le due americhe e la francia

Perché il “nuovo” Trump non vede l’ora di incontrare Macron

di Mario Platero

(AFP)

4' di lettura

NEW YORK - Davanti ai risultati delle elezioni francesi ci sono due americhe, l'America degli Alt Right, degli estremisti di destra, che avrebbe voluto una sconfitta di Emmanuel Macron alle elezioni francesi, e l'America tradizionalista e multilaterale, che avrebbe considerato una vittoria della Le Pen e la conseguente spaccatura dell'Europa come una catastrofe strategica per gli Stati Uniti.

Nel pieno flusso di fake news si è creata in Europa e in Italia l'impressione che il movimento nazionalista negli Stati Uniti sia molto forte e che le due interpretazioni americane del futuro europeo, la prima, per la spaccatura, così diametralmente opposta rispetto alla tradizione storica del paese, oggi siano quasi in equilibrio. Non è così. Gli Alt Right e le loro tendenze estremiste (anche in America) sono una minoranza. La maggioranza dell'America popolare e una assoluta maggioranza dell'America istituzionale sono per un'Europa forte. C'è da chiedersi dove si colloca Donald Trump. Resta il suo tweet che sembrava indicare un appoggio alla Le Pen dopo l'attentato preelettorale in Francia. E sappiamo che Stephen Bannon, il consigliere che ha portato Trump alla vittoria della Casa Bianca è un simpatizzante della Le Pen (e degli Alt Right). Possiamo anche immaginare che emotivamente il Presidente possa gradire il messaggio e il piglio della Le Pen.

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Nelle prime settimane del suo mandato, sotto l'influenza dei Bannon e dei Flynn, Trump lo aveva enunciato con una certa chiarezza: preferiva dialogare con le singole nazionali. Ma nelle ultime settimane sul piano razionale e della policy, il

Presidente americano è certamente cambiato: ha seguito la linea dei suoi uomini “con la testa sulle spalle”, di Jim Mattis alla Difesa, di John Kelly alla Sicurezza Interna di HR McMaster alla Sicurezza Nazionale, di Rex Tillerson al dipartimento di Stato. L'Amministrazione Trump oggi vuole un'Europa solida. Lo vuole per proteggere i suoi interessi strategici oltre che quelli europei. La linea politica a questo punto è definita e difficilmente cambierà.

Il tweet enfatico di Trump per un incontro rapido con l'Eliseo lo conferma. C'è da chiedersi invece come si relazionerà Trump con Macron. Il pronostico non è facile. Chi lo conosce bene osserva che il Presidente americano si trova più a suo agio con uomini di “una certa eta'” e Macron è un giovane con formazione, idee e valori molto diversi da quelli del Presidente. Ma c'è una cosa che per Trump conta sopra ogni altra: la vittoria, se poi è schiacciante come quella di Macron, questo elemento da solo dovrebbe incutere rispetto in un Presidente così ossessionato dai risultati.

Ed è questo, anche fuori dal circolo ristretto della Casa Bianca, l'elemento che domina nel dibattito americano post elezioni francesi: la dimensione del

risultato elettorale. Che Macron potesse vincere (nonostante le tante sorprese del 2016!) se lo aspettavano tutti. Che potesse vincere con i margini schiaccianti con cui ha vinto era meno chiaro. Questo aggiunge un elemento in più. In arrivo dal popolo francese c'è un mandato che l'America, quella dei Bush, degli Obama e adesso di Trump auspicava da tempo: procedere con una radicale riforma dell'interventismo burocratico della Commissione e delle ostinate rigidita sistemiche dell'Unione e introdurre aggressive politiche per la crescita.

Al di là di come andrà il prossimo voto parlamentare o delle possibilità reali del governo Macron di essere incisivo, il giorno dopo le elezioni presidenziali francesi l'America per ora celebra una risposta ferma contro i populismi europei pro Putin (e diversi da quelli americani). L'America degli affari, quella delle imprese - grandi e piccole, - della finanza - grande e piccola -, degli operatori di mercato si sarebbe preoccupata se il risultato fosse stato ambiguo. Lo stesso viene condiviso nei think tank Americani, dal Council on Foreign Relations, alla Brookings Institution, si sottolinea quanto la leaership francese sia importante per l'Europa e quanto una collaborazione franco tedesca auspicata da Macron diventi chiave per riallineare il futuro europeo.

Ci sono voci, come quella del premio Nobel per l'economia Michael Spence che hanno ricordato sulle nostre pagine quanto siano difficili da estirpare i problemi europei alla radice dei populismi. Ma la vera minaccia resterà quello delle “fake news”.

Se l'America estremista degli Alt Right è minoritaria, i messaggi manipolati via Internet hanno un impatto potente. Chi scrive lo vede ogni giorno sui social media. Sono messaggi che potrebbero portare danni severi per le democrazie europee più deboli. Sappiamo che c'è stata un'azione coordinata di alcune frangie dell'estrema destra americana per manipolare certa documentazione di Macron. Gli attivisti americani hanno usato siti come 4Chan e Discord per compiere incursioni efficaci, “Twitter raid”, per dirottare gli hashtag più diffusi e gli argomenti sui social media e iniettare materiale propagandistico anti-Macron e a favore della destra. Questi gruppi hanno lavorato in sincronia con hacker russi. Il problema è serio e amplifica la consistenza reale o il seguito popolare dietro questi attivisti. Vengono smascherati, ma non basta. Il pericolo guardando in avanti è reale. E non è detto che tutti i popoli parte del caleidoscopio europeo siano in grado, come quello francese, di dare una forte dimostrazione di orgoglio per la loro democrazia e contro populismi e i nazionalismi, che peraltro, da ieri, sono improvvisamente invecchiati.

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