Interventi

Perché l’Italia per ripartire ha bisogno di architettura

di Giuseppe Cappochin

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(ANSA)


3' di lettura


L’Italia per ripartire ha bisogno di architettura. Può suonare perentorio ma è assolutamente rispondente al vero. Non è un bisogno che si risolve in un’idea di costruzione fisica di spazi, ma il richiamo a un atteggiamento progettuale sulla società, sulla qualità delle dinamiche relazionali: tra uomo e uomo, tra singolo e collettività, tra uomo e ambiente. La pandemia si è rivelata, di fatto, un acceleratore di processi. Oggi troviamo più “normale” ragionare di trasformazione e di futuro di quanto accadeva tre mesi fa. Dobbiamo usare questo bisogno di futuro per affrontare nodi irrisolti da anni. Fra questi il ruolo dell’architettura, e degli architetti, nel nostro Paese. Il nostro manifesto pubblicato su architettiperilfuturo.it non a caso si concentra sull’architettura come bene comune, poiché l’Italia è un Paese che, oltre alle sfide globali, deve confrontarsi con le sue fragilità: dal dissesto idrogeologico al rischio sismico, alla vetustà delle infrastrutture e del patrimonio edilizio. Ciò impone un’azione di responsabilità da parte degli architetti per contribuire a risolvere le criticità e progettare il futuro.
La battaglia per lo sviluppo sostenibile si vince o si perde nelle città tanto più ora. Per raggiungere gli obiettivi dell’agenda Onu2030, della Roadmap Europea 2050 e quelli indotti dalla recente crisi sanitaria, è necessario invertire la tendenza all’urbanizzazione diffusa rendendo le città compatte, vivibili e resilienti e mettendo freno alla distruzione degli habitat naturali.

È indispensabile agire su stili e spazi dell’abitare, sul rapporto tra ambiti urbani e natura, su mobilità, accesso ai servizi, socialità, sicurezza del territorio e del patrimonio edilizio.
Futuro, per il nostro Paese, significa favorire la riqualificazione delle periferie urbane e territoriali con progetti policentrici di rigenerazione socio-culturale-ambientale integrati in un sistema diffuso di polarità in rete: i centri storici delle città, la molteplicità dei paesaggi e la costellazione di borghi e di paesi determinano la specificità e l’attrattività del nostro Paese. La rigenerazione deve prevedere contemporaneamente le periferie delle aree metropolitane e la riqualificazione dei territori meno urbanizzati, puntare a un piano di recupero abitativo e di messa in sicurezza dal rischio sismico di vaste zone del nostro Paese. Il cambiamento necessita in primis di uno sforzo culturale, che passa attraverso la sensibilizzazione della filiera delle costruzioni per la sua modernizzazione. Occorrono metodi di confronto stabili ed integrati tra progettare, costruire, amministrare, coinvolgendo anche i mondi della finanza e le grandi realtà industriali per concretizzare la sostenibilità nelle trasformazioni del territorio. Occorrono strumenti di condivisione delle conoscenze, un Database Open Source su programmi per lo sviluppo, materiali, soluzioni di dettaglio e innovazioni, incentrato sul tema dell’economia circolare e dei rifiuti della filiera delle costruzioni.

Un piano di investimenti orientato allo sviluppo sostenibile, capace di favorire investimenti privati e stimolare la domanda interna creando nuove opportunità di lavoro, non può prescindere da nuovi strumenti di pianificazione che garantiscano la primazia e la centralità del progetto, un reale snellimento delle procedure e la certezza dei tempi.
Ecco la necessità di una radicale riforma dell’attuale quadro normativo che regola il governo del territorio (leggi urbanistiche, Codice Contratti, testo unico edilizia), nonché di un risolutivo aggiornamento dell'apparato amministrativo che porti ad una completa informatizzazione dei processi, anche attraverso modelli di sussidiarietà con il sistema ordinistico.
I concorsi devono diventare strumento chiave per la promozione della qualità, rendendoli sostenibili per tutti e non solo per i grandi studi o per chi già può consentirsi il lusso della partecipazione.
Il pubblico deve riprendere il suo ruolo di promotore non limitandosi a recepire istanze rappresentative di interessi di soggetti economici privati, ma provvedendo ad indirizzarne le energie governando i processi.
È quindi una questione di visione, di partecipazione e di strumenti, per una riflessione corale che CNAPPC promuove attraverso un percorso che coinvolgerà l’intera comunità degli architetti e che porterà alla raccolta di proposte e contributi veicolati poi ai decision makers del nostro paese come contributo degli architetti al Progetto di Futuro per l’Italia. Perché crediamo nel senso di comunità, nella forza della voce collettiva che condensa, dà spazio e rilievo ai pensieri dei singoli nel mondo dell’architettura.

Presidente CNAPPC (Consiglio Nazionale degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori)

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