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Perché per la prima volta in un secolo gli Usa hanno chiuso una decade senza recessioni

Negli ultimi 100 anni gli Stati Uniti hanno attraversato, ogni 10 anni, una media di 2 anni e mezzo in recessione. Ma dal 2010 crescono ininterrottamente. Un record che potrebbe continuare

di Vito Lops

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3' di lettura

Nei primi 10 anni del 1900 gli Stati Uniti hanno trascorso quattro anni in recessione. Nella decade successiva (quella della Prima guerra mondiale) il tempo in cui l’economia Usa è arretrata (anziché crescere) si è attestato a 4 anni e mezzo. E così via fino agli anni 2000 per una media di 2,5 anni di recessione ogni 10 anni di attività economica.

Senza recessione per la prima volta
Avanzando con questa statistica e portandoci all’ultimo decennio si entra però in un territorio inesplorato: per la prima volta nella storia (perlomeno quella degli ultimi 100 anni in cui le rilevazioni statistiche sono diventate via via più precise) l’economia statunitense ha archiviato un decennio consecutivo senza passare attraverso almeno una recessione. La recessione è scomparsa dai radar.

Considerato che siamo entrati nel guinness dei primati gli esperti si arrovellano ogni anno nel predire quando arriverà la prossima recessione. Finora tutti quelli che hanno vestito i panni di Cassandra hanno fatto cilecca.

Indicatori positivi
Del resto, gli ultimi dati economici sembrano allontanare ulteriormente questa eventualità. Giovedì 9 gennaio sono stati resi noti i dati sulle richieste settimanali dei sussidi di disoccupazione, che si sono attestate a 214 mila unità, sotto le attese di 220mila.

A questo dato positivo sul fronte del lavoro si è aggiunto quello, parimenti positivo, relativo all’indice Ism non manifatturiero (o dei servizi). Questo indice - che misura le attese sull’attività economica elaborate mensilmente al termine di un’accurata intervista rivolta ai responsabili per gli acquisti di aziende Usa che operano nei servizi - a dicembre è balzato a 55 punti, in aumento rispetto al precedente (53,9 punti) e meglio delle previsioni (54,5 punti).

USA, LA RIPRESA DELL'ISM NON MANUFATTURIERO

Mentre la manifattura arretra i servizi sono in espansione. (Ufficio Studi Il Sole 24 Ore)

Mentre la manifattura è in contrazione (il relativo indice nel corso del 2019 è sceso sotto i 50 punti che delimitano l’espansione dalla contrazione) il settore dei servizi (che incide molto di più oggi sul Pil nelle economie avanzate rispetto al contributo della manifattura) è tornato a crescere, sconfessando con un colpo di coda le nuove Cassandre che nei mesi scorsi avevano ipotizzato il sentore di un malessere in arrivo per l’economia a stelle e strisce.

Il calcolo delle probabilità
Un altro dato sembra poi allontanare la recessione. Le sue probabilità a 12 mesi sono scese dal 35% dell’autunno del 2019 all’attuale 30%.

LE PROBABILITÀ DI RECESSIONE USA A 12 MESI

Rispetto ai picchi di ottobre 2019 sono in calo

In questo quadro Wall Street ha aggiornato anche ieri i massimi storici su tutti e tre i suoi principali indici (Dow Jones, S&P 500 e Nasdaq). In 10 anni (gli stessi in cui il Pil è sempre cresciuto ininterrottamente) l’S&P 500 è salito del 200%. È vero che le quotazioni non sono a buon mercato (il rapporto prezzo/utili è salito a 21 volte) ma è anche vero che non si tratta di valutazioni da bolla finanziaria.

Politica monetaria moderna
Il record della prima decade della storia senza decrescita è figlio di tante variabili: tra queste sicuramente l’esser stati i primi ad aver inaugurato, con il quantitative easing, la politica monetaria moderna e l’aver avuto dal 2016 un presidente (Donald Trump) che non lesina a spingere al massimo la leva fiscale (attraverso deficit e misure di agevolazione fiscale come quella sul reimpatrio dei capitali per le imprese Usa) facendo peraltro pressioni indebite alla Federal Reserve affinché tagli contemporaneamente tassi e adotti altri stimoli anche non convenzionali.

Nuova era della finanza
È chiaro che più si avanza più i rischi (se non altro statistici) di recessione aumentano. Ma è pur vero che nella nuova era della finanza (dove i paradossi non mancano come il fatto che un quarto dei bond mondiali in circolazione esprima tassi negativi) anche la macroeconomia sta vivendo degli aggiornamenti inediti. Soprattutto se politica fiscale e politica monetaria spingono contemporaneamente nella stessa direzione espansiva.

L’incognita elezioni
E gli Usa stanno facendo da apripista in questo scenario (che però potrebbe spargere nel futuro pericolosi effetti collaterali). Anche per questo (e con il senno del poi è diventato un paradosso) per gli investitori lo spauracchio numero uno per il 2020 non è una nuova guerra con ma l’ipotesi che il partito democratico vinca le prossime presidenziali.

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