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Perché Milano può superare anche Parigi nella moda

di Giulia Crivelli

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(AFP)


1' di lettura

What are we going to do with all this future? È la domanda, liberamente ispirata a due opere di William Blake e Jane Austen, che compare sull’invito alla sfilata Gucci che si terrà oggi alle 15 nella nuova sede della maison fiorentina. Quale potrà mai essere il legame tra un poeta e una scrittrice vissuti tra il Settecento e l’Ottocento in Inghilterra con la moda globale del nuovo millennio? La risposta – si perdoni il calembour – è nella domanda.

Come useremo tutto questo futuro? Il riferimento può essere all’intero fashion system, che non perde la sua forza economica e la capacità di influenzare la società, anche grazie a internet, ma soprattutto a Milano come capitale mondiale della moda.

Solo altre tre città – New York, Londra e Parigi – possono ambire allo stesso ruolo. Le prime due però hanno già perso il confronto: New York non riesce a creare una fashion week dell’uomo accanto a quella della donna e dopo due sole stagioni potrebbe sospendere l’esperimento.

Tommy Hilfiger, simbolo della moda Usa con Ralph Lauren e Calvin Klein, ha tradito Manhattan per Los Angeles. Londra ruota intorno a Burberry e punta ai giovani, ma tutti i grandi nomi internazionali scelgono Milano. O Parigi, che però perde smalto: non solo e non tanto per gli attentati terroristici che hanno lasciato ferite profonde e influenzato i flussi turistici. Milano non approfitta delle sfortune di Parigi: sull’onda di Expo e grazie alla capacità di fare sistema, la città ha davvero un grande futuro davanti a sé. A patto di saperlo usare bene, per tornare alla domanda iniziale.

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