La riforma del fisco

Perché va ripensato l’intero sistema della riscossione

di Enrico De Mita

(Adobe Stock)

2' di lettura

Sin dall’Unità d’Italia la riscossione dei tributi veniva affidata alle differenti figure di esattori privati, tenendo a debita distanza la riscossione dei tributi dalla politica. Questo distacco della riscossione dalla politica significava
distacco dall’interesse pubblico. Un sistema che veniva accettato da tutti. I concessionari locali non hanno tributi che loro spettano. Solo successivamente, e dopo molti anni,
il sistema della riscossione è cambiato. Con esiti che, però,
non sono stati soddisfacenti.

Per comprendere i difetti del sistema si può fare riferimento alla sintesi che ha fatto la Corte dei conti, elencando alcuni dei problemi aperti per un buon funzionamento della riscossione: il sistema informatico appare per molti versi superato e bisognoso di aggiornamento di concerto con gli enti impositori; un punto delicato dovrebbe riguardare il finanziamento dell’ente preposto alla funzione che dovrebbe essere realizzato con superamento dell’aggio: gli oneri di riscossione affluirebbero direttamente al bilancio dello Stato e degli altri enti creditori; occorrerebbe rivedere le procedure; il servizio di notificazione manca di programmazione; occorrerebbe uno smaltimento degli enormi carichi pregressi in gran parte ritenuti non riscuotibili; notevole inoltre è l’incertezza nell’applicazione delle norme sulla prescrizione; sarebbe, poi, necessaria la revisione delle rateazioni: sono quelle interessate da anni da ripetute riaperture di termini e da proroghe delle decadenze.

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Sul piano organizzativo la gestione dei carichi si risolve nella maggior parte in una serie di adempimenti di tipo automatico, quando invece richiederebbe scelte legate a singoli casi. Manca, poi, una regolamentazione degli adempimenti. E questa confusione non può produrre un sistema razionale.

In conclusione, la riscossione dei crediti pubblici o non spontaneamente pagati dai debitori presenta da tempo gravissime difficoltà alle quali i ripetuti interventi di revisione organizzativa e procedurale non
hanno certamente posto rimedio.

Si impone, fra l’altro, la revisione delle procedure, superando una serie di notificazioni che dilatano i tempi della riscossione mettendo a dura prova le capacità organizzative della struttura.

In sintesi, appare evidente la necessità di una profonda revisione del modello organizzativo e procedimentale finora adottato e
di un’ampia e organica revisione dell’intero sistema della riscossione per potenziare l’efficienza della struttura amministrativa e tutelare adeguatamente l’interesse dello Stato.

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