Interventi

Perché realizzare la rete ad alta velocità è una priorità

di Rosario Cerra e Francesco Crespi


5' di lettura

Parafrasando Paolo Conte in “Bartali” farà piacere una bella discussione sulla Rete Unica ma affrontare la necessità di una rete realmente performante “fa gola di più”, specie in questo momento in cui occorre entrare nel merito del Recovery Fund. Negli ultimi mesi il dibattito pubblico si è concentrato quasi unicamente sulla questione della Rete Unica, dei vantaggi e delle difficoltà di una soluzione di questo tipo, dei difficili equilibri tra gli operatori esistenti. Questo è sicuramente un tema di assetto complessivo rilevante che merita ampia attenzione. Tuttavia, il vero tema è che l'Italia ha bisogno di realizzare, nel più breve tempo possibile, una rete realmente performante, che risulti in linea con i target europei della Gigabit Society.

Una condizione strategica e imprescindibile in un Paese che intenda assicurare al proprio tessuto produttivo e alla propria popolazione connessioni adatte, non solo rispetto alle difficili sfide presenti, ma anche e soprattutto, rispetto a quelle future. La centralità di questo tema è ben presente nel Piano Next Generation Italia, che dovrà tuttavia tradursi in iniziative specifiche e concrete in grado di “mettere a terra” gli obiettivi strategici individuati.Come dimostrano gli studi più recenti, per effetto della pandemia l'Italia ha registrato un significativo salto in avanti nella domanda di digitale. Cittadini e imprese sono ormai pienamente consapevoli che la disponibilità di soluzioni digitali e servizi online forniscono un formidabile supporto in molti ambiti della vita quotidiana, oltre a creare nuove importanti occasioni di business. D'altra parte, anche la pubblica amministrazione (anche se con ampi margini di miglioramento) sta imboccando la strada del digitale, con milioni di italiani che per la prima volta hanno utilizzato i servizi digitali della P.A. in questi mesi.Per accelerare la trasformazione digitale del Paese è quindi essenziale che questa domanda, che per molto tempo è rimasta in larga parte inespressa, trovi un'adeguata offerta in termini di servizi di rete che la supporti. Indipendentemente da chi costruirà o gestirà una rete ad alta velocità su tutto il territorio nazionale è di questo che l'Italia ha bisogno in questo momento, e occorre tutta l'attenzione possibile in termini di decisioni strategiche adeguate e di risorse finanziarie disponibili da parte dei policy maker.Su questo notiamo tuttavia che nell'attuale contesto il quadro delle risorse pubbliche destinate allo sviluppo della rete fissa ad alta velocità non è ancora chiaramente delineato.

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Rispetto a tale situazione il Centro Economia Digitale ha sviluppato una riflessione su alcuni temi ritenuti strategici, e che prescindono dalla realizzazione di un progetto di Rete Unica. Qui delineiamo alcune proposte concrete, che speriamo potranno essere utili anche per dettagliare ulteriormente gli interventi previsti nel piano Next Generation Italia.

Esiste in primo luogo un'esigenza di natura strategica. Occorre infatti aggiornare gli obiettivi Paese che sono fermi a quanto previsto dalla Digital Agenda del 2015 (Italia unico paese a livello europeo a non aver ancora aggiornato il piano). Questo tenendo presente che la Commissione Europea fissa quale obiettivo strategico al 2025: “tutte le famiglie europee, nelle aree rurali e in quelle urbane, avranno accesso a connettività Internet che offra un downlink di almeno 100 Mbps, potenziabile a velocità Gigabit”. In particolare, è necessario indicare gli obiettivi sia di breve sia di lungo periodo e avere chiaro il quadro delle risorse finanziare necessarie al raggiungimento di tali obiettivi.Dal punto di vista dell'implementazione, sarà importante svolgere una nuova consultazione sulle “aree grigie”. Si tratta in particolare di identificare delle aree omogenee al fine di garantire una copertura effettiva delle intere aree e di rivedere il meccanismo della dichiarazione, prevedendo una verifica degli esiti tramite un processo continuo di monitoraggio e controllo degli impegni presi. In altre parole, per favorire l'effettiva realizzazione degli obiettivi fissati, bisognerebbe ovviare alla debolezza della semplice “dichiarazione di investimento” e prevedere impegni più cogenti da parte delle imprese. Inoltre, nelle aree a fallimento di mercato potrebbe essere utile valutare la possibilità di sviluppare meccanismi efficienti di gare pubbliche, anche in una logica di co-investimento, per garantire la copertura effettiva delle aree, anche guardando ad altre esperienze come, ad esempio, quella realizzata in Francia.Infine, se, come si spera, il sistema sarà in grado di produrre un'accelerazione nel processo di copertura del territorio, sarà utile tenere in considerazione l'eventuale difficoltà a reperire imprese e competenze per la realizzazione in tutto il Paese delle infrastrutture di rete. Per evitare possibili strozzature in tal senso, alcune risorse dei fondi europei potrebbero essere destinate alla formazione all'interno delle imprese o a favorire la creazione di imprese in grado di svolgere questo tipo di attività.

A queste considerazioni se ne aggiungono altre che riguardano il sostegno alla domanda e lo sviluppo di attività complementari fondate sullo sviluppo di una rete capillare ad alta velocità. Dal primo punto di vista, per rendere strutturale il recente aumento nelle esigenze di connettività da parte di cittadini e imprese, è opportuno rafforzare gli strumenti di stimolo della domanda, fattore essenziale per ampliare l'utilizzo di servizi digitali, al fine di incentivare la migrazione dalle vecchie tecnologie alle nuove soprattutto nel momento in cui le nuove reti andranno a coprire l'intero territorio nazionale. In particolare, occorre adottare un meccanismo di incentivi per portare la fibra “fino a casa” e per agevolare la realizzazione di impianti sia negli edifici privati sia in quelli pubblici (ad es. le scuole) in grado di garantire un collegamento più efficace alla rete tramite cavo LAN. Segnaliamo poi come, in un contesto in cui la rilevanza del cloud computing anche a livello di policy europea appare centrale, garantire un sostegno alla realizzazione di “server farm” per gli edge cloud computer da realizzare in prossimità delle centrali di rete, potrebbe generare degli effetti di complementarietà degli investimenti particolarmente rilevanti.

Un'altra importantissima opportunità è invece legata alla realizzazione di investimenti nello sviluppo di applicativi di interesse pubblico basati sul funzionamento di reti ad alta velocità. Tra questi evidenziamo la necessità di sviluppare uno standard nazionale per la gestione dei servizi legati alle Smart City, attualmente caratterizzati da una progettazione altamente eterogenea, e l'opportunità di avviare un processo di monitoraggio a largo spettro del territorio basato sul fiber sensing.Il quadro delle nostre proposte naturalmente non è esaustivo, ma può contribuire a indicare alcune direttrici su cui innestare in breve tempo progetti strategici e operativi. La rete ad alta velocità è per definizione l'infrastruttura abilitante dell'economia digitale, l'efficacia di tutti gli altri interventi dipenderà radicalmente da quello che il Paese saprà realizzare in questo campo.“Tra i francesi che s'incazzano, e i giornali che svolazzano” è arrivata l'ora di far correre non solo “Bartali” nella nostra memoria ma il Paese verso il prossimo futuro.

Rosario Cerra - Presidente Centro Economia Digitale
Francesco Crespi - Direttore Ricerche Centro Economia Digitale


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