed income di Flossbach von Storch Ag -. Gli ordini individuali, ad esempio sugli Etf, possono quindi avere un maggiore impatto sul mercato. Anche la Banca centrale europea, per conto della quale le banche centrali dei Paesi interessati acquistano titoli di Stato, può svolgere un ruolo importante. Anche gli hedge fund potrebbero essere alla base di questo fenomeno. Ma soprattutto è probabilmente il tentativo dei gestori di portafogli obbligazionari europei che devono ottenere in qualche modo un certo grado di rendimento nell'attuale contesto di tassi d'interesse da zero a negativi. Qualunque sia il costo e nonostante tutti i rischi che ne derivano. Per gli investitori privati, questo esempio evidenzia soprattutto una cosa. Con l’azzeramento dei tassi d’interesse nell'area dell'euro, sono venute meno anche le opportunità di rendimento che compensano il rischio per gli investitori obbligazionari tradizionali che acquistano obbligazioni per mantenerle fino alla scadenza - conclude l’esperto -. Solo gli investitori veramente attivi che investono a livello globale e che sfruttano tutte le opportunità che il comparto obbligazionario continua a offrire possono ottenere rendimenti positivi in termini reali - cioè al netto dell'inflazione. E questo con rischi calcolabili».

Riproduzione riservata ©
Per saperne di più

loading...

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti
Loading...