IL Modello bERLINO

Perché in Italia è impossibile seguire la GroKo tedesca

di Isabella Bufacchi

Di Maio: contratto di governo alla tedesca con Lega o Pd


3' di lettura

Elefanti, 18 comitati e 90 esperti, due accordi – uno preliminare di 28 pagine e uno finale di 177 – votazioni in due riprese di centinaia di delegati, o centinaia di migliaia di tesserati di tre partiti. Il contratto “alla tedesca” firmato da Cdu-Csu e Spd per formare la Grande Coalizione è il traguardo di un lungo percorso che si snoda intrecciando prassi politiche e leggi costituzionali che poco o nulla hanno a che fare con l'habitat italiano.

Per arrivare all'attuale GroKo, i leader dei tre principali partiti tedeschi hanno impiegato lunghi mesi di serrate trattative per raggiungere un compromesso a tutto tondo sull'intero programma di governo, entrando quanto più possibile nei dettagli di tutte le aree di intervento (europa, immigrazione, sicurezza, sanità, scuola, lavoro, sociale, pensioni, difesa, formazione, digitalizzazione, infrastrutture ecc…) e ripartendo un budget record di spesa da 46 miliardi. Il tutto nel pieno e reciproco rispetto in merito alla volontà, oltreché alla capacità, di chi è nella coalizione di tener fede fino in fondo agli impegni sottoscritti. E con appuntamento finale - accordo di coalizione scritto, firmato e messo già in tasca - di Angela Merkel dal Presidente della Repubblica Federale, per la proposta di nomina a Cancelliera, seguito dalla votazione in Parlamento per l'elezione da Cancelliera e infine la nomina ufficiale del Presidente.

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Elefanti seduti attorno al tavolo

Il primo passo alla ricerca della coalizione, nel caso in cui il risultato elettorale non assegni un vincitore certo come è accaduto in Germania alle elezioni del 24 settembre 2017, è quello degli “elefanti attorno al tavolo”. Letteralmente Elefantenrunde, è il dibattito televisivo che tradizionalmente si tiene in Germania subito dopo le elezioni e che raduna attorno a un tavolo tutti i leader dei partiti. Passerà alla storia l'annuncio nella Elefantenrunde di Martin Schulz, lo scorso settembre, quando rese noto un perentorio “no” alla Grande Coalizione: “Spd all'opposizione e mai più al governo con la Cdu”. Dopo il fallimento del tentativo della coalizione Giamaica, con Cdu-Csu, i liberali Fdp e i Verdi Die Grüne, il presidente della Repubblica Federale Frank-Walter Steinmeier, per evitare il ritorno alle urne che in Germania ha una strada tutta in salita se fuoriprogramma, convocò Schulz per convincerlo a ritornare sui suoi passi.

Accordi lunghi 100 e più pagine

Per arrivare alla terza GroKo, cioè una coalizione tra partiti che hanno visioni e programmi opposti come la Csu (la destra del centrodestra tedesco) e l'Spd (centrosinistra), Angela Merkel ha dovuto fare appello a tutte le sue note capacità di tessitrice di compromessi anche quando insperati. Le 177 pagine di accordo finale, precedute da un accordo preliminare di 28 pagine e numerosi scritti dove le frasi tra parentesi segnavano l'assenza di intesa, sono ora come scolpite nella pietra perché i partiti si sono impegnati a rispettarne l'impostazione e i contenuti. Su ogni punto, è stato raggiunto un compromesso in maniera molto capillare: a scrivere il testo sono stati messi al lavoro 18 comitati a una novantina

Da Heiko Maas ad Altmaier, chi compone il quarto governo Merkel

di esperti, tre rappresentati dei partiti su ogni settore. Anche la ripartizione dei ministeri, tra Cdu-Csu e Spd, serve a cementare il compromesso: per esempio l'immigrazione gestita dal ministero degli Interni sotto la guida del muscolare leader Csu Horst Seehofer non potrà riflettere esattamente quanto promesso in campagna elettorale dall'Spd né tantomeno questo potrà accadere alla Sanità dove il ministro è Jen Spahn (molto a destra di Merkel) il quale difficilmente attuerà le promesse elettorali socialdemocratiche come quella di abolire l'attuale sistema duale. Ma l'Spd ha gridato vittoria quando, diversamente dal passato, è messo il cappello sul ministero delle Finanze assegnato al suo Olaf Scholz (sia pur corrente di destra dell'Spd).

Votazioni su votazioni

Tanto l'accordo preliminare (che è considerato come fondamenta solide per quello finale) quanto l'accordo definitivo vengono votati dai partiti e quando arrivano al Presidente della Repubblica e al Parlamento sono blindati. La Cdu e la Csu fanno votare i delegati, in un congresso appositamente convocato. L'Spd va oltre: l'accordo preliminare è votato dai delegati, i membri del partito che hanno incarichi, mentre l'accordo finale della GroKo è stato votato con la croce sullo “ja” o “nein” per posta dai 463.723 tesserati.

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