Interventi

Perché serve una burocrazia per la transizione ecologica

Il neo ministro Roberto Cingolani ha partecipato in Parlamento alla Commissione Ambiente e a quella Industria. Cosa mai accaduta prima, che segna l'integrazione fra politiche ambientali e scelte energetiche e industriali.

di Alfredo De Girolamo

(AdobeStock)

3' di lettura

Che le cose al vecchio ministero dell'Ambiente siano cambiate lo dimostra la prima audizione, a cui il neo ministro Roberto Cingolani ha partecipato in Parlamento: non solo con la Commissione Ambiente ma anche con la Commissione Industria. Una cosa mai accaduta prima, che segna finalmente l'integrazione fra politiche ambientali e scelte energetiche ed industriali. Per questo è nato il nuovo ministero per la Transizione Ecologica (MITE), che come il ministro ha ricordato, ingloba le competenze in materia di energia del Ministero per lo sviluppo economico. Inclusa la vigilanza su ENEA, su SOGIN e sul GSE, con la possibilità di dettare atti di indirizzo su questi snodi centrali delle politiche energetiche ed industriali.

Insomma, una piccola rivoluzione c'è stata, e a guidarla c'è un ministro di alto profilo scientifico, innovatore, schierato sul piano di un ambientalismo tecnologico, pragmatico, globale. Non a caso uno dei primi passaggi del Ministro ha riguardato il tema del debito ambientale (non ripartibile per Stati ma necessariamente globale) e delle disuguaglianze sociali legate alle politiche ambientali.

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La comunicazione al Parlamento ha confermato lo stile del ministro: rapida, essenziale, focalizzata sui punti chiave. La nuova organizzazione del ministero ed il suo potenziamento, l'integrazione fra politiche ambientali e energetiche, il PNRR, una visione chiara della transizione ecologica, energetica, dell'economia circolare, della protezione della natura.

Molto spazio giustamente è stato dedicato alla riforma del permitting. Non il volo alto della riforma della Pubblica Amministrazione, ma un più semplice approccio teso a sciogliere il nodo della cultura del “non fare”: semplificare permessi ed autorizzazioni, incluse le procedure di VIA e di VAS e fermo restando l'importanza di moderne procedure di dibattito pubblico, serie ed imparziali. I cantieri ambientali sono tutti fermi per una somma patologica di leggi scritte male, procedure assurde, competenze mal distribuite, un ruolo eccessivo di alcuni istituti (le Sovrintendenze), una burocrazia che non vuole rischiare, una scarsa capacità dei decisori politici locali di assumere scelte a breve. Risolvere questo problema, come Cingolani sembra voler fare seriamente, è molto complesso.

Il ministro sembra non voler fare l'ennesima inutile operazione di maquillage semplificatorio. Vuole una burocrazia per la transizione ecologica, una macchina dello stato competente e orientata a fare le cose non a bloccarle. Ma trovare il modo in Italia di autorizzare e realizzare campi eolici e fotovoltaici, centrali geotermiche, impianti a biomasse, digestori anaerobici e termovalorizzatori, non sarà facile. Occorre un'azione profonda nei gangli dell'amministrazione. Il riferimento al Ponte di Genova è un buon punto di partenza.

La comunicazione del ministro sembra indicare un rilancio di fonti rinnovabili ed energia a partire dall'approvazione di FER2. Si punta a biometano, idrogeno, trazione elettrica. La parte sull'economia circolare forse quella più debole, con ancora generici riferimenti al rafforzamento delle filiere circolari, al Green Public Procurement, all'approvazione dei vari piani strategici. Ma ci sarà da fare impianti per risolvere le molte criticità del Paese e anche la sottolineata urgenza di approvare i decreti End of Waste non sarà cosa facile. Scarsa l'attenzione al settore idrico.

Rispetto al precedente ministro il salto di stile e di qualità è innegabile. Anche le prime indicazioni sul nuovo testo di PNRR sembrano indicare un nuovo approccio. Ma occorrerà entrare nel merito, definire scelte impegnative e non sempre facilmente condivisibili dalla compagine politica di governo, specie in materia di rifiuti e di nucleare.

(@degirolamoa)

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