il memorandum of understanding

Perché l’Italia vuole l’accordo con la Cina spiegato in 4 grafici

di Luca Salvioli


Tra Italia e Cina la firma di 29 accordi, dalle start up all'e-commerce

1' di lettura

Il Memorandum of Understanding tra Italia e Cina porterà l'Italia, prima tra i paesi del G7, dentro alla “Belt and Road Initiative” (o Nuove vie della Seta). È il mastodontico progetto infrastrutturale-commerciale, di connessione tra Cina ed Eurasia, lanciato nel 2013 proprio dal premier cinese Xi Jinping. Perché l’Italia è interessata? Per ragioni economiche, ha spiegato il premieri Conte, a partire dalla volontà di riequlibrare la bilancia commerciale. Come si vede dal grafico qui sotto, l’Italia non è in cima ai Paesi europei che ricevono investimenti cinesi. Guidano questa classifica Regno Unito e Germania, l’Italia è terza.

GLI INVESTIMENTI CINESI IN EUROPA
GLI INVESTIMENTI CINESI IN EUROPA
GLI INVESTIMENTI CINESI IN EUROPA

Il tema delle merci che transitano da un Paese all’altro è centrale, come si vede dal grafico qui sotto. Il nostro export verso la Cina vale 13,169 miliardi di euro, mentre l’import vale il triplo: oltre 30miliardi (dati 2018). ll trend inoltre rafforza questa tendenza: nel 2018 l’export è calato del 2,4%, mentre l’import è cresciuto dell’8,2%.

IMPORT ED EXPORT DELL’ITALIA IN CINA
IMPORT ED EXPORT DELL’ITALIA IN CINA
IMPORT ED EXPORT DELL’ITALIA IN CINA

E questo è un tema italiano, non tanto europeo: come si vede dalla chart in basso la media dell’eurozona, quanto a export verso la Cina, è superiore a quella italiana. Germania, Regno Unito, Francia fanno meglio di noi.

EXPORT VERSO LA CINA

EXPORT VERSO LA CINA
EXPORT VERSO LA CINA

Quest’ultimo grafico è particolarmente impietoso: riguarda gli investimenti in infrastrutture nei Paesi europei. E fa capire come l’Italia non abbia recuperato quanto perso con la grande crisi di una decina di anni fa. Mentre gli altri principali Paesi europei, in particolare la Germania, sono sostanzialmente tornati al livello di investimento del 2007-2008, l’Italia resta sotto di circa il 40%. Ed è dunque in cerca di nuovi fondi.

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