ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùInterventi

Perché la Terra e le persone non sono risorse

Si usa dire che il pianeta Terra e le persone sono risorse strategiche

di Piero Formica

(Sunny studio - stock.adobe.com)

3' di lettura

Si usa dire che il pianeta Terra e le persone sono risorse strategiche. Non è così sostiene con l'evidenza dei fatti Amitav Ghosh nel suo saggio “La maledizione della noce moscata” (Neri Pozza Editore, 2022). Lo scrittore indiano afferma che la Terra non è un'entità inerte da plasmare a proprio piacimento, qualcosa di utile da afferrare con incontenibile eccesso. Essa ha significato in quanto organismo vivente con i suoi oggetti naturali, mari, laghi, fiumi, monti e foreste, che insieme a tutte le specie viventi meritano i diritti civili. I colonizzatori olandesi che hanno fatto man bassa della noce moscata tipica delle isole Banda (parte della provincia indonesiana di Maluku, nelle Molucche) e i colonizzatori inglesi che hanno massacrato i nativi americani sono la tragica dimostrazione di come sia possibile sottomettere la terra modellandola secondo la propria cultura, così provocando genocidi ed epocali cambiamenti ambientali. I bandanesi dovettero abbondonare il loro habitat per «essere sostituiti da lavoratori e manager che avrebbero trasformato le isole in una fabbrica di noce moscata». Agli olandesi importava guadagnare e quindi, «impossessarsi del bottino (garantito dalla noce moscata che) avrebbe permesso (all'élite dei coloni) di riempire le loro case con tutti i tulipani, le porcellane e i dipinti che desideravano».

Che fossero bandanesi o nativi americani, gli esseri umani furono trattati come “risorse mute” da sottomettere per essere sfruttate, alla pari degli esseri non umani, quali «alberi, animali e paesaggi». La stessa sorte subirono i nativi americani che videro stracciata la loro rete di vita, ricorrendo i conquistatori alla deforestazione e all'uccisione di massa di animali essenziali per la loro dieta. Come non scorgere la connessione tra il XVII secolo ed oltre e la nostra epoca di migrazioni climatiche e belliche? Come non cogliere la visione negativa del nostro pianeta, una visione che Ghosh definisce “meccanicistica” perché considera la Terra «un’immensa macchina fatta di particelle inerti in incessante movimento»?

Loading...

Tornando alle persone, l'accademico giapponese Kohei Saito nel suo saggio del 2020 “Capital in the Anthropocene” sottolinea la tendenza storica del Giappone a riempire l’economia di “lavori del cavolo” – appunto, gli esseri umani come risorse – che consumano inutilmente la sempre più preziosa forza lavoro del paese. Illustrando il paradosso della crescita, Charles Handy, tra i più influenti pensatori di management, citava la sindrome giapponese del “chindogu” che porta a desiderare perfino cose inutili, tra le quali: ombrellini sugli occhiali per proteggerli dalla pioggia, sedili del water riscaldati, spazzoloni sul fondo delle ciabatte per lucidare il pavimento. Ragionando con la pancia, l'appetito per le cose è irrefrenabile. Non essendo mai sazi di soldi e di fama che al denaro è associata, viene a mancare il desiderio che Platone associava a fare il bene – vale a dire, prendersi cura delle persone, mantenerle in forma, fornire loro alloggio, istruzione a scuola ed educazione nel nucleo familiare dove “si dà il buon esempio mediante una buona morale”, come si ripeteva nell'Ottocento. Sono allora sempre attuali gli insegnamenti di Giovanni Amos Comenio e di Marie Curie. Secondo il filosofo nato in Moravia, non è un vero amico di se stesso chi aspira a vivere come un uomo sano tra i malati, come un uomo saggio tra i muti, come un uomo buono tra i cattivi, o come un uomo felice tra i miserabili. La scienziata polacca naturalizzata francese diceva che non si può sperare di costruire un mondo migliore senza migliorare gli individui. Spetta a ciascuno di noi lavorare per migliorarsi e, allo stesso tempo, condividere una responsabilità generale per tutta l’umanità. È nostro dovere dare un significato alla Terra che non sia quello del corpo inerte e arrestare le conquiste quali quelle subite dai Bandanesi e dai nativi americani. Altrimenti, ammonisce Ghosh, sarà «genocidio, ecocidio e, in prospettiva, onnicidio».

piero.formica@gmail.com

Riproduzione riservata ©

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti