sale in zucca

Perché questo sarà un Ferragosto da dimenticare

Le incertezze sull’autunno e la “sindrome cinese”: dopo il danno ci sarà pure la beffa?

di Giancarlo Mazzuca

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(REUTERS)

Le incertezze sull’autunno e la “sindrome cinese”: dopo il danno ci sarà pure la beffa?


2' di lettura

Dobbiamo essere realisti: il prossimo, sarà un Ferragosto da dimenticare. Ci siamo spesso chiesti per quali dannati motivi il Capodanno d’estate diventi, spesso e volentieri, il giorno più freddo dell’anno sul fronte economico ma, quest’anno, la domanda dobbiamo porcela con ancora maggior forza. Mai come il 15 agosto 2020, infatti, l’allarme rosso è così alto. La situazione congiunturale è particolarmente incerta: un vero e proprio “rischiatutto” per l’Europa e per l’Italia. Il motivo è evidente: siamo proprio alla resa dei conti per i contraccolpi del Covid.

Intendiamoci, con tutti i precedenti, dovremmo ormai essere abituati alle sorprese ferragostane. A cominciare da quel giorno di mezz’estate del 1971 quando l’allora presidente americano Richard Nixon decise, a Camp David, di abolire la convertibilità del dollaro in oro. Venendo a tempi più recenti, molti si ricorderanno di quell’agosto del 2011 quando ci fu il nostro “grande freddo” con l’Europa dopo la lettera di richiamo di Bruxelles all’Italia (governo Berlusconi), che provocò subito l’impennata dello spread oltre “quota 500”. Per non parlare del Ferragosto 2015 con la terza svalutazione, in pochi giorni, dello yuan cinese e con le conseguenti montagne russe borsistiche in tutto il mondo. Dodici mesi dopo tornammo ai problemi di casa nostra con la deflazione che ci aggredì al di là di ogni previsione.

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Ma, a dispetto di tutti questi precedenti, il Ferragosto di quest’anno rischia di essere ancora più gelido perché - nonostante i ripetuti interventi del Conte-bis, con tre scostamenti di bilancio, e in attesa del Recovery Fund e del Mes o non Mes - ci sono davvero troppe incognite sul nostro futuro. Mai come oggi siamo, insomma, “tra color che son sospesi” (nell’Inferno vero, non in quello dantesco) e tutti ci stiamo chiedendo che cosa ci riserverà il prossimo autunno. E, corsi e ricorsi storici, ancor più di cinque anni fa il nostro futuro sarà condizionato dalla “sindrome cinese”. Perché proprio la Cina, economicamente parlando, sta uscendo con le ossa meno rotte nel mondo dalla pandemia innescata proprio a Wuhan.

Le cifre parlano chiaro: il pianeta “giallo” si sta già risollevando dall’effetto-Covid con un Pil che, a fine anno, non sarà più in rosso. A questo punto, i “guru” si stanno chiedendo come cambieranno gli equilibri economici nel mondo tra l’Occidente che continua ad andare in retromarcia e Pechino che è in fase di risalita. A ben vedere, è questo l’interrogativo di fondo di un Ferragosto paradossale: dopo il danno ci sarà pure la beffa?

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