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Perché gli open data non hanno ancora generato una economia da 3 trilioni di dollari?

Metti intorno a un tavolo, magari meglio all'interno di una sede istituzionale, un imprenditore, un manager e un amministratore locale a parlare di open data e accadranno cose

di Luca Tremolada

(Adobe Stock)

2' di lettura

Metti intorno a un tavolo, magari meglio all'interno di una sede istituzionale, un imprenditore, un manager e un amministratore locale a parlare di open data e accadranno cose.

Sappiamo ormai da tempo che i dati aperti sono dati accessibili a tutti, messi a disposizione da pubbliche amministrazioni o aziende private che possono essere riutilizzati per diversi scopi.

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Alla Milano Digital Week di alcuni giorni fa c’erano collegati Cdo (Chief data officier), Cto (Chief tecnology officier), responsabili dei sistemi informativi e data scientist. E in presenza rappresentanti delle aziende e delle attività commerciali come Paola Generali, Presidente Assintel/ConfCommercio, società che si occupano di governare e rappresentare flussi di dati come Emilio Misuriello di Esri, e dirigenti dei dipartimenti di innovazione del pubblico come Giuseppe Sindoni del Comune di Milano e Antonio Barone di Digital Information Hub di Aria, l'azienda tech in-house della Regione Lombardia.

Quello che è accaduto è che in pochi minuti sono nate tantissime nuove idee per start up e progetti per portare a terra servizi per le imprese e per i cittadini. Dalla riprogettazione delle città con i dati alle piattaforme per i turisti che informano sulla barriere architettoniche per i disabili ai servizi di informazione sulle file nei pronti soccorsi e sull'accesso ai servizi sanitari. Eppure, sono ancora pochissimi i servizi data-driven.

Dieci anni fa è nato il portale degli open dati dell'Unione, in Italia alcuni Comuni sono addirittura partiti prima. In questo arco di tempo i dataset aperti messi a disposizioni sono cresciuti esponenzialmente. Uno studio del 2020 dello European data portal stimava il valore di mercato degli open data nel 2019 in qualcosa come 184 miliardi di euro. E sempre la struttura finanziata dall'Unione europea nei giorni scorsi ha aggiornato al 2021 il suo Open data maturity index, appunto un indicatore che misura la maturità dell'ecosistema dei dati aperti nei paesi europe.

Quello che è accaduto è un paradosso. Ci sono più idee che dataset. Anche perché persistono numerose criticità. Gli imprenditori chiedono al pubblico una data governance per gestire la pubblicazione dei dati. La Pa chiede più dati ai privati. Gli imprenditori tecnologia che sia in grado di rendere sicuri e anonimi le proprie informazioni.

Sono allo studio una serie di nuove tecniche di elaborazione dei dati “Privacy Enhancing Technologies” (Pet) che intendono proprio rafforzare o migliorare la protezione della privacy. L’obiettivo è aiutare i fornitori di dati e gli utenti a condividere le informazioni in modo sicuro e anonimo utilizzando la crittografia e i protocolli che consentono a qualcuno di produrre dati di output utili senza “vedere” i dati di input.

In ballo ci sono a livello globale 3 trilioni di dollari di Pil annuale nei prossimi 20 anni. Tanto ha calcolato McKinsey varrebbe la condivisione sicura dei dati. Serve fiducia da parte di tutti gli attori. E tavoli forse più allargati per ragionare insieme sulla nuova economia dei dati.

Riproduzione riservata ©
  • Luca TremoladaGiornalista

    Luogo: Milano via Monte Rosa 91

    Lingue parlate: Inglese, Francese

    Argomenti: Tecnologia, scienza, finanza, startup, dati

    Premi: Premio Gabriele Lanfredini sull’informazione; Premio giornalistico State Street, categoria "Innovation"; DStars 2019, categoria journalism

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