Interventi

Perché con la rivoluzione green e digitale, l'impresa pubblica può essere uno strumento efficace

Con il Recovery plan serve una rivoluzione di management, di missione, di percezione di sé, di comunicazione

di Alfredo de Girolamo

(AdobeStock)

3' di lettura

Qual è il ruolo dell'impresa pubblica, nazionale e locale, al tempo del Recovery Fund e della transizione energetica ed ecologica?

È una domanda di carattere strategico, e la risposta che daremo sarà fondamentale per la ripresa economica post-Covid e la modernizzazione del Paese.

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L'azienda pubblica ha svolto in Italia ruoli importanti nelle diverse fasi della sua storia, in un rapporto a volte dialettico, altre volte conflittuale con l'impresa privata, e svolgendo diverse funzioni nelle politiche industriali nazionali. Dalla municipalizzazione in epoca giolittiana, all'IRI della ricostruzione, al ruolo di ENI, ENEL e Finmeccanica e in generale delle aziende pubbliche locali nella riforma di settori strategici per cittadini e imprese come quello idrico, dei rifiuti, del trasporto pubblico e dell'energia.

Nonostante le robuste politiche di privatizzazione avviate negli anni '80 (vedi i casi Telecom, Autostrade e parte degli universi IRI, ENEL e ENI), le aziende a partecipazione o a controllo pubblico restano una realtà industriale ed economica importante in Italia.

Complessivamente, al netto delle attività finanziarie e assicurative, le imprese a controllo pubblico generano oltre 58 miliardi di valore aggiunto, il 7,5% di quello prodotto dalle imprese dell'industria e dei servizi.

I processi di privatizzazione a livello nazionale si sono rallentati molto, mentre su scala locale si è ridotto il numero delle imprese pubbliche, dopo il Decreto Madia, ma non il loro valore economico.

Nei momenti chiave della crescita economica nazionale, l'impresa pubblica ha sempre garantito un ruolo centrale, con aspetti positivi (investimenti, innovazione, efficacia) e non solo negativi (nomine caratterizzate politicamente, inefficienza, sindacalizzazione eccessiva).

Oggi, di fronte alla grande “rivoluzione green e digitale”, l'impresa pubblica può rappresentare uno strumento efficace e in alcuni settori indispensabile. Non solo perché di fatto occupa importanti segmenti di mercato (specie nei servizi pubblici locali), ma perché particolarmente adatta per sua stessa natura a realizzare progetti di transizione ecologica ed energetica in tempi rapidi. A condizione, tuttavia, che questo tipo di impresa cambi di nuovo pelle, come ha fatto altre volte nella storia nazionale.

Naturalmente non è l'unico strumento di politica industriale disponibile, e andrà inserita all'interno di una robusta politica di mercato, concorrenziale e aperta agli operatori di tutti i tipi di proprietà.

Realizzare investimenti strategici per almeno 100 miliardi di euro nei prossimi sei anni non sarà affatto semplice, non basta avere un buon Recovery Plan e molti finanziamenti europei. Occorre garantire la famosa “execution”, ovvero individuarne le gambe operative.

In Italia oggi le aziende capaci di progettare, finanziare, realizzare e gestire infrastrutture strategiche sono prevalentemente pubbliche. Basti pensare ad ENEL, ENI, RFI, ANAS e alle quotate che erogano servizi pubblici locali (IREN, A2A, HERA, ACEA), sul piano nazionale, ma anche alcune aziende a controllo pubblico di dimensione regionale.

Per tutte le altre aziende pubbliche di dimensione più locale, cambiare pelle sarà indispensabile, perché questo sistema di imprese (ma questo vale anche per molte aziende private) sia parte della transizione ecologica e digitale, e non si limiti a produrre servizi sostenibili. Sul piano della sostenibilità queste stesse aziende devono recuperare un ritardo di cultura di impresa. Non sono oggi tutte percepite aziende né green né smart, nonostante siano quasi tutte produttrici di servizi ambientalmente orientati: economia circolare, depurazione e riciclo dell'acqua, fonti rinnovabili, mobilità sostenibile. Non hanno affrontato subito con forza la rivoluzione digitale e non sono percepite in media come innovative, anche se invece potenzialmente lo sono.

Insomma serve una rivoluzione di management, di missione, di percezione di sé, di comunicazione. Per poter realizzare investimenti verdi e digitali, ma essere al tempo stesso aziende che hanno per oggetto sociale la transizione ecologica e digitale.

(@degirolamoa)

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