politica

Perché Salvini non tornerà mai con Berlusconi

di Barbara Fiammeri


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Silvio Berlusconi, Matteo Salvini. (Imagoeconomica)

2' di lettura

Silvio Berlusconi prevede una crisi imminente dell'esecutivo gialloverde. Subito dopo le elezioni europee, quando il verdetto delle urne del 26 maggio sentenzierà il sorpasso della Lega sul M5s parallelamente all'acuirsi delle difficoltà economiche.

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A quel punto - sostiene l'ex premier - nascerà una nuova maggioranza, che avrà nel ricompattamento del centro-destra il suo fulcro, rafforzato da un numero imprecisato di «delusi» grillini e non solo. Ma questa previsione (o speranza) del Cavaliere è assai difficile, per non dire impossibile, che possa realizzarsi. Che Lega e M5s possano rapidamente finire ai ferri corti è plausibile. Quel che invece è inverosimile è che Salvini decida di rompere l'alleanza con i Cinque stelle per tornare a braccetto con Berlusconi. Lo ha detto e ripetuto più volte, il leader leghista. Le dichiarazioni – abbiamo imparato – in politica valgono poco (basti pensare a quel che dicevano l'uno dell'altro i due partiti di maggioranza prima di governare assieme). A contare sono gli interessi.

E Salvini non ha alcun interesse a resuscitare il centrodestra, così come lo abbiamo conosciuto. Anzi, il suo obiettivo è opposto: smantellarlo definitivamente proprio attraverso l'uscita di scena di Berlusconi e l'irrilevanza/scomparsa di Forza Italia. Tagliare una volta per tutte i legami con il passato, presentarsi come il vero custode del cambiamento anche per non fornire munizioni al suo principale avversario e suo attuale alleato: il M5s.

L'idea di accordarsi con Berlusconi mentre i grillini gli sparano addosso accusandolo di essere tornato all'ovile di Arcore non la prende minimamente in considerazione. Questo però non significa che non abbia già pensato a possibili alternative, qualora il governo gialloverde arrivasse alle corde. Molto, se non tutto dipenderà dai risultati delle europee (e anche delle regionali che ci accompagneranno fino al 26 maggio) e dalla tenuta del M5s qualora la sentenza delle urne fosse troppo insoddisfacente.

Per il leader della Lega la prospettiva migliore sarebbe a quel punto il ritono al voto, per non rischiare di fare la fine di Matteo Renzi che in un anno vanificò il 40% ottenuto alle europee 2014. Ma si può realizzare solo se anche i Cinque stelle lo vorranno. In caso contrario si dovrà pensare a soluzioni alternative. Qualcosa già si muove. Dentro Fi la fronda guidata dal governatore ligure Giovanni Toti è pronta allo strappo. Si parla di una nuova formazione nella quale protagonista, assieme a Toti, sarebbe la leader di FdI Giorgia Meloni. Una sorta di mini Pdl per ricostruire il nuovo centrodestra a trazione salviniana. Se non sarà sufficiente per governare lo sarà per presentarsi come probabile coalizione vincente davanti agli elettori. A condizione che però Berlusconi esca davvero di scena. E questo non è certo un dettaglio. Il Cavaliere non ha alcuna intenzione di farsi da parte e la scelta di candidarsi alle europee ne è la conferma.

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