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Perché l’Expo di Dubai darà una spinta all’innovazione italiana

Secondo uno studio della School of Management del Politecnico di Milano, il l’Esposizione Universale dovrebbe fruttare per il “made Italy” attorno ai 150 milioni di euro l’anno per almeno un lustro

di Giancarlo Mazzuca

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2' di lettura

Non è mai troppo tardi per l’Expo di Dubai che, già rinviata di dodici mesi, partirà (toccando ferro, di questi tempi …) il prossimo primo ottobre.
Anzi, sembra quasi che, come le bottiglie d’annata del nostro vino preferito, più la manifestazione in terra araba invecchia, più acquista valore.
La ragione è molto semplice: l’economia internazionale dopo un “lockdown” così prolungato, ha assoluto bisogno di ripartire e la grande rassegna internazionale può essere l'aereo giusto per far nuovamente decollare le nostre imprese.

Expo, volàno per la ripresa

Mai come oggi abbiamo bisogno di un volàno in grado di farci sperare in un futuro molto migliore rispetto all'attuale. E che l’Expo sia il trampolino giusto ce lo conferma il nostro commissario generale alla “kermesse” di Dubai, Paolo Glisenti, che, interpellato al telefono, non ha dubbi in proposito.
La sua convinzione è rafforzata da alcuni dati: secondo uno studio condotto dalla School of Management del Politecnico di Milano, il ritorno dell'Esposizione Universale per il “made Italy”, pur essendo inferiore rispetto a quello che potranno avere altri Paesi europei tipo Francia e Germania, dovrebbe essere attorno ai 150 milioni di euro l’anno per almeno un lustro.
Sarebbe, quindi, un gran bel ritorno, considerando il quadro generale: uno scenario piuttosto nero anche se le nostre “startup” e “scaleup” hanno, in questi mesi, continuato a lottare (secondo una recente indagine di EY Barometer, la raccolta complessiva di capitali da parte di queste imprese è stata nel 2020 di 569 milioni di euro, con la Lombardia che ha fatto la parte del leone).

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I settori chiave, dai trasporti alla medicina

Ma quali saranno i settori che, in particolare, saranno al centro della prossima rassegna? L’elenco è lungo: dalle aziende che puntano ad entrare nel comparto dello spazio a quelle della transizione ecologica, dalle imprese che gravitano sul fronte dei trasporti e della mobilità a quelle innovative nel campo dell’agricoltura e della medicina.
In altre parole, conclude Glisenti ,«l’Expo di Dubai potrà imprimere una forte spinta verso le filiere dell’innovazione italiana». Grandi progetti, certo.
Speriamo che i fatti ci daranno ragione tenendo conto dell’attuale situazione che, per certi versi, è fallimentare.
Proprio perché stiamo partendo da livelli molto bassi, diversi addetti ai lavori sono convinti che i risultati di Dubai saranno comunque concreti in modo da riuscire davvero a voltare pagina.
Del resto, tutto fa brodo nello sforzo immane che stiamo compiendo per risollevarci dalle macerie del Covid e, in tal senso, il prossimo Expo potrebbe avere per noi, con le dovute proporzioni, risultati ancora migliori dell’ultima Esposizione che si svolse nel 2015 a Milano: giocando in casa, la vittoria fu sei anni fa particolarmente sonante ma non c’era allora quella necessità estrema di passare il turno che abbiamo oggi.
A Dubai ci giochiamo il poco che ci resta: “rien ne va plus”.

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