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Perché volano i beni rifugio ma Wall Street è a un passo dal record

di Vito Lops


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2' di lettura

Wall Street è un passo dai nuovi massimi storici. Mentre sui mercati vanno di moda i beni rifugio (l’oro è salito otto volte nelle ultime nove sedute, venerdì il tasso del Bund tedesco a 10 anni ha toccato il minimo di tutti i tempi, la capitalizzazione globale dei bond è ai massimi, ecc.) la Borsa statunitense si sta riportando sui livelli più alti di sempre.

Wall Street è reduce dalla migliore settimana da novembre 2018 (+4,3%). Le parole del governatore della Fed Jerome Powell (che ha difatti aperto alla possibilità di una fase di tagli dei tassi) hanno rianimato le azioni statunitensi dopo un maggio complicato (-6%). Il rialzo è proseguito anche ieri quando l’indice S&P 500 si è portato a ridosso dell’area 2.900 punti, a soli 45 dal massimo storico (chiusura del 30 aprile).

A conti fatti, quindi, al listino Usa manca un rialzo complessivo dell’1,5% per aggiornare il nuovo record. Sono tre i market mover che potrebbero avvicinare la Borsa Usa verso l’impresa di aggiornare nuovi massimi. In un contesto che comunque rimane aperto ad ampie incertezze, come testimoniato dall’appeal registrato nell’ultimo mese dai beni rifugio.

Effetto Fed
Il primo in ordine di calendario riguarda la Federal Reserve. Il 19 giugno si riunisce il Fomc (comitato di politica monetaria della banca Usa). Le ultime dichiarazioni di Powell sulla prospettiva di tagliare i tassi sono state eloquenti e sono state queste principalmente a muovere il mercato azionario nelle ultime sedute. Ad oggi gli investitori si aspettano 3-4 tagli nell’arco dei prossimi 12 mesi. Il prossimo Fomc dovrà quantomeno confermare le aspettative degli investitori, altrimenti c’è il rischio di una delusione e quindi di una retromarcia delle azioni.

G-20 di Osaka
A fine mese i potenti del mondo si ritrovano ad Osaka in occasione del G-20. Gli investitori puntano i riflettori sulla presenza di Donald Trump e del pari-cinese Xi Jinping. In caso di colloqui positivi sulla guerra commerciale qualche margine per spingere Wall Street ai massimi ci potrebbe essere. Ma anche in questo caso, come per il Fomc, vale il contrario: la possibilità di deludere gli investitori è altrettanto alta.

Effetto buyback
Non va poi dimenticato l’effetto buyback (riacquisto di azioni proprie da parte delle società quotate). Statisticamente negli ultimi anni le operazioni di buyback hanno subito un’accelerazione nel mese successivo alla presentazione dei conti trimestrali. E giugno in questo senso cade nel momento giusto. Si tratta di una modalità “artificiale” per mantenere alte le quotazioni azionarie e potenzialmente pericolosa. Da un lato infatti il buyback è positivo perché significa che le aziende credono nel proprio business; dall'altro, è negativo in quanto in tal modo gli utili vengono “gonfiati” perché mettono in bilancio un guadagno sulle proprie azioni il trimestre successivo “drogando” l'utile futuro. Ma a conti fatti, piaccia o non piaccia, ormai il mercato americano è abituato a questa pratica. Solo l’anno scorso le operazioni di buyback a Wall Street hanno superato i 1.000 miliardi di controvalore.

In ogni caso da inizio anno Wall Street è già salita del 14%. Il che significa che le attuali valutazioni non possono considerarsi a sconto.

twitter.com/vitolops

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