NEL 2017 INCIDENTI AI MINIMI STORICI

Perché volare è sempre più sicuro (nonostante il rischio droni)

di Alberto Magnani


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(Fotogramma)

4' di lettura

Quasi 400 giorni senza incidenti per i jet di linea e 792 dall’ultimo disastro con più di 100 vittime. Il 2017 è stato «l'anno più sicuro nella storia dell'aviazione» secondo l'analisi pubblicata da Asn (Aviation safety network), un'organizzazione indipendente olandese che si occupa di ricerche sulla sicurezza nei cieli. L'anno scorso si è chiuso con un totale di 10 incidenti sui voli destinati a trasporto di passeggeri e merci, per un totale di 44 vittime, contro i 16 incidenti e le 303 vittime registrate nel 2016. Un dato che schiaccia la probabilità di incidenti fino alla media di un volo fatale ogni 7,36 milioni, secondo una stima fornita dalla stessa organizzazione. L'analisi prende in considerazione solo un certo sottoinsieme di tratte e vettori, ma le statistiche restano positive anche quando si amplia il raggio di azione. Includendo nel calcolo aviazione militare e voli commerciali, il bilancio di fatalità salirebbe a 230 vittime e 24 incidenti. «Comunque i numeri più bassi nell’aviazione moderna», fa notare l'Asn.

Perché siamo più sicuri? Tecnologie e... Big data
In realtà l’industria dell’aviazione sta perfezionando da decenni i suoi standard. La Iata (International air trasport association), un'organizzazione internazionale di vettori con sede in Canada, aveva evidenziato già per il 2016 uno progresso del 54% nelle «performance di sicurezza» nell’ultimo decennio, a fronte di un tasso di incidenti in discesa dal 10% dal 2005 al 2016. Harro Ranter, amministratore delegato e fondatore di Asn, spiega che la maggiore affidabilità dei voli commerciali è dettata dall'incrocio di due fattori: uno studio millimetrico degli incidenti che è sfociato, di recente, in analisi dei Big data e integrazioni tecnologiche sempre più sofisticate.

Negli ultimi 20 anni, spiega la Asn, si è registrato un aumento di report e analisi su incidenti di varia entità, compilati con le testimonianze anonime degli stessi piloti. Il solo National transportation safety board, un database del governo Usa sulla sicurezza dei trasporti, custodisce le schede dettagliate di tutti gli incidenti occorsi in territorio statunitense dal 1962 ad oggi. «Le compagnie aeree registrano informazioni dettagliate, così hanno un sacco di Big data che possono analizzare - dice Ranter - Per esempio i parametri dei motori possono essere mandati al dipartimento manutenzione, anticipando i bisogni che devono essere soddisfatti».

Sul versante dell’apparecchiatura, gli aerei sono attrezzati con dispositivi che rilevano il rischio di collisioni in rapporto al traffico o segnalano una vicinanza eccessiva al suolo e a ostacoli naturali. Cabine di pilotaggio più accessoriate smaltiscono parte del lavoro scaricato sulle spalle di comandanti e primi ufficiali, attenuando lo stress ad alta quota. Senza dimenticare i progressi nelle componenti di base. Ad esempio, spiega Ranter, «gli aeroplani di nuova generazione hanno motori sempre più affidabili - dice - E questo diminuisce le situazioni di emergenza che prevedono guasti tecnici».

A pesare è ancora l’errore umano

Qualcosa, ovviamente, sfugge all’occhio digitale dei sistemi di safety management (gestione della sicurezza) installati a bordo. Come gli errori umani, il fattore che incide ancora in maniera più drastica sugli incidenti. Fra le 240 vittime su voli non commerciali conteggiate dall’Asn ci sono le 122 provocate dallo schianto del Myanmar Air Force Shaanxi Y-8, un aereo militare birmano scomparso dai radar lo scorso giugno. E basta tornare al 2015 per imbattersi nello schianto del Germanwings 9525, un volo di linea da Barcelona a Düsseldorf precipitato con 150 persone a bordo su decisione di un copilota. Nel dettaglio, l’Asn indica le due cause principali di fatalità nella perdita di controllo (loss of control) e nel Cfit (Controlled flight into terrain), lo schianto del velivolo sulle cime delle montagne.

Gli incidenti in Italia e i rischi per il futuro
E nel nostro Paese? A quanto emerge dal database di Asn, in Italia si contano 130 incidenti mortali e 1.871 vittime dal 1919 ad oggi. Un dato inferiore a quello della Francia (186 incidenti fatali e 2.958 morti) ma superiore agli standard della Germania, dove il bilancio è fermo a 130 incidenti e 1.377 vittime. «L’Italia, comunque, è perfettamente allineata alla media europea. Volare qui è come volare in Germania o Francia» spiega Marco Anghileri, professore di Sicurezza delle strutture al Politecnico di Milano. Anghileri ribadisce che il fattore umano è quello «statisticamente più significativo» negli incidenti che occorrono sui cieli internazionali, anche se la sicurezza del futuro riserva alcune incognite.

A cominciare da un concorrente che sta prendendo quota, nel senso letterale del termine: i droni. L’utilizzo poco accorto o regolamentato degli aeromobili a pilotaggio remoto (Arp) sta già creando dei precedenti nell’intralcio dei velivoli. Per ora gli incidenti non hanno causato vittime o danni sensibili, ma il rischio cresce di pari passo con diffusione e dimensione dei modelli: «Procurarsi un drone è semplice, e lo è pure pilotarlo e posizionarlo su percorsi di atterraggio degli aerei - dice Anghileri - Un drone da solo vale poco, ma la paura è che diventino sempre più voluminosi. Sono già emersi degli studi per ridurre i rischi connessi».

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