Social network

Perché sostituire Facebook con un'altra piattaforma è impossibile. Anche per Trump

Le ragioni del flop della piattaforma lanciata dall’ex presidente Usa bandito dai principali social network

di Biagio Simonetta

Trump lancia la sua piattaforma social: "From the desk of Donald"

3' di lettura

La montagna che partorisce il topolino. Per settimane, Donald Trump e i suoi hanno creato grande suspense attorno a una «nuova piattaforma social» in grado di raggirare la censura dei vari social scattata contro l'ex presidente degli Stati Uniti dopo i fatti di Capitol Hill. Una piattaforma «libera» che avrebbe dovuto consentire al tycoon e ai suoi milioni di follower di continuare a interagire nonostante le decisioni di Facebook e Twitter di silenziare i suoi seguitissimi account.

Le indiscrezioni trapelate da fonti vicine all'ex presidente americano, parlavano di uno strumento del tutto nuovo, finanziato da Trump in prima persona, capace di creare un precedente importantissimo nella storia dei social network. Un'alternativa dove i seguaci del repubblicano avrebbero trovato spazio. E invece non è andata proprio così. La “nuova piattaforma” lanciata da Trump da poche ore non è altro che una pagina del suo blog, anche abbastanza marchiana, sulla quale scorrono contenuti che vorrebbero somigliare a tweet, ma che lasciano molte perplessità, anche dal punto di vista grafico.

Loading...

Uno spazio online organizzato alla peggio, probabilmente strutturato su un semplicissimo WordPress, sul quale Trump posta i suoi contenuti e gli utenti possono decidere di lasciare un like o condividerlo sui social veri. Insomma, un po' come se ti promettessero una Ferrari e si presentassero con una Panda. Con tutto il rispetto per la Panda, si intende.

Non banalizzare l'informatica

Ora, al di là di quanto questa piattaforma abbia un po' tradito le attese, questa vicenda dà almeno un paio di spunti molto interessanti sul fronte della comunicazione e delle piattaforme. Innanzitutto chiarisce un aspetto troppo spesso dimenticato, quando si parla di social network. Che si parli di Facebook, Instagram o Twitter, è giusto tenere sempre in grande considerazione che la forza di questi giganti si poggia innanzitutto su una capacità innovativa importantissima. Un mix di aspetti che travolge chi prova a banalizzare l'informatica. Prendiamo Facebook: oggi l'azienda di Zuckerberg vale quasi un trilione di dollari. Conta circa 50mila dipendenti in tutto il mondo. Fattura cifre da capogiro (circa 25miliardi a trimestre), con margini spesso superiori al 50%.

Per tirare su questo impero fatto di tecnologie, conoscenze, datacenter sparsi in 5 continenti, Zuck e il suo team hanno impiegato quasi 15 anni. Alla luce di questi pochi dati, appare quanto mai assurda l'idea di poter creare un social network nel giro di un paio di mesi che abbia la capacità di Facebook. Anche se ti chiami Trump. Anche se hai capacità economiche importanti.

Il rischio oblio

L'altro aspetto chiave di questa storia riguarda la politica. Per Trump (ma sarebbe stato così un po' per chiunque), il ban degli account Facebook, Instagram e Twitter – seguiti quotidianamente da decine di milioni di persone – sta avendo un impatto dirompente dal punto di vista politico. Perché questo silenzio social, oggi, trasuda un rischio oblio elevatissimo. Soprattutto per uno come l'ex presidente degli Stati Uniti, che ha fatto della comunicazione sui social il grimaldello del suo successo elettorale. La comunicazione online è fatta di contenuti ma anche di costanza.

È un motore potenzialmente dirompente che va alimentato giorno dopo giorno. E ce ne stiamo rendendo conto anche in Italia, dove l'ex premier Giuseppe Conte – da qualche settimana – è tornato prepotentemente sui social per tenere accesa la fiamma del suo consenso, dopo aver intuito, probabilmente, che un silenzio prolungato sui social rischierebbe di risucchiarlo nel dimenticatoio. Comunicare sui social è una sfida quotidiana ad algoritmi che ragionano in termini di engagement, e vanno nutriti. Ma è anche un'immersione sempre più fedele nella vita reale. E sparire da questo scenario, che poi significa sparire dalle timeline di milioni di persone che quotidianamente si cibano di informazioni sulle piattaforme, nasconde il rischio concreto dell'oblio. Un rischio che Trump sta cercando di mitigare col lancio di una sua piattaforma. Ma se i risultati sono quelli emersi in queste ore, la strada è ancora lunghissima. E anche molto incerta.

Riproduzione riservata ©

loading...

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti