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Perché l’ordine globale non funziona più (e alcune ricette per cambiarlo)

Dalla crisi ucraina che «segna la fine dell’espansionismo di Putin» fino ai nuovi paradigmi della finanza, travolta da bitcoin e Nft. Il convegno al Festival di Trento

di Enrico Miele e Flavia Carletti

Il convegno “Perché l’ordine globale non funziona più e come può cambiare” al Festival dell’Economia di Trento

3' di lettura

Dagli effetti lunghi del Covid, «che ci trascineremo ancora a lungo», fino alla crisi ucraina che «segna la fine dell’espansionismo di Putin», passando per i nuovi paradigmi della finanza, con l’impatto del web 3.0, fatto di bitcoin, Ntf e blockchain, che «ha avuto un effetto regressivo» sui mercati. Sono alcuni degli spunti emersi dal convegno “Perché l’ordine globale non funziona più e come può cambiare”, andato in scena al Festival dell’economia di Trento, a cui hanno partecipato Angelo Federico Arcelli, professore straordinario di economia all’università Marconi di Roma e senior fellow di Cigi – Canada, Giorgio di Giorgio della Luiss Guido Carli University, l’imprenditore Francesco Micheli e Arrigo Sadun, presidente e fondatore Tlsg International Advisors.

Sadun: «Non ci libereremo rapidamente del Covid»

Ed è proprio Sadun a mettere in guardia sulla coda lunga della pandemia rispetto agli effetti sull’economia globale: «Non credo – avverte Sadun – che ci libereremo tanto rapidamente del Covid. È una situazione che ci trascineremo ancora tanto tempo con conseguenze rilevanti. I rapporti economici globali, lo sviluppo del dibattito politico nelle democrazie liberali saranno influenzati da questo strascico del long Covid». Ma il pensiero corre anche alla crisi geopolitica, innescata dall’invasione dell’Ucraina da parte della Russia: «Non credo che il conflitto in Ucraina sia l'inizio di un trend militare. Non credo che la crisi ucraina porti a una egemonia del peso militare nella gestione dei rapporti internazionali. Certo se Svezia e Finlandia entrano nella Nato qualcosa cambia». Ad ogni modo, secondo Sadun, «la crisi ucraina è la fine dell’espansionismo di Putin. Secondo me, comunque vada, questo segna la fine di quel tipo di espansione» e la situazione creata dalla guerra «invece di accelerare i conflitti avrà un effetto contrario».

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Micheli: «I mercati? «Un casinò, effetti regressivi dal web»

Gli sconvolgimenti in questi anni non hanno risparmiato il settore della finanza. Ne è convinto l’imprenditore Francesco Micheli, seduto al suo fianco sul palco, che descrive l’impatto del digitale sulle transazioni finanziarie: «In pochi decenni ci sono state una serie di rivoluzioni impressionanti, alle quali né la classe politica, né quella dirigente sono state in grado di provvedere. Questa triplice rivoluzione – globalizzazione, web e sviluppo delle tecniche di telecomunicazione – ha fatto sì che sia partito un progresso formidabile. Per la finanza il web è stato qualcosa di pervasivo, ma ha avuto un effetto regressivo».

Secondo lui, esiste un prima e un dopo sui mercati globali. Una linea di demarcazione tracciata proprio dal web: «Prima – spiega – c’erano i mercati con una pluralità di attori, da cui venivano dinamiche di crescita importanti. Il web, viceversa, ha creato una concentrazione in un pugno di entità, potenze assolute che controllano tutti i mercati e che hanno, di fatto, trasformato un mercato con una pluralità di attori in un mercato unico, in cui si forma pensiero unico. Hanno creato un oligopolio». In campo finanziario, siamo così passati «da un web 1.0 a un web 2.0 formato da blog, piattaforme e social e ora al web 3.0 formato da bitcoin, Nft e blockchain e questo sta facendo impazzire la finanza. I bitcoin non sono monete ma un asset finanziario, gli Nft non sono arte, se non virtuale».

«Si salva chi scambia le fiches con moneta vera, non bitcoin»

L’imprenditore cita, per fare un esempio, anche il celebre “Schema Ponzi” per parlare «dell’immensa liquidità che gira per il mondo, e questo fa impallidire tutto quello di cui ci si preoccupava fino a pochi anni fa. È un mondo diventato quasi impossibile da seguire, e che continua a crescere su se stesso senza che ci sia la capacità di provvedere».Sul finale, Micheli usa la metafora del gioco d’azzardo per descrivere lo stato di salute della finanza mondiale: «Viviamo tutti in un casinò in cui tutti giochiamo in continuazione, finite le fiches andiamo alla cassa e ce ne danno altre. L’unico che si salva, alla fine, sarà quello che porterà le fiches alla cassa e prenderà moneta vera, non bitcoin, e quindi scenderà da questa giostra infernale».

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