L’incontro con juncker

Perché i sostenitori della Brexit contestano l’accordo di May con l’Ue

di Alb.Ma.

Brexit, ok dei 27 ad accordo con May, inizia settimana cruciale

3' di lettura

Altro che «Singapore sul Tamigi». I sostenitori più strenui della Brexit, il divorzio tra Regno Unito e Ue, sono sul piede di guerra da giorni dopo aver letto l’accordo raggiunto tra i negoziatori britannici e Bruxelles. Le quasi 600 pagine del testo , in attesa del vaglio del Consiglio europeo al summit del 25 novembre, hanno seminato il malumore fra le ali più intransigenti del partito conservatore (e anche fra le file dei laburisti di Jeremy Corbyn, orientati a respingere l’accordo).

L’ultraconservatore Jacob Rees-Mogg ha lanciato una mozione di sfiducia contro la premier Theresa May e annuncia battaglia in vista del voto parlamentare. La bocciatura dell’intesa precipiterebbe l’Isola verso uno scenario no-deal, giudicato dagli analisti più pericoloso del «caso Italia» che sta scuotendo l’Eurozona. Ma l’incognita non sembra inquietare più di tanto lo zoccolo duro dei Tory, convinto che l’assenza di intese sia preferibile al draft strappato dai negoziatori di May. Quali sono i punti che li hanno fatti infuriare?

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1) La questione dei confini irlandesi
I confini tra Irlanda e Irlanda del Nord sono l’oggetto del contendere più ostico fra Theresa May, i suoi critici e l’Europa. L’attuale bozza di accordo prevede l’istituzione temporanea del cosiddetto backstop: una «polizza», come l’ha definita May, per garantire che non si eriga un confine rigido fra Dublino e Belfast in caso di mancato accordo Uk-Ue al termine del periodo transitorio (dicembre 2020). Conseguenze? L’Irlanda del Nord sarebbe l’unico territorio del Regno Unito ad adattarsi a una serie di standard europei, ad esempio sui prodotti agricoli, guadagnando un vantaggio competitivo rispetto al resto del Paese.

Sempre ai sensi del backstop, sia Londra che l’Irlanda del Nord rientrerebbero in un’unione doganale unica con l’Europa, ma solo la seconda si troverebbe equiparata agli altri Paesi Ue. I Brexiter giudicano «inaccettabile» lo scenario per almeno due motivi. In primo luogo si incrinererebbe di fatto l’unità del Regno Unito, favorendo il distanziamento di Belfast dalla sfera di influenza di Londra. In secondo luogo, agli occhi degli «isolazionisti» più intransigenti, il backstop (e l’unione doganale collegata) manterrebbero il Regno sotto al vincolo della Ue.

2) Subordinazione ai parametri Ue
Il famoso backstop costringerebbe il Regno Unito a mantenere «parità di condizioni» con la Ue su una serie di terreni, a parire da questioni ambientali e diritti dei lavoratori. In particolare Londra sarebbe costretta a garantire livelli compatibili con la Ue su fattori come le emissioni di CO2 o protezione sociale dei dipendenti. Per i Brexiter ortodossi si tratta di una negazione in termini della loro stessa battaglia, affossata in uno dei capisaldi fondamentali: la possibilità di decidere in autonomia - ad esempio - su livelli di tassazione light o criteri ecologici meno stringenti di quelli che stanno iniziando a imporsi in Europa.

3) Niente tariffe autonome sugli alimentari
Anche nel caso del commercio di alimentari, l’indipendenza del Regno Unito è vincolata al raggiungimento di un accordo strutturato con l’Ue. In caso di flop subentrerebbe ancora il regime di backstop, con un aspetto positivo e uno negativo. Quello positivo è la possibilità di commerciare con la Ue senza tariffe aggiuntive. Quello negativo, agli occhi dei Brexiter, è l’impossibilità di negoziare tariffe agevolate con i Paesi extraeuropei: un altro elemento di subordinazione dell’economia britannica alle regole comunitarie.

4) Le competenze giuridiche
Anche sulle competenze giuridiche arriva una tegola per i Brexiter. I casi che riguardano il Regno Unito che saranno ancora pendenti dopo il 29 marzo 2019 saranno sottoposti al giuridisdizione della Corte Ue fino al termine del periodo transitorio nel dicembre 2020. Per quanto riguarda la cooperazione in chiave anti-terroristica, Londra avrà accesso al database dell’Ue fino al termine del biennio di transizione. Dopo di che le due parti saranno chiamate a siglare un accordo ex novo, urgenza rivendicata anche dall’intelligence britannica per mantenere il livello di guardia sulla sicurezza nell’Isola.

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