EMERGENZA CORONAVIRUS

Perché l’Italia può essere considerata un caso pilota

Il presidente e il capo segreteria scientifica dell’Istituto superiore di Sanità fanno il punto sulla gestione dell’emergenza e la struttura organizzativa messa in campo

di Silvio Brusaferro e Luigi Bertinato

default onloading pic
Torino. Ospedale Amedeo di Savoia (Ansa)

Il presidente e il capo segreteria scientifica dell’Istituto superiore di Sanità fanno il punto sulla gestione dell’emergenza e la struttura organizzativa messa in campo


3' di lettura

Quello italiano è un sistema sanitario universalistico, decentralizzato a livello regionale che, sulla base di precedenti esperienze (ad esempio l'epidemia di influenza H1N1 nel 2009) ha articolato un sistema organizzativo per rispondere a queste sfide.

L'articolazione prevede una rete di laboratori di riferimento regionali per la diagnosi virologica a supporto della diagnostica delle malattie infettive (prelievo, tampone e diagnostica molecolare) e due centri di riferimento nazionali per l'alto bio-contenimento (IRCCS Spallanzani a Roma e ASST Fatebenefratelli Sacco a Milano).

Loading...

Il sistema ha nei dipartimenti di prevenzione in tutte le Asl lo snodo per le strategie di prevenzione che includono la vaccinazione della popolazione contro le principali malattie infettive e il contact-tracing nel territorio in corso di emergenze epidemiche (esempi recenti sono stati i focolai di meningite).

In aggiunta al sistema, il 22 gennaio è stata costituita dal ministro della Salute un'apposita task force con ministero della Salute, Istituto superiore di Sanità (Iss), INMI “L.Spallanzani”, Usmaf, Nas, Agenas, Aifa e con i corpi militari, con il compito di: allertare le strutture sanitarie competenti; attivare controlli agli aeroporti; diramare indicazioni operative per le norme di profilassi in caso di epidemia e di restrizione della mobilità delle persone; verificare il loro avviamento e rispondenza alle indicazioni internazionali (OMS, ECDC); gestire i casi confermati in Italia in collaborazione con tutti i Servizi sanitari regionali, Asl, Aziende ospedaliere e IRCCS.

I Servizi sanitari regionali con le loro articolazioni rappresentano la rete diffusa di risposta a livello locale.
Il 30 gennaio 2020, il direttore generale dell'Organizzazione mondiale della sanità (Oms) ha dichiarato il nuovo coronavirus SARS CoV-2 un'emergenza di sanità pubblica di rilevanza internazionale (PHEIC). Il 31 gennaio si è quindi riunito il Consiglio dei ministri italiano che ha deliberato lo stato d'emergenza per la durata di sei mesi, e lo stanziamento dei fondi necessari all'attuazione delle misure precauzionali conseguenti alla dichiarazione di «Emergenza internazionale di salute pubblica» da parte dell'Oms, al fine di consentire l'emanazione delle necessarie ordinanze di Protezione civile.

Così, il 3 febbraio con Ocdpc n. 630, la Protezione civile viene identificata come la struttura che coordina il soccorso e l'assistenza, i controlli in sede di sbarco, il rientro in Italia, avvalendosi di un Comitato tecnico scientifico(Cts). La rapida evoluzione della situazione epidemiologica nel giro di 48-72 ore, (a partire dal 20 febbraio) da Paese con casi importati a circolazione locale, ha determinato un ulteriore rafforzamento della strategia di contenimento e di distanziamento sociale in particolare attorno ai focolai epidemici, e della comunicazione.

Per l'epidemia in corso da Sars-Cov-2, le misure in atto per il contrasto della diffusione consistono nel:
a. contenimento dei focolai attraverso sistemi di sorveglianza passiva e attiva e attivazione di isolamento ad opera di Ssn, e Protezione civile;
b. il cosiddetto distanziamento sociale;
c. la comunicazione alla cittadinanza per l'adozione di stili di vita responsabili (igiene personale, riduzione del tempo trascorso in luoghi affollati) e corretta informazione attraverso i social media contro la fake news;
d. l'attivazione di numeri verdi dedicati a livello nazionale (1500 numero verde del ministero della Salute) e regionale, per la risposta alle domande dei cittadini. Per monitorare l'evoluzione della epidemia, verificare la progressiva efficacia delle misure di prevenzione adottate, fornire le adeguate garanzie in termini di autorevolezza, correttezza e trasparenza dei dati alle autorità internazionali (Oms, ECDC, Commissione europea), è stato richiesto all'Iss, che partecipa al Cts della Protezione civile di: garantire la sorveglianza epidemiologica e microbiologica; fornire supporto tecnico scientifico al Ssn ai vari livelli di competenza territoriale sanitaria; gestire formazione e aggiornamento sull'emergenza in termini di risposta e contrasto all'epidemia (es. corsi FAD EDUISS, teleconferenza settimanale, supporto con pareri tecnici al Ssn); informare i cittadini attraverso il sito Epicentro e comunicati stampa; mantenere, unitamente al ministero della Salute, i rapporti con gli organismi internazionali.

Questo continuo rapporto con Oms, Ue, ed ECDC infatti, permette di armonizzare i criteri alla base della definizione di caso da Sars-Cov-2 e gli interventi di prevenzione e diagnosi. Vengono così adottate, in modo coordinato a livello internazionale, le stesse misure per il contrasto alla circolazione del nuovo coronavirus.

In particolare, il coinvolgimento responsabile e attivo della popolazione, unitamente allo sviluppo di vaccini, è l'arma in più per questa e per le sfide future a tutela del diritto costituzionale alla salute.

Nella attuale prospettiva epidemiologica l'Italia può essere considerata un caso-pilota nella gestione della risposta alla circolazione del nuovo Coronavirus come sottolineato dall'Oms Europa, l'Ue e l'ECDC.

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti