LA FINESTRA SUL CORTILE

Perché le ombre di impeachment non offuscano i mercati

Le probabilità che la procedura vada in porto sono basse. E anche dovesse, i precedenti di Nixon e Clinton dimostrano che le Borse non ne risentono, anzi

di Ken Fisher


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(REUTERS)

3' di lettura

Gli intrighi politici di Washington dominano i notiziari da Miami a Milano. Il Congresso degli Stati Uniti ha avviato un’inchiesta formale per l’impeachment del presidente Trump. Secondo gli osservatori si tratta di un evento unico e imprevedibile, con risvolti pericolosi per l’economia americana e mondiale. Io la penso diversamente. Questa vicenda politica è più un elemento di distrazione che una vera notizia per l’economia e per i mercati. Ma vediamo perché.

Gli osservatori statunitensi sostengono che anche il semplice fatto di considerare un impeachment è causa di problemi economici. A loro avviso, infatti, questo alimenta l’incertezza, frenando gli investimenti delle imprese. Se così fosse, l’Italia ne subirebbe i contraccolpi. Gli Stati Uniti generano il 25% del Pil mondiale e rappresentano il terzo mercato più importante per il Belpaese.

Ma l’impeachment non dovrebbe provocare un’impennata dell’incertezza. Mentre scrivo questo articolo, il 12 novembre, sappiamo solo che è in atto un’inchiesta. L’avvio della procedura di impeachment richiede 218 voti a favore da parte dei 435 membri della Camera dei Rappresentanti (una delle due Camere del Congresso). I Democratici detengono attualmente un numero sufficiente di potenziali seggi per dichiarare l’impeachment del repubblicano Trump, ma possono permettersi solo poche defezioni. Quanti di loro potrebbero tirarsi indietro, in particolare nei 35 distretti democratici in cui Trump ha vinto nel 2016 e in cui ancora riscuote successo nei sondaggi? Nessuno lo sa.

Ma anche se i Democratici votassero a favore dell’impeachment, questo non vuol dire che Trump sia fuori dai giochi. Un impeachment formale darebbe semplicemente avvio a un processo da tenersi in Senato, che sarebbe presieduto dal Presidente della Corte Suprema, John Roberts. Questi è stato nominato dai Repubblicani e difficilmente interpreterà le norme probatorie a favore dei Democratici. Mentre in Italia la messa in stato d’accusa è decisa dai giudici della Corte costituzionale e da giurati esterni al Parlamento, la giuria di Trump sarebbe costituita dai 100 membri del Senato. Una condanna e la successiva destituzione dall’incarico richiedono 67 voti. I Repubblicani controllano 53 seggi, i Democratici 47. Almeno 20 Repubblicani dovrebbero quindi votare contro Trump. In tal caso, a quest’ultimo subentrerebbe il Vice Presidente Mike Pence. Una cosa del genere non è mai accaduta.

Nella storia degli Stati Uniti solo tre Presidenti hanno affrontato la procedura di impeachment, il che non agevola l’analisi dell’impatto sui mercati. Andrew Johnson fu messo in stato d’accusa e quindi assolto nel 1868, prima che fossero disponibili dati finanziari affidabili. Possiamo quindi ignorarlo. Rimangono Richard Nixon, che rassegnò le dimissioni sotto la minaccia di impeachment nel 1974, e Bill Clinton, che fu processato ma poi assolto nel 1998-1999.

I guai di Nixon furono preceduti dall’inizio di una brutta stagflazione accompagnata da un mercato “orso” ribassista. In quel periodo incombevano importanti fattori economici – tra cui i destabilizzanti controlli sui prezzi introdotti dallo stesso Nixon, una brusca inversione della curva dei rendimenti globale e il famigerato embargo petrolifero arabo – dei quali non è possibile isolare gli effetti. L’impeachment di Clinton non ha avuto un impatto economico evidente. Durante la sua messa in stato d'accusa, nel 1998-1999, il Pil statunitense registrò una crescita, rispettivamente, del 4,5% e 4,8%. In dollari USA, i listini statunitensi guadagnarono il 28,6% nel 1998 e il 21,0% nel 1999.

A meno di qualche importante rivelazione, la realtà politica rende improbabile la destituzione di Trump. In ogni caso, una sua eventuale rimozione non costituirebbe automaticamente una minaccia per l’economia. L’impeachment è un evento politico di enorme portata per gli Stati Uniti, in quanto potrebbe condizionare il voto del 2020, decretando il successo dell'avversario di Trump o l’esito delle elezioni al Congresso. Ma gli effetti sull’Italia e sul resto del mondo sono modesti. Non lasciate che le vostre prospettive ne siano influenzate.

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