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Perché oro e bond a tassi negativi si muovono in tandem

Titoli governativi a tassi negativi e prezzo dell’oro hanno avuto un andamento fortemente correlato da qualche anno a questa parte. Ecco i motivi

di Andrea Franceschi


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2' di lettura

Il controvalore dei titoli di Stato a rendimenti negativi ha recentemente toccato il record storico di 15500 miliardi di dollari. In parallelo anche il prezzo dell’oro ha toccato i massimi dal 2013 superando la soglia di 1500 dollari l’oncia all’inizio del mese. Titoli governativi a tassi negativi e prezzo dell’oro hanno avuto un andamento fortemente correlato da qualche anno a questa parte come si può chiaramente notare dal grafico elaborato dagli analisti di Schroders.

Il crollo dei tassi di interesse sui titoli di Stato che ha portato al paradosso dei bond a tassi negativi è una conseguenza delle politiche monetarie espansive messe in atto dalle banche centrali tornate quest’anno a spingere sull’acceleratore degli stimoli monetari. La Fed ha tagliato il costo del denaro, la Bce ha portato la remunerazione sui depositi a nuovi minimi storici (-0,5%) annunciando la ripresa del Qe. Altre banche centrali in tutto il mondo ne hanno seguito l’esempio varando politiche espansive.

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In un contesto segnato dal progressivo deterioramento delle prospettive di crescita i titoli di Stato, oltre che per l’effetto dello stimolo delle banche centrali, hanno riscoperto il loro “appeal” di beni rifugio e questo spiega perché sono stati così gettonati in questi mesi.

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Anche l’oro è storicamente un porto sicuro gettonato dagli investitori nelle fasi di elevata incertezza e questa comune appartenenza alla categoria dei ”beni rifugio” spiega perché si è mosso in tandem con i bond a tassi negativi. Tra le due classi di investimento tuttavia sussiste una differenza di non poco conto: l’oro, a differenza dei bond, non dà rendimento il che, in un contesto di mercato in cui chi investe in bond si ritrova spesso a incassare a scadenza meno di quanto investito, lo rende un’alternativa più attraente agli occhi di un investitore poco propenso a rischiare.

È vero che l’assenza di rendimento in questa fase rende l’oro più competitivo dei bond ma non bisogna dimenticare che chi investe in titoli di Stato ha dalla sua parte la garanzia in più del rimborso a scadenza. Un rimborso che, nel caso dei titoli a tassi negativi, comporta una perdita (il rendimento negativo appunto). Ma è anche vero che si tratta di una perdita contenuta che rappresenta in qualche modo uno scotto da pagare per avere il grosso del capitale preservato.

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L’oro, per quanto storicamente considerato “risk-free”, è comunque soggetto alle fluttuazioni del mercato. Che possono essere positive (cosa che in genere accade quando l’economia è in fase di rallentamento) ma anche molto negative come si è visto tra il 2012 e il 2015 quando l’oro è arrivato a registrare ribassi dai massimi ai minimi nell’ordine del 40 per cento. Numeri che bisognerebbe tenere ben presente quando, in relazione all’oro, si parla di investimenti a rischio zero.

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