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Perché il Tesoro punta sul BTp-inflazione (sfruttando l’effetto Draghi)

Con il nuovo collocamento il Mef cerca di attirare nuovi investitori più «stabili». A partire dai fondi pensione.

di Maximilian Cellino

Moody's: con Draghi al governo migliorano prospettive dell'Italia

3' di lettura

Il Tesoro prova a sfruttare l’«effetto Draghi» e torna sul mercato con un collocamento di titoli di Stato dedicata agli investitori istituzionali, al di fuori del calendario consueto delle aste pubbliche. Il Mef ha affidato a un pool di banche il mandato per l’emissione di un BTp a 10 anni e di un BTp€i a 30 anni. L’operazione, che sarà effettuata presumibilmente già oggi, non ha certo colto di sorpresa il mercato. Il conferimento dell’incarico per la formazione del Governo all’ex presidente della Bce ha infatti innescato un’ondata di acquisti sul debito italiano, finendo per comprimere ulteriormente i suoi tassi e lo spread.

Obiettivo: allargare la platea degli investitori

Comprensibile quindi che si cerchi di approfittare della situazione tornando alle emissioni sindacate poco più di un mese dopo il successo del collocamento del benchmark a 15 anni avvenuto proprio nei primi giorni del 2021. Qualche ragionamento in più meritano semmai i titoli oggetto dell’operazione, curata da Citigroup, Deutsche Bank, Goldman Sachs, Mps Capital Services e Nomura: niente scadenze extra-lunghe, come indicavano i rumor qualche giorno fa, e neppure il primo green bond nella storia del Tesoro italiano, ma un’offerta composita, in grado di intercettare una platea di investitori più ampia e stabile.

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Il rinnovato appeal dell’inflazione

«Combinando il classico decennale con un titolo a 30 anni indicizzato all’inflazione europea si cerca di unire quantità e qualità», ha spiegato a Il Sole 24 Ore un analista di una primaria banca italiana, ricordando che se il tradizionale 10 anni (già collocato lo scorso anno tramite sindacato) è destinato a un pubblico universale, il BTp€i pare invece pensato per soddisfare «palati più fini». Fuori dalla metafora, quest’ultimo titolo sembra andare incontro

alle richieste di investitori istituzionali che in questo momento hanno proprio la necessità di garantire prestazioni a lungo termine e legate al futuro andamento dei prezzi, fondi pensione in primis. A maggior ragione in un periodo in cui il tema dell’inflazione sembra essere ricomparso sui radar degli operatori, quantomeno a livello globale, per via dei possibili effetti indotti dalle misure fiscali e monetarie ultra espansive attuate per contrastare la pandemia.

Intanto sul secondario i rendimenti del BTp decennale sono risaliti allo 0,54%, ma lo hanno fatto seguendo l’inerzia generale dei bond sovrani e lo spread nei confronti del Bund tedesco è rimasto sostanzialmente invariato a 92 punti base, poco distante cioè dai minimi raggiunti dopo la crisi del debito europeo. Sul mercato in effetti c’è anche chi va controcorrente: «Siamo convinti che Draghi sia l’uomo giusto, nel posto giusto e al momento giusto per l’Italia, ma molte delle buone notizie che hanno accolto il suo arrivo

sono già state incorporate dai titoli italiani», spiega David Riley, Chief Investment Strategist di BlueBay Am, avvertendo che «avevamo acquistato BTp lo scorso aprile, quando lo spread era superiore a 250 punti, e li deteniamo ancora, ma nell’ultima settimana abbiamo sostanzialmente ridotto la posizione di sovrappeso perché ora il profilo rischio/rendimento è meno convincente».

Moody’s applaude il nuovo governo (ma resta alla finestra)

Il nostro Paese(e Draghi) incassa per il momento anche il placet di Moody’s. Ieri l’agenzia di rating ha sottolineato che «l’impatto sul merito di credito a breve termine del cambio di governo è positivo», mantenendo però un atteggiamento ancora prudente in un orizzonte di tempo più allargato. «Una volta che l’urgenza della pandemia si sarà attenuata, la sfida fondamentale per il governo Draghi sarà mantenere lo slancio dietro le riforme e il sostegno politico ai cambiamenti», ha avvertito Moody’s, ricordando che «alcuni partiti o gruppi di parlamentari si sono da anni attivamente opposti a riforme giudiziarie o amministrative proposte dalle precedenti amministrazioni». L’agenzia, che sull’Italia mantiene tradizionalmente un giudizio severo (e in bilico sull’orlo del junk o «spazzatura»), tornerà a pronunciarsi sul nostro debito il prossimo 7 maggio: giusto una settimana dopo la scadenza per la presentazione a Bruxelles del Recovery Plan.

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    Maximilian CellinoRedattore

    Luogo: Milano

    Lingue parlate: italiano, inglese, tedesco

    Argomenti: Mercati finanziari, politiche monetarie, risparmio gestito, investimenti, fonti alternative di finanziamento, regolamento del sistema finanziario

    Premi: Premio State Street 2017 per il giornalista dell'anno - Categoria Innovazione

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