OLTRE IL NOBEL 2017

Perché con Thaler inizia una rivoluzione

di Robert J. Shiller


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(Afp)

4' di lettura

Il vincitore del Premio Nobel per l’Economia, Richard Thaler, dell’Università di Chicago, è una scelta controversa. Thaler è noto per la sua ricerca di un’intera vita sull’economia comportamentale (e sul suo sottocampo, ovvero la finanza comportamentale), che è lo studio dell’economia (e della finanza) attraverso una prospettiva psicologica. Per alcuni del campo, l’idea che una ricerca psicologica possa fare parte dell’economia ha generato grande ostilità per vari anni.

Non da parte mia. Penso che sia meraviglioso che la Fondazione Nobel abbia scelto proprio Thaler. Il Nobel per l’Economia è già stato conferito a diversi studiosi che possono essere classificati come economisti comportamentali compresi George Akerlof, Robert Fogel, Daniel Kahneman, Elinor Ostrom e il sottoscritto.

Con Thaler, rappresentiamo circa il 6% di tutti i premi Nobel conferiti.

Tuttavia, molti esperti nel campo dell’economia e della finanza continuano a credere che il modo migliore per descrivere il comportamento umano sia mettere da parte la psicologia e rappresentare per contro il comportamento umano come un’ottimizzazione matematica di individui separati e inesorabilmente egoisti, soggetti a dei limiti di budget.

Ovviamente non tutti gli economisti, se non addirittura la maggior parte, sposano questo punto di vista. Lo dimostra il fatto che sia io che Thaler siamo stati eletti in anni consecutivi come presidenti dell’American Economic Association, il principale ente professionale degli economisti negli Stati Uniti. Ma è pur vero che molti dei nostri colleghi sostengono senza dubbio questa visione.

Ho incontrato Thaler per la prima volta nel 1982 quando era professore presso la Cornell University. Stavo facendo una breve visita a Cornell.

Abbiamo fatto insieme una lunga passeggiata nel campus scoprendo, strada facendo, di avere idee e obiettivi di ricerca molto simili. A partire dal 1991, abbiamo organizzato insieme, per circa 25 anni, una serie di conferenze accademiche sull'economia comportamentale sotto gli auspici del National Bureau di ricerca economica. In tutti quegli anni, tuttavia, c'è stato molto antagonismo e persino reale ostilità nei confronti della nostra agenda di ricerca. Thaler mi disse una volta che Merton Miller, che vinse il Premio Nobel nel 1990 (e morì nel 2000) non lo guardava nemmeno negli occhi quando lo incontrava nei corridoi dell'Università di Chicago.

Miller spiegò le sue ragioni (per non dire il suo comportamento) in un articolo ampiamente citato intitolato «Razionalità comportamentale nella finanza». Miller ammise che a volte le persone sono vittime della psicologia, ma insistette nel dire che le storie legate a questi errori comportamentali sono «quasi del tutto irrilevanti» in relazione alla finanza. La frase conclusiva del suo articolo è stata spesso citata dai suoi ammiratori e sostiene il seguente concetto: «Il fatto che ci astraiamo da tutte queste storie per costruire i modelli di riferimento non è perché le storie non siano interessanti, ma è perché lo sono troppo e possono quindi distrarci dalle forze di mercato pervasive che dovrebbero essere la nostra principale preoccupazione».Stephen A. Ross del Mit (Istituto di tecnologia del Massachusetts), un altro teorico della finanza e tra i papabili vincitori del Premio Nobel finché non è poi morto inaspettatamente a marzo, sosteneva una tesi simile.Nel suo libro «Neoclassical Finance», pubblicato nel 2005, anche lui escludeva la psicologia dando preferenza alla creazione di «una metodologia della finanza come implicazione dell'assenza dell'arbitraggio». In altre parole, possiamo imparare molto dal comportamento delle persone solo osservando il fatto che non ci sono banconote da dieci dollari in giro sui marciapiedi. Ma indipendentemente da quanto alcune persone siano influenzate dalla psicologia, chiunque, se vede delle banconote per terra, senza dubbio le raccoglierà. Sia Miller che Ross hanno dato un enorme contributo alla teoria della finanza. Ma i loro risultati non sono l'unica descrizione delle forze finanziarie ed economiche che dovrebbero rinteressarci.

Anche Thaler ha dato infatti un enorme contributo al programma di ricerca comportamentale dimostrando che ci sono altri aspetti da prendere in considerazione in questo campo. Nel 1981, ad esempio, Thaler e Hersh Shefrin della Santa Clara University avanzarono «la teoria economica dell'autocontrollo» che descrive i fenomeni economici in base all'incapacità delle persone di controllare i propri istinti. Di certo le persone non hanno problemi a trovare la motivazione per raccogliere una banconota di dieci dollari dal marciapiede e non c'è infatti alcuna questione legata all'autocontrollo in questo caso. Ma le stesse persone avranno invece senza dubbio problemi a resistere all'impulso di spenderli. Di conseguenza, si capisce perché la maggior parte delle persone risparmiano troppo poco per gli anni della pensione. È importante che gli economisti conoscano questi errori che le persone fanno ripetutamente. Nel corso della sua carriera successiva, con il coinvolgimento di Shlomo Benartzi dell'Ucla e di altri, Thaler ha proposto dei meccanismi che, usando parole che lui e Cass Sunstein della Harvard Law School scrissero nel loro libro «Nudge», cambieranno «la scelta dell'architettura» di queste decisioni. Le stesse persone con gli stessi problemi di autocontrollo potrebbero infatti imparare a prendere delle decisioni migliori.

Migliorare il comportamento delle persone nei confronti del risparmio non è una questione minore o insignificativa. Per certi versi si tratta di una questione di vita o di morte e, in termini più ampi, è in grado di determinare se riusciremo a essere soddisfatti e appagati nella vita. Thaler ha spiegato nella sua ricerca il modo in cui focalizzare le indagini economiche in termini più incisivi su problemi reali e importanti. Il suo programma di ricerca è stato sia comprensivo che ben argomentato e ha stabilito una traiettoria di ricerca per i giovani ricercatori e per gli ingegneri sociali che segna l'inizio di una rivoluzione scientifica concreta e duratura. Non potrei essere più felice per lui e per la nostra professione.

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