Intervento

Perché l'investitore consapevole può diventare un nuovo protagonista nella ricostruzione del Paese

La fase post-pandemica si può rivelare come una fonte di grandi opportunità di cambiamento. Si tratta di un momento straordinario, in cui stiamo assistendo ad una maggiore convergenza tra finanza ed economia reale

di Rinaldo Sassi e Paolo Bosani *

(pixfly - stock.adobe.com)

3' di lettura

Mentre ci voltiamo ad osservare questi lunghi mesi che hanno caratterizzato le nostre esistenze stravolte dalla pandemia, rimaniamo affascinati nel constatare quanto il Covid abbia rappresentato uno straordinario acceleratore di trend non solo nei suoi aspetti più evidenti, come quello della tecnologia, ma anche in un contesto più vasto, economico e finanziario.

Il lungo processo di riduzione dei tassi di interesse iniziato globalmente nei primi anni 80, pur se accompagnato da una contemporanea dinamica disinflattiva, ha finito con il rendere del tutto inefficiente l'allocazione su buona parte dei tradizionali strumenti obbligazionari a causa di una pronunciata asimmetria nel rapporto rischio rendimento che caratterizza ormai la gran parte del mercato del reddito fisso.

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In queste condizioni post Covid, ripensare ad una diversa asset allocation non è più un'opzione, anche alla luce degli effetti che i programmi “American Rescue Plan” e il Next generation EU (NGEU)” avranno presto sull'economia reale. Il cambio di passo nel processo di integrazione dell'Unione Europea, iniziato simbolicamente con il “whatever it takes” di Draghi e proseguito con la messa in campo di strumenti di politica monetaria (quantitative easing) da molti ritenuti solo qualche anno fa incompatibili con gli obiettivi comunitari, ha subito una profonda accelerazione durante la pandemia, grazie ad un programma di politica economica che porterà ad un ammodernamento industriale significativo del vecchio continente.

La spinta tecnologica iniziata con Internet sul finire degli anni 90 ha ulteriormente accelerato durante il periodo pandemico esacerbando quella rivoluzione di prodotti e servizi sui quali finiscono con il giocare un ruolo rilevante le nuove generazioni, mentre l'innovazione tecnologica genera obsolescenza nei business tradizionali (disruption).

L'ecosistema nel quale viviamo sta diventando sempre più digitale e sta cambiando il nostro modo si consumare, lavorare, investire e spendere il nostro tempo libero. Almeno un paio di miliardi di persone sul nostro pianeta sono ormai disponibili ad essere sorprese dall'Intelligenza Artificiale, i Big Data, l'E-Commerce e le diverse innovazioni Fintech che verranno introdotte nel corso dei prossimi anni.

La catastrofe umanitaria degli ultimi mesi ha portato gli investitori ad un ulteriore passo avanti nella sensibilità verso i temi dell'ambiente, della sostenibilità e del benessere delle persone. Quanti avevano finito con il catalogare l'acronimo ESG come una delle tante mode passeggere hanno dovuto ricredersi: l'attenzione dei grandi investitori verso questi temi è destinata a perdurare nei prossimi anni, grazie anche a legislazioni, prima fra tutte quella Europea, che diventeranno sempre più stringenti e coercitive in materia, rendendo le pratiche diffuse di “greenwashing”, sempre più difficili da simulare.

Il combinato disposto di pandemia e sensibilità ESG si sta trasformando in un'occasione strategica per realizzare un “re-shoring” intelligente, ripensando alle scelte di delocalizzazione ed agli orientamenti dei consumatori verso la “filiera corta” che consente di riprogettare l'intera “value chain” produttiva.

Questo tema di una supply chain più equa e sostenibile in tutta le sue diverse componenti rischia di avere impatti fortemente positivi anche su alcuni fattori che hanno contribuito al diffondersi di fenomeni di disuguaglianza sociale. Per effetto di questa somma di fattori di “accelerazione”, superata la crisi sanitaria, la fase post-pandemica si può rivelare come una fonte di grandi opportunità di cambiamento. Si tratta di un momento straordinario, per certi versi il più interessante dal dopoguerra, un periodo in cui, come spesso è successo nei momenti di ricostruzione, stiamo assistendo ad una maggiore convergenza tra finanza ed economia reale.

In questo scenario si va sempre più enfatizzando una sorta di “Investitore Consapevole” il quale, all’obiettivo di massimizzare il rendimento del proprio capitale desidera affiancare una maggiore consapevolezza sugli effetti che questo produce sull'economia reale e sul pianeta. È un tipo di Investitore sempre più disponibile a dedicare tempo ed attenzione ai suoi investimenti illiquidi o non quotati, nella consapevolezza della forte interattività tra il loro agire finanziario e gli effetti sociali, economici ed ambientali che ne derivano, una consapevolezza che è spesso il frutto di esperienze imprenditoriali in proprio.

La proliferazione dei numerosi club di investimento e la crescente attenzione verso le diverse forme di Venture Capital, sono la manifestazione più evidente di questo processo in atto. È un paradigma semplice, in cui l'importanza attribuita alla qualità dell'idea imprenditoriale assume un ruolo altrettanto importante rispetto al rendimento atteso, in cui l'Investitore Consapevole desidera svolgere un ruolo sempre più attivo nel processo di valorizzazione del proprio risparmio e che finirà con l'essere fondamentale nel processo di ricostruzione del paese.

*Rinaldo Sassi è founder e ceo di Scouting Tra Partners Group; Paolo Bosani è managing partner di Expand Capital Partners

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