casa

Perché la riforma del catasto è ancora bloccata

Il Fondo monetario internazionale spinge per una revisione del sistema catastale, ma Gualtieri frena: serve cautela

di Gianni Trovati


I prezzi delle case tornano a crescere dopo 12 anni

2' di lettura

La fusione di Imu e Tasi prodotta dalla manovra «esclude un aumento della pressione fiscale», perché la libertà d’azione sulle aliquote dei Comuni «non è stata modificata». E la riforma del Catasto, se mai si farà davvero, dovrà essere «condivisa dagli operatori» e preceduta da «una discussione pubblica ampia, in particolare con i Comuni». Perché ogni scelta tecnica sul tema ha importanti ricadute politiche che impongono dosi aggiuntive di «cautela».

Nella sua audizione pomeridiana alla commissione parlamentare di vigilanza sull’Anagrafe tributaria il ministro dell’Economia Roberto Gualtieri fa il punto sul fisco del mattone. E proprio la «cautela» domina i ragionamenti ministeriali su un capitolo che da sempre incendia la politica.

Il Catasto ai margini della riforma fiscale
L’audizione è l’occasione per chiarire che ovviamente qualsiasi revisione degli sconti fiscali, compresi quelli sul mattone, non avrà effetti retroattivi. E per una risposta indiretta ai suggerimenti arrivati mercoledì dal Fondo monetario internazionale, che nelle sue ricette è tornato a proporre la revisione delle basi imponibili immobiliari per avvicinarle ai valori di mercato e, su questa base, il ritorno dell’abitazione principale sotto il raggio d’azione del fisco.

Quest’ultima ipotesi è oggi del tutto esclusa dalla politica. Ma anche la riforma del Catasto sembra restare parecchio defilata rispetto al palcoscenico dei progetti di riforma fiscale che si concentrano sull’imposta sui redditi. Il problema è quello noto, e lo richiama lo stesso Gualtieri nel suo intervento a Palazzo San Macuto. Il Catasto italiano è datato 1939, le revisioni successive non ne hanno modificato l’impianto di fondo. E i risultati sono spesso paradossali, soprattutto dopo la gelata del mercato immobiliare che in Europa ha accompagnato la crisi di finanza pubblica e solo Italia non accenna a lasciare la scena.

Il precedente di Renzi
Perché è vero che in molti casi, soprattutto nelle città maggiori e nelle zone dove il mercato ha tenuto, i valori catastali su cui si basano i calcoli dell’Imu sono decisamente più bassi rispetto a quelli di mercato. Ma lontano da queste aree spesso accade il contrario, e il fisco valuta l’immobile molto più del prezzo che gli eventuali compratori sarebbero disposti a riconoscere.

Ma il precedente del 2015, quando il decreto attuativo della riforma del Catasto prevista dalla delega fiscale fu fermato dall’allora premier Renzi in consiglio dei ministri, insegna che i nodi politici sulla casa sono troppo intricati per provare davvero ad affrontare i difetti del sistema. All’epoca si discusse sull’«invarianza di gettito» che la riforma avrebbe dovuto assicurare alzando i valori fiscali troppo bassi e limando quelli troppo alti.

Ma invarianza a livello nazionale o comunale? La stessa incognita è tornata nel dibattito in commissione, e continuerà ad accompagnare il dibattito su una riforma inserita in ogni Piano annuale ma finora sempre lasciata ai margini delle agende governative.

ALTRI ARTICOLI
Il fisco verso il modello tedesco
Investire nel mattone: ecco le opportunità per tutte le tasche

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti
Loading...