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Perché Marine Le Pen può ancora conquistare l’Eliseo

di Marco Moussanet

(AFP)

3' di lettura

PARIGI - Fondapol (Fondation pour l’innovation politique), uno tra i più autorevoli “think tank” politici francesi, ha messo a punto un simulatore che consente di immaginare quale può essere un risultato elettorale sulla base di una serie di variabili. Per esempio, nel caso che ci interessa in questi giorni, l’esito del duello del 7 maggio tra Emmanuel Macron e Marine Le Pen in relazione ai flussi di voti che ognuno dei due riuscirà a intercettare rispetto agli elettorati dei candidati sconfitti al primo turno. I cosiddetti serbatoi di consensi ai quali i due finalisti possono insomma attingere. E tra i vari scenari possibili, e credibili, ce n’è uno che vede la Le Pen vittoriosa con il 50,2 per cento.

Il direttore di Fondapol, Dominique Reynié, si affretta a spiegare che i numeri apparsi sullo schermo sono il frutto di un’elaborazione puramente aritmetica, che «non tengono conto dei contenuti dei programmi e degli aspetti emozionali». E ribadisce che a suo parere «la Le Pen non ha alcuna possibilità di vincere se non trova il modo di accantonare la prospettiva di un’uscita della Francia dall’euro e dall’Europa». Visto che i francesi, nonostante i mugugni, sono favorevoli alla moneta unica, come mostrano tutti i sondaggi, e non sembrano disposti, almeno in maggioranza, al salto nel buio che propone la leader dell’estrema destra: mai lasciare il certo per l’incerto.
Ma quello che Reynié definisce «un simpatico giochino» è sufficiente a far capire che la partita non è ancora giocata (come ha peraltro avvertito ieri il presidente François Hollande). E che l’ex ministro dell’Economia non dovrà cedere un metro, non dovrà mollare fino al triplice fischio dell’arbitro. Anche per evitare che le rilevazioni registrino nei prossimi giorni una riduzione del distacco di Macron (oggi intorno ai 20 punti, 60 a 40), dando alla Le Pen e ai suoi sostenitori l’impressione che la “remuntada” è possibile.

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Non va intanto sottovalutato il risultato del primo turno. La Le Pen ha ottenuto 1,6 milioni di voti in più rispetto alle regionali del 2015, il miglior risultato di sempre del Front National (arrivando al primo posto in 216 circoscrizioni su 566). E se ai 7,7 milioni di voti di domenica scorsa ne aggiungiamo – stando alle indicazioni sui flussi – circa 3,5 in arrivo dalla destra (dai Républicains, i cui elettori sono tutt’altro che convinti di votare Macron, nonostante le dichiarazioni a denti stretti dei loro fallimentari dirigenti, e dal super-sovranista Nicolas Dupont-Aignan) e un altro dall’estrema sinistra, più qualcosa dai piccolissimi candidati, arriviamo a circa 13 milioni.

Non così lontano dall’obiettivo dei 17-18 milioni che dovrebbero servire per vincere.
E che potrebbero essere anche meno in caso di aumento dell’astensione. Da non escludere, tanto più che l’8 maggio in Francia è festa e quindi si andrà a votare in mezzo a un lungo week-end. Se questo avverrà, a rimanere lontani dai seggi saranno soprattutto gli elettori di Macron. In parte perché ritengono, a torto, che tanto il successo è scontato. In parte perché sono gli elettori più “ricchi” – e cioè quelli di Macron – ad “andare al mare” fuori stagione.

Così come non va sottovalutato il fatto che al primo turno il “fronte anti-sistema”, variamente rappresentato, ha raggiunto il 45 per cento. E saranno in pochi, di quell’elettorato, a mettere nell’urna il nome di Macron. Mentre altri, vedendo finalmente l’obiettivo a portata di mano, potrebbero essere tentati ad andare a votare.
C’è infine da interrogarsi sull’efficacia del cosiddetto “fronte repubblicano”, cioè la coalizione strumentale tra destra e sinistra per battere il Front National. Fino a oggi ha funzionato, è vero. Ma come tutti gli strumenti di carattere eccezionale, si logorano quando vengono utilizzati troppo spesso. E possono persino ottenere l’effetto opposto di quello desiderato.

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